Questa mattina alle 7.30 ci ha lasciato Mario Arturo Iannaccone. Aveva 62 anni. Combatteva da tempo, con fortezza e speranza cristiana, una brutta malattia, ma non ci aspettavamo una dipartita così rapida. Era un grande e poliedrico intellettuale: la sua bibliografia dà conto dei suoi interessi, che spaziavano dalla letteratura alla storia delle religioni, dalla storia al cinema, dai noir all’apologetica cristiana, con una tappa persino nella storia dei serial killer (Meglio regnare all’inferno, Lindau). Mario era un autore “storico” di Ares e proprio in questi giorni stavamo approntando il suo ultimo lavoro: una meravigliosa e ricchissima biografia di Melville, uno dei suoi autori preferiti.

Mario Iannaccone (1964-2026)

Mario Iannaccone (1964-2026) nella sede Ares

Avevo conosciuto Mario il 23 settembre del 2005 sull’isola di Capri. Lui aveva vinto il prestigioso Premio Capri San Michele – per la sezione Critica con il saggio Rennes-le-Château una decifrazione. La genesi occulta del mito (SugarCo), io rappresentavo l’Ares per il libro Dovuto a De Gasperi curato da Nicola Guiso. Di Mario mi colpì subito la cultura enciclopedica, la “sete di verità” che spesso lo portava a non accontentarsi della vulgata dei libri “ufficiali”, così come la sua proverbiale cortesia. Era un vero gentleman.

Dopo quel primo incontro, iniziammo a frequentarci spesso. Da divoratore seriale di libri, Mario si sentiva a suo agio nella storica sede Ares di via Stradivari 7 a Milano. Gli piaceva quel labirinto un po’ polveroso di volumi, il catalogo della casa editrice e il parquet scricchiolante sotto i piedi…  Di quegli anni ricordo anche l’iniziale comprensibile soggezione nei confronti di Cesare Cavalleri che invece con il suo fiuto comprese subito il talento del nuovo autore.

Con Mario avevamo una precisa liturgia amicale. Ci vedevamo di giovedì, prendevamo una pizza (rigorosamente la Bismark) e poi iniziavamo un’interminabile passeggiata lungo Corso Buenos Aires sognando di cambiare il mondo con i libri. Mario era un vero pusher intellettuale. Se gli confidavo un interesse per un autore o un episodio della storia, mi snocciolava al volo la bibliografia indispensabile. Grazie a lui scoprii quello straordinario libro di viaggio (padre di così tanti altri libri di viaggio) che è Strade blu di William Least Heat-Moon, e la forza magnetica di Cormac McCarty, e le pagine perfette di Henry James, e persino la serie tv crudissima, ma oltremodo interessante, di The Walking Dead.

In quelle passeggiate nacquero i progetti Ares di Mario: la biografia di Giovanni della Croce, la nuova edizione ampliata di Rivoluzione psichedelica, il profilo di un autore controverso e profetico come Aldous Huxley, le indagini del vicecommissario Brigante. Fu tra l’altro Mario a presentarmi il “romanzo azteco” di Matteo Soldi con cui Ares riprese la narrativa. Ricordo la gioia di Mario quando scoprivamo insieme una libreria di remainders. L’ultima fu la Scaldasole, a poche centinaia di metri dalla nuova sede Ares affacciata sul Parco delle Basiliche. Prima di entrare ci riproponevamo di legarci con corde immaginarie come Ulisse di fronte alle sirene per non eccedere negli acquisti.

Vincevano sempre le sirene… Di solito io mi fermavo di fronte allo scaffale della poesia o della narrativa. Mario era attratto da tutto. Come per Terenzio, nulla di umano gli era estraneo. Ricordo uno dei suoi ultimi acquisti: una ponderosa vita di Antonio Fogazzaro, autore che secondo lui andava riscoperto. Da cattolico, Mario aveva una grande passione per la storia della Chiesa: tra le sue tante incursioni nel passato, la ricostruzione dell’epopea dei Cristeros in Messico (Cristiada, Lindau 2013) o la storia della persecuzione anticattolica nella guerra civile spagnola (Persecuzione, Lindau 2015).

Mario possedeva un vero talento per la divulgazione. Ha collaborato con quotidiani e riviste come Avvenire, Il Giornale, Il Foglio, Il Timone, La nuova bussola quotidiana, Il Domenicale e basta un clic su YouTube per gustare le sue conferenze. Desidero ricordare anche quei meravigliosi libretti che introducevano al cantiere dei grandi scrittori; per esempio, l’analisi della struttura e della tecnica narrativa di Ritratto di signora o Giro di vite di Henry James o del Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald.

Per chi volesse approfondire un po’ la sua scrittura, lascio il primo capitolo di Rivoluzione psichedelica,  un articolo su Cormac McCarthy e un pezzo sulle serie tv da Twin Peaks a Il trono di spade (entrambi usciti per Studi cattolici).

Con Mario abbiamo parlato infinite volte della capacità di riparazione della poesia. E voglio ricordarlo con un frammento di una poesia sull’amicizia di Adam Zagajewski (“Lettera da un lettore”, Dalla vita degli oggetti, a cura di Krystyna Jaworska, Adelphi, 2002).

[…]

Guarda,
popoli ammassati
in stadi stretti
cantano inni d’odio.

C’è troppa musica,
troppo poca concordia, pace,
saggezza.

Scrivi degli attimi in cui le passerelle dell’amicizia
paiono più durature
della disperazione.

Scrivi dell’amore,
delle lunghe serate,
delle albe,
degli alberi,
dell’infinita pazienza
della luce.