A quattordici anni avevo perduto la fede religiosa e fino ai trenta, lontano da ogni pratica, ho lottato contro, con la violenza del passionale, forse stimolata da un problema che mi bruciava dentro e volevo che non ci fosse […]. Triste per un fanciullo non saper più pregare; pericoloso per un giovanetto, sveglio di mente e fantasioso, non avere alcuna fede; penoso ricordarmene oggi [1].
Quando oggi ci interroghiamo sulla deriva devastante che hanno preso i nostri giovani, votati al suicidio in forme multiformi, dovremmo forse considerare queste affermazioni che vanno al cuore del problema, ma che purtroppo non sono prese in alcun conto.
Sciacca nasce come studioso di storia della filosofia, ma approda a una propria filosofia: la filosofia dell’integralità; questa è la sua eredità, radicata nella Verità – ideale e reale –, la sola che può dare senso e significato all’esistenza, indicandone il fine.
Platone, sant’Agostino, il beato Rosmini, i fratelli separati [2] sono i suoi principali compagni di viaggio nella caparbia ricerca della Verità, dettata dalla sua intima esigenza – incontenibile – di salvare la persona umana e i valori che la costituiscono.
Se Rosmini, nell’Ottocento, sensibile ai problemi culturali del proprio tempo, prende il via dal problema gnoseologico e perviene al suo radicamento a livello metafisico e ontologico; Sciacca, nel Novecento, anch’egli sensibile ai problemi culturali del proprio tempo, prende il via dal problema antropologico, e perviene al suo radicamento a livello metafisico e ontologico.
Due percorsi, un’unica soluzione: la filosofia nasce come metafisica o non è, la filosofia è ricerca della Verità o non è.
Rosmini ha un percorso lineare: il suo rapporto con Dio mai viene meno; Sciacca sperimenta la “conversione filosofica” che lo conduce alla “conversione religiosa”. Scrive ne’ La clessidra, volume nel quale delinea il proprio itinerario a Cristo: «Io, come pensatore, non sarei quel che sono senza il Rosmini e, nei limiti del mio itinerario intellettuale, neppure cattolico, in quanto […] furono le sue opere a dispormi “intellettualmente” alla conversione o al ritorno, dopo quasi vent’anni; il resto fu conquista interiore, opera della grazia di Dio» [3].
In questo percorso gli è fondamentale il rapporto personale ed epistolare con padre Giuseppe Bozzetti, preposito Generale dell’Istituto della Carità – l’ordine religioso fondato da Rosmini – negli anni 1935-1956.
La filosofia dell’integralità [4] costituisce il contributo di Sciacca alla ferma, convinta, convincente riproposta della Verità nel Novecento; tale contributo fu riconosciuto da papa Paolo VI, che gli inviò una lettera di apprezzamento e ringraziamento che lo raggiunse, purtroppo, al termine della sua vita terrena.
Sulle rive del mare di Genova riceve finalmente risposta il problema nato ai piedi dell’Etna, ai bordi dello Jonico [5]; si tratta ora di delineare la risposta, di articolarla, di offrirla alla riflessione di quanti sono anch’essi alla ricerca o desiderano portare le ragioni delle proprie convinzioni e della propria fede.
Sciacca va al cuore della questione e, non essendo uomo di compromessi, prende una posizione decisa:
Non solo nei confronti dell’umanesimo assoluto e di ogni altra forma di immanentismo (esistenzialismo compreso) – capovolgere l’affermazione “il discorso su Dio è discorso sull’uomo” e perciò la teologia si risolve nell’antropologia, nell’altra “il discorso sull’uomo è intelligibile perché è anche necessariamente discorso su Dio” e dunque l’antropologia implica intrinsecamente la teologia – ma anche nei confronti di ogni agnosticismo metafisico, in nome di un nuovo concetto della metafisica e della sua fondazione [6].
La ricerca filosofica è ricerca della Verità, tensione alla Verità, amore per la Verità e, se vuole raggiungere lo scopo, deve fondarsi metafisicamente, fornendo in tal modo ragione di sé. Una filosofia metafisicamente radicata sarà poi in grado di fondare a sua volta l’antropologia e la morale – questo l’interesse precipuo di Sciacca – e tutte le altre prospettive del sapere, perché chiaro sarà il fine di ogni sapere: il servizio alla persona umana. Tutto ciò non è però ancora sufficiente; la riscoperta della Verità comporta infatti l’impegno della sua riproposta a quanti sono ancora in cammino e a quanti volutamente ignorano la questione e ostentano indifferenza nei suoi confronti.
Le ricadute della filosofia dell’integralità si registrano fondamentalmente a livello metafisico, ontologico, filosofico e antropologico.
