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Dallo schermo all’altare. Il vescovo Fulton J. Sheen verso la beatificazione
Personaggi · Idee e storiaSc 787

Dallo schermo all’altare. Il vescovo Fulton J. Sheen verso la beatificazione

di Guido Vassallo

settembre 2026

Il 24 settembre  a Saint Louis, nel Missouri (Stati Uniti), si terrà la cerimonia di beatificazione dell’arcivescovo statunitense Fulton John Sheen; presiederà il rito, in rappresentanza del Santo Padre, il card. Luis Antonio G. Tagle. Ecco un ritratto del prossimo Beato, che è anche un invito a conoscere meglio e condividerne la passione di fare arrivare a tutti “la novità” del Vangelo.
Il cardinale Fulton J. Sheen (1895-1979) nel 1952 sul set di uno dei suoi programmi televisivi. Foto di Fred Palumbo, Libreria del Congresso. New York World-Telegram e Sun Collection

A metà del secolo scorso il piccolo centro di salute pubblica di Buluba, nella regione ugandese di Baitambogwe, ospita soprattutto malati di lebbra e tubercolosi. Questi disperati sono assisiti, tra gli altri, anche da Wanda Błeńska, una laica polacca, oggi Serva di Dio, che cerca di strappare quanti più uomini e donne può a una malattia, la lebbra, che a quei tempi è endemica nella zona. Un giorno arriva a Buluba un alto prelato, con le insegne episcopali e un piccolo corteo di accompagnatori. Il vescovo è abituato a viaggiare nei Paesi di missione perché ricopre negli Stati Uniti il ruolo di Direttore della Società per la Propagazione della Fede. È molto impegnato a sostenere i missionari in tutto il mondo. Lo fa con la sua predicazione, con l’impegno concreto nella raccolta di fondi e destinando alle missioni tutti i compensi che riceve per le trasmissioni radiofoniche e televisive nelle quali interviene. È mosso da un sincero e ardente zelo per le anime.

Il prelato si aggira tra le corsie perché ha saputo che nei semplici locali del sanatorio sono ospitati quasi cinquecento lebbrosi. Benedice, sorride, saluta. Ha portato anche un regalo da consegnare a ciascuno di quei malati. Estrae dalla borsa un piccolo pacchetto con cinquecento crocifissi. Desidera dare a ognuno di loro il simbolo della resurrezione di Cristo, un segno di speranza nella loro condizione di sofferenza.

Gli viene incontro il primo di quei miseri. La lebbra gli ha mangiato il braccio sinistro e tende quindi la mano destra, un nauseante spettacolo di carne putrida. Il vescovo tiene sospeso per un attimo il piccolo crocifisso su quell’ammasso di croste e lo lascia cadere. Improvvisamente sente nel cuore il paterno rimprovero del Signore. È abituato ad ascoltare ogni giorno la sua voce, da quel 20 settembre 1919 in cui è stato ordinato sacerdote. Da quel momento si è ripromesso, e ha mantenuto sempre fede a questa parola, di dedicare ogni giorno almeno un’ora alla preghiera. È quella che chiama “Ora santa”. Nelle giornate più intense e impegnate, e per l’incarico che ricopre sono frequenti, è disposto a rinunciare anche al sonno o al cibo pur di non mancare a questo appuntamento. Davanti a quel lebbroso sente nel cuore la voce del Padre.

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