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Paolo Gulisano, Le parole che curano. Perché leggere Giovannino Guareschi fa bene
Paolo Gulisano, Le parole che curano. Perché leggere Giovannino Guareschi fa bene

Le parole che curano. Perché leggere Giovannino Guareschi fa bene di Paolo Gulisano

di Luca Gallesi

marzo 2026

Paolo Gulisano, Le parole che curano. Perché leggere Giovannino Guareschi fa bene, Dreambook edizioni, Pisa 2025, pp. 226 € 15.

C’era una volta il medico che andava a fare le visite a domicilio, e si preoccupava di ascoltare – oltre che auscultare – il paziente. C’era una volta l’attenzione verso i malati, che non erano un’accozzaglia di sintomi inseriti in un protocollo, ma venivano trattati da persone, con la loro storia e i loro sentimenti. C’era una volta la consapevolezza che la guarigione fosse un processo delicato e complesso, nel quale ha grande importanza l’empatia, oltre che la terapia. Tutto questo non c’è più, almeno nelle grandi aree metropolitane, dove la burocrazia sanitaria falsa il rapporto medico-paziente, imponendo percorsi terapeutici creati da algoritmi o, addirittura, suggeriti dalle grandi ditte farmaceutiche.

Cosa c’entrino questi problemi con il Mondo Piccolo di Guareschi, ce lo racconta Paolo Gulisano in un bel saggio autobiografico, intitolato Parole che curano nel quale spiega “Perché leggere Giovannino Guareschi fa bene”, come recita il sottotitolo. Gulisano, come probabilmente sanno i lettori di “Studi cattolici” è un medico appassionato e uno scrittore prolifico: autore di più di una cinquantina di saggi storico-letterari (molti pubblicati anche da Edizioni Ares) è considerato uno dei maggiori esperti italiani di letteratura fantastica e di autori come J.R.R. Tolkien, G.K. Chesterton C.S. Lewis e Sir A. Conan Doyle, sui quali ha scritto originali biografie. A queste, va aggiunta quella di un autore italiano a cui si è dedicato con grande interesse e passione: Giovannino Guareschi.

Il libro mantiene la promessa implicita nel titolo: quelle di Guareschi. Sono davvero “parole che curano”, e non perché rivelino chissà quale panacea ma, semplicemente, perché lo scrittore italiano tra i più letti al mondo – nonostante sia snobbato dai giornaloni e dalla critica ufficiale – con il suo Mondo piccolo ha raccontato storie di varia umanità che ci divertono, ci commuovono e, addirittura, si dimostrano un balsamo per l’anima.

Immergerci nella saga di Peppone e Don Camillo è come fare un bagno in una umanità pulita e sincera, che, offrendo al lettore esempi di vera compassione e antica saggezza popolare, indica delle soluzioni alle difficoltà quotidiane. In dieci capitoli e un epilogo, Paolo Gulisano dimostra come i personaggi creati da Guareschi abbiano potuto affrontare e sconfiggere gravi problemi di salute, sia di corpo sia di psiche, riuscendo, e questa è forse la parte più bella del libro, ad attualizzare quelle vicende che oggi sembrano appartenere a un mondo non solo “piccolo”, ma soprattutto “lontano”. Inframmezzando con delicatezza episodi tratti dalle esperienze della propria vita lavorativa, l’Autore ci fornisce ricette per lenire la depressione e la paura della morte; ci spiega come il buonumore sia non soltanto una virtù ma anche una medicina; ci invita a non perdere mai la speranza e, nell’epilogo, provvede a stilare le prescrizioni per “il buon leggere e il buon vivere”.

Nella partecipata Prefazione, Alessandro Gnocchi scrive di aver domandato a Gulisano quanto lo aiutasse essere scrittore nell’attività di medico, e la risposta svela il senso più profondo del libro qui suggerito: «Ciò che corrobora l’arte di prendersi cura è l’arte della narrazione. Non si può capire, curare e guarire veramente una persona se non si sta ad ascoltarla, se non la si aiuta a narrare la sua storia e non si comincia a guarire proprio quella, che tocchi lo spirito, l’anima o il corpo».

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