Su quest’ultimo risvolto, ossia sui testi della filosofia dell’integralità dal sapore più squisitamente antropologico, desidero concentrare brevemente la mia attenzione per due motivi. Il primo è legato al fatto che la persona umana e i valori che la costituiscono, come dicevo all’inizio, sono stati da sempre il pungolo che ha permesso a Sciacca di porsi alla ricerca della Verità e di pervenire a essa; il secondo è che l’antropologia sciacchiana è certamente un potente antidoto e rimedio nei confronti della disintegrazione dell’antropologia oggi tanto osannata, propagandata, propinata, proposta e imposta in ogni ambito [7].
La Verità costituisce l’ente intelligente finito e ne definisce l’identità di natura umana, è legge per il suo pensiero e per la sua azione, è garanzia di autonomia e libertà, è condizione della comunicazione e del dialogo, trasforma il tempo empirico in tempo esistenziale, attesta il Fine trans-naturale che attende ogni ente intelligente finito. Scrive Sciacca:
L’uomo, per sua struttura ontologica primitiva, è incontro di finito e infinito e perciò è sforzo perenne (costante dinamismo) di adeguazione di sé all’essere, di cui partecipa per la presenza di esso come oggetto della sua intelligenza. Prima della sintesi gnoseologica, a cui si fermò Kant, vi è la sintesi primitiva ontologica, che è ogni ente pensante, unità originaria e primaria di finito e d’infinito [8].
Lo squilibrio ontologico consente a ogni creatura umana di scrivere la propria storia sui registri del proprio corpo e del proprio spirito [9]: se opera alla luce della Verità, è poietica, costruisce, edifica; se aggira la Verità, disconosce sé stessa, compromette il rapporto con i suoi simili, desertifica il mondo [10]. Il tutto perché, tentata ancora una volta dall’autosufficienza [11], si illude di potere fare a meno del suo Creatore.
Ogni creatura umana è chiamata a farsi l’essere che non si è dato [12], a farsi fruttare la cambiale in bianco firmata dal suo Creatore [13], a mettersi allo sbaraglio [14] con sufficiente sicurezza di riuscire a testimoniare quella Verità che la costituisce e che la attende nella Sua pienezza, in quanto il punto di gravità dello spirito è situato fuori dell’universo [15], e ancora perché il vincolo ontologico Creatore-creatura umana la proietta verso il libero ritorno [16].
Michele Federico Sciacca avrebbe sottoscritto toto corde le lapidarie affermazioni disan Giovanni Paolo II nell’incipit della Lettera Enciclica Veritatis splendor e nel Discorso rivolto ai partecipanti all’Incontro Mondiale dei Docenti Universitari in occasione del Grande Giubileo dell’Anno 2000.
La prima si apre con le celeberrime parole:
Lo splendore della Verità rifulge in tutte le opere del Creatore e, in modo particolare, nell’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 1,26): la verità illumina l’intelligenza e informa la libertà dell’uomo, che in tal modo viene guidato a conoscere e ad amare il Signore. Per questo motivo il salmista prega: “Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto” (Sal 4,7).
Nel Discorso tuona: «Una cultura senza verità non è una garanzia, ma piuttosto un rischio per la libertà» [17]. E ancora: «La fede non germoglia sulle ceneri della ragione!» [18].
Ritengo che l’uomo e la donna del Terzo Millennio, se vorranno sopravvivere, dovranno fare tesoro del patrimonio offerto loro da questi tre baluardi dell’umanità: il beato Antonio Rosmini nell’Ottocento, Michele Federico Sciacca nel Novecento e san Giovanni Paolo II, colui che ha aperto e spalancato le porte del Terzo Millennio.
1 M.F. Sciacca, La Clessidra (Il mio itinerario a Cristo), Marzorati, Milano 1963, p. 65.
2 Cfr A.M. Tripodi, Sciacca e i fratelli separati, in Aa.Vv., Michele Federico Sciacca: Europa o “Occidentalismo”? Atti del convegno di Chiavari 8-9-10 marzo 1990, a cura di A. Dentone, Edizioni Unicopli, Milano 1992, pp. 113-125.
3 M.F. Sciacca, La Clessidra (Il mio itinerario a Cristo), cit., p. 114.
4 Il Corpus della filosofia dell’integralità, curato dallo stesso Autore, con l’aiuto dei suoi più stretti collaboratori, è stato pubblicato da Marzorati. A seguire riportiamo i titoli delle Opere che lo costituiscono, con l’indicazione del numero progressivo all’interno del Corpus e della data di prima edizione. 1. L’interiorità oggettiva, 1951; 4. L’uomo, questo «squilibrato». Saggio sulla condizione umana, 1956; 5. Atto ed essere, 1956; 9. Morte ed immortalità, 1959; 22. La libertà e il tempo, 1965; 32. L’oscuramento dell’intelligenza, 1970; 36. Ontologia triadica e trinitaria. Discorso Metafisico Teologico, 1972.
5 Cfr F.M. Sciacca, La Clessidra (Il mio itinerario a Cristo), cit., p. 122. A Genova Sciacca insegna Filosofia teoretica prima presso la Facoltà di Lettere e Filosofia a Balbi, poi presso la Facoltà di Magistero dove emigra per trovare una casa ai suoi “figli”, tutti in Cielo tranne uno, già Direttore della Rivista Rosminiana: M.A. Raschini, P. P. Ottonello, B. Salmona, M. Manganelli, A. Dentone, F. Déchet, G. Imbraguglia, G. Ferrero, G. Marconi, E. Bonessio di Terzet e quanti sarebbero venuti dopo di loro, compresa la sottoscritta.
6 Ibidem.
7 Il chiaro ed esplicito riferimento è all’ideologia del gender, denunciata a suo tempo dal card. Angelo Bagnasco nei periodici incontri della Cei, che era stata sdoganata dalle Conferenze Internazionali Onu del Cairo (1994 – su Popolazione e Sviluppo) e di Pechino (1995 – sulle Donne). Sull’argomento resta tuttora fondamentale il testo di D. O’Leary, Maschi o femmine? La guerra del genere, Edizione italiana a cura di Dina Nerozzi, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2006. L’edizione originale – The Gender Agenda – risale al 1997; purtroppo l’edizione italiana è giunta troppo tardi.
8 M.F. Sciacca, L’interiorità oggettiva, Marzorati, Milano 19675, p. 34.
9 Cfr M.F. Sciacca, L’uomo, questo «squilibrato». Saggio sulla condizione umana, Marzorati, Milano 19726, p. 44 nota.
10 «L’alterità è triplice Dio, l’uomo, la natura». Alla triplice alterità fa riferimento Sciacca nel volume Atto ed essere, Marzorati, Milano 19634, pp.107 ss.
11 La tentazione e illusione dell’autosufficienza – costante della e nella storia dell’umanità – risale, al «tentativo della creatura di rendersi grande e felice indipendentemente da Dio». Così la definisce A. Rosmini nel volume Frammenti di una storia dell’empietà, a cura di A. Cattabiani, Borla, Torino 1968, p.59.
12 Cfr M.F. Sciacca, La libertà e il tempo, Marzorati, Milano 1965, p.96.
13 Cfr Ib., p. 53. A p. 50 dello stesso testo Sciacca scrive: «Ciascuno di noi nasce in certo modo inclinato, è un “progetto” che si sforza di realizzare secondo una “chiamata”; la tendenza più forte, la “vocazione”». E ancora: «Ciascun uomo nasce con delle “pieghe”, un “abbozzo”, che è chiamato a far diventare un’“opera”; compito della libertà, impedire l’aborto».
14 Cfr M.F. Sciacca, L’oscuramento dell’intelligenza, Marzorati, Milano 1972, pp. 85 ss.
15 Cfr M.F. Sciacca, Morte e immortalità, Marzorati, Milano 1968, p. 224.
16 Cfr M.F. Sciacca, Ontologia triadica e trinitaria. Discorso metafisico teologico, Marzorati, Milano 1973, p.66.
17 Giovanni Paolo II, Discorso del Santo Padre ai Docenti universitari, 9 settembre 2000, in Il Grande Giubileo dell’Anno 2000: Diario di un evento di fede, Città del Vaticano, gennaio 2001, pp. 240-241.
18 Ibidem.
Alberto Caturelli, Michele Federico Sciacca. Metafisica dell’integralità, Ares 2008, pp. 648, € 28.
Opera tra le più autorevoli e complete sul pensiero di Michele Federico Sciacca (1908-1975). Caturelli, con rigore storico-critico e profonda partecipazione, ricostruisce l’intero percorso del filosofo e ne mette in rilievo, con nitida incisività, l’impianto teoretico.
Michele Federico Sciacca, Sant’Agostino, Ares 2021, pp. 488, € 24. A cura di Pier Paolo Ottonello e Pietro Suozzo.
Seguendo la biografia di Agostino e attenendosi fedelmente ai suoi testi, il grande filosofo Michele Federico Sciacca delinea con chiarezza il pensiero dell’autore delle Confessioni, mostrando che esso è pienamente comprensibile solo inquadrandolo nell’itinerario della sua anima, le cui fasi religiose, filosofiche e l’approdo teologico sono sin dal l’inizio all’insegna del convincimento che la vera sapienza è quella a cui solo Cristo conduce, il cui nome la madre Monica gli ha scolpito nel cuore dall’infanzia.
