Alessandra Gnecchi-Ruscone, dopo aver lavorato per diverse case editrici – alla Salani si è occupata di narrativa per ragazzi, alla Piemme ha diretto il “Battello a Vapore”, alla DeAgostini si è dedicata all’area della divulgazione, in Mondadori di narrativa per ragazzi – ora è consulente editoriale per Giunti ragazzi. A lei si deve il merito di aver portato in Italia autori e libri di calibro internazionale, come il best-seller Harry Potter, oltre ad altri importanti progetti. Grazie al suo racconto e alla sua pluriennale esperienza nell’editoria per bambini e ragazzi possiamo conoscere più a fondo questo settore e il mercato di oggi.
  • Come si è avvicinata al mondo editoriale? Ho studiato storia all’Università degli Studi di Milano, e mi sono laureata con una tesi sulla conservazione dei beni culturali, in particolare sui musei sperimentali, i cosiddetti ecomusei. Allora era un tema molto nuovo e innovativo. Per molti anni ho organizzato mostre d’arte temporanee per i musei soprattutto a Milano, a Palazzo Reale, alla Rotonda della Besana