In un mondo segnato da conflitti locali e da guerre (non sempre dichiarate), come con crescente accelerazione sta accadendo nel decennio in corso, soffermarsi a illustrare la genesi e la validità dei diritti umani individuali e collettivi può apparire un mero esercizio di archeologia culturale o filosofica.

Bozze della dichiarazione universale dei diritti umani. Fonte: UN Photo
Alla nostra rivista è sembrato però doveroso tornare a riflettere sui diritti umani, su come affermarne la portata universale, sulla tutela loro dovuta, a rischio appunto di interpretazioni e applicazioni fuorvianti. L’adozione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo nel 1948 coronò un cammino intrapreso a seguito dell’evento bellico e dei suoi orrori e condiviso largamente dai Paesi membri delle Nazioni Unite.
Tuttavia, nei quasi ottanta anni trascorsi da allora, da patrimonio condiviso, quasi linguaggio morale comune, i diritti hanno mostrato evidenti segni di fragilità, sottoposti alla critica di un relativismo che privilegia aspetti di autodeterminazione individuale sfociando nell’espansione dei cosiddetti nuovi diritti, pretese di riconoscimento di scelte soggettive.
Gli autori dei quali la rivista propone le riflessioni, hanno in comune la consapevolezza della dignità intrinseca della persona umana e della validità di regole che assicurano una coesistenza ordinata alla società. Le loro acute osservazioni riguardano il tema dei diritti sotto diverse angolature e conducono tutte a un “pacato ottimismo” motivato dal fatto che «il riferimento alla persona umana resta ineludibile in ogni paradigma di teoria del diritto» (Gianniti). La sfida oggi sta nel custodire l’universalità dei diritti senza separarla dalle condizioni che la rendono condivisibile, «in modo che continuino a trovare il loro significato più autentico, di luogo in cui si decide che cosa significhi essere umani» (Rapaccini). L’ottimismo che percorre i contributi di questo Quaderno acquista valore alla luce della Magnifica Humanitas di papa Leone XIV, in cui la sfida dell’universalità dei diritti è affermata lungo tutto il fecondo percorso della Dottrina Sociale, a partire dalla Rerum Novarum di Leone XIII. «La dignità della persona non dipende dalle capacità che possiede, dalla ricchezza o dal ruolo che ricopre, né dalle decisioni giuste o sbagliate che prende, ma è un dono che la precede e la supera, dato da Dio». È necessario denunciare le ideologie che considerano le persone come mezzi evitando il pericolo che la tutela dei diritti umani rimanga solo una dichiarazione formale di cui si tace la universalità.