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Gianni Vacchelli, Dante, poeta della liberazione. La selva oscura, le donne, i bambini
Gianni Vacchelli, Dante, poeta della liberazione. La selva oscura, le donne, i bambini

Dante, poeta della liberazione. La selva oscura, le donne, i bambini di Gianni Vacchelli

di Marcello Bramati

marzo 2026

Gianni Vacchelli, Dante, poeta della liberazione. La selva oscura, le donne, i bambini, Àncora, Milano 2025, pp. 336, € 21

Dante, poeta della liberazione si impone innanzitutto per una ragione che precede il merito stesso del volume. Nel 2021, anno del settecentenario dantesco, Dante è stato oggetto di una rinnovata e pervasiva attenzione: celebrazioni, pubblicazioni, convegni, iniziative editoriali e divulgative hanno finito per trasformare il Poeta in un fenomeno culturale onnipresente, talvolta necessario, talvolta puramente occasionale. In quel contesto, molti hanno iniziato a scrivere di Dante; Vacchelli, invece, ha continuato a farlo. Prima del 2021, durante il settecentenario e anche dopo, fino a questo saggio. Il libro nasce da una frequentazione lunga e fedele, che attraversa anni di studio, di insegnamento e di confronto pubblico. Dante, poeta della liberazione raccoglie materiali già elaborati dall’autore nel corso del tempo – saggi, interventi, relazioni – sottoposti però a un lavoro radicale di revisione, ripensamento e riscrittura, tale da restituire al volume un’unità solida e riconoscibile.

Accanto a queste parti trovano spazio contributi inediti, così come ampie rielaborazioni di atti di convegni, conferenze, cicli di studio e interventi pubblici tenuti da Vacchelli in Italia e all’estero: dai lavori per il convegno Tre monoteismi in dialogo a Città di Castello, alle esposizioni presso la Biblioteca Sormani di Milano, fino al congresso dantesco internazionale di Ravenna, senza dimenticare le esperienze maturate fuori dai confini nazionali, dalla vicina Svizzera al lontano Sudan. Occasioni diverse che confluiscono in un progetto organico, lontano da ogni impressione di raccolta eterogenea.

Il filo che attraversa l’intero saggio è dichiarato fin dal titolo: la Commedia viene letta come un grande poema della liberazione. Non una liberazione astratta o esclusivamente dottrinale, ma un processo che coinvolge l’essere umano nella sua interezza, chiamato a uscire dalle molteplici forme di prigionia – interiori, morali, spirituali, politiche – che ne impediscono la pienezza. In questa prospettiva, Dante non è il poeta dell’ordine imposto o della condanna irrevocabile, bensì l’autore che mette in scena un cammino possibile, drammatico, faticoso, aperto.

Vacchelli accompagna il lettore dentro i tre regni mostrando come Inferno, Purgatorio e Paradiso non siano soltanto luoghi ultraterreni, ma condizioni esistenziali. L’Inferno è la fissità dell’incompiuto e del traumatico che si assolutizza e si chiude in sè stesso; il Purgatorio è il tempo del cambiamento, della possibilità, della responsabilità e della speranza; il Paradiso è la riconciliazione, non con un’idea astratta di perfezione, ma con la verità del reale e con l’altro, è una via percorribile.

La Commedia si rivela così un testo profondamente umano, capace di parlare anche all’uomo contemporaneo, immerso in nuove forme di smarrimento e di alienazione. Colpisce, in questa lettura, l’assenza di ogni compiacimento moralistico: Dante non giudica dall’esterno, ma attraversa l’animo umano e le vicende che lo riguardano e lo costituiscono, quindi scende, si espone, si lascia ferire dall’esperienza del male e dal dolore del mondo. La liberazione non è mai automatica, né garantita, ma passa attraverso la libertà, il riconoscimento della propria responsabilità e la possibilità della conversione.

Vacchelli restituisce così alla Commedia una forza educativa e spirituale non addomesticata, lontana tanto dalla riduzione scolastica quanto dalle letture ideologiche o apologetiche, o anche solamente erudite. La scrittura del saggio è densa e limpida insieme, sorvegliata ed esatta senza essere accademica. Pur dialogando costantemente con la tradizione critica e con il pensiero contemporaneo, il libro non si presenta come un trattato specialistico, ma come un testo capace di parlare a un pubblico ampio: studiosi, docenti, lettori colti, ma anche a chi avverte la necessità di tornare a Dante non per dovere culturale, ma per urgenza esistenziale. In questo senso, il saggio di Vacchelli svolge anche una funzione pedagogica, mostrando come la Commedia possa ancora essere letta, attraversata, interrogata. In definitiva, Dante, poeta della liberazione è il frutto maturo di un percorso coerente, che sottrae Dante tanto alla retorica celebrativa quanto alla museificazione accademica (e scolastica), restituendolo alla sua funzione più autentica: quella di poeta che continua a stimolare i suoi lettori, chiamandoli a non restare fermi, a non rassegnarsi, anzi a rimettersi in cammino.

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