«Umile, spassoso, intelligente, coltissimo, con una profonda diversità di interessi, generoso». Questi sono solo alcuni dei tanti aggettivi risuonati sabato pomeriggio nella sala parrocchiale di Santa Maria alla Fontana a Milano dove dalle 16,30 una sessantina di persone si sono ritrovate per ricordare innanzitutto un grande amico. Poi uno scrittore, protagonista significativo della battaglia culturale cattolica e della ricerca storica, Mario Iannaccone. 

Mario Iannaccone

Mario Iannaccone (1964-2026) nella sede Ares

L’incontro è stato moderato da Paolo Gulisano e dopo i saluti istituzionali di Luciano Tovaglieri, segretario di Ignis Fuoco Italico promotore del convegno, il primo intervento è stato un breve ma densa testimonianza di Roberto Marchesini, che ha voluto ricordare Iannaccone in un aspetto sottile, noto solo a chi lo frequentava da molto tempo: la grande ironia. Una persona spassosa e intelligente, un’eccezione, a detta di Marchesini, che ritrovato questo tratto caratteriale leggendo alcuni passaggi del primo romanzo pubblicato da Iannaccone, La cospirazione (SugarCo 2009), una trama picaresca, complessa e ricca, una storia di complotti su complotti, e in cui l’autore, Mario, strizza spesso l’occhio al lettore, quasi rompendo la quarta parete. 

Rino Cammilleri, giornalista e saggista, ha invece sottolineato la grandissima erudizione, che gli invidiava oltre alla capacità di sviscerare un argomento fino alle ultime stille e la straordinaria diversità di interessi. Dalle droghe sintetiche a Melville. 

Nella sua testimonianza, Andrea Galli – giornalista di Avvenire e autore di un toccante articolo quando Mario è morto e di una altro che annuncia l’uscita del libro postumo, una biografia di Melville – Galli ha scandagliato a fondo gli interessi e gli studi letterari di Mario: da Dante agli autori più improbabili promossi dall’editoria italiana. Mario si è occupato del mondo francese e tedesco, del mondo ispanico e sud-americano e soprattutto di quella anglosassone con cui ha avuto un rapporto intenso e conflittuale. 

Anche Galli ha messo in risalto il grande piacere e divertimento scaturito dall’amicizia di Mario, e l’ammirazione per quello che ha definito «un acume da detective della cultura, illuminato dalla luce della fede, che gli dava profondità nel riconoscere il bene e il male e decifrare le tracce dello scontro tra Dio e il suo Avversario che trovava e trova il suo terreno più fertile proprio nel campo culturale». Galli ha poi chiuso il suo intervento con un ricordo molto personale legato all’ultimo incontro con Iannaccone, pochi giorni prima di morire: sul comodino, vicino a sé, Mario ha tenuto, fino alla morte, l’immagine dell’apparizione mariana di Ghiaie di Bonate che gli ha fatto tornare alla memoria la frase tratta dal libro di Giobbe: «Prima ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono» (Gb 42,5). 

Dopo l’intervento di don Marco Begato, che ha parlato del Mario Iannaccone grande credente e della sua forte spiritualità così come emerge dalle sue opere, Alessandro Rivali, direttore editoriale di Edizioni Ares (con cui Iannaccone ha pubblicato diversi libri), ha reso una testimonianza prima di una grande amicizia, dall’incontro a Capri nel 2005 alle lunghe passeggiate in Corso Buenos Aires a Milano, fino alla proficua collaborazione, iniziata con la biografia di san Giovanni della Croce e conclusa con la monumentale vita di Herman Melville, uscita postuma. 

In chiusura è intervenuto anche Walther Iannaccone, figlio di Mario, che ha ricordato la figura del padre anche nel suo ruolo di sceneggiatore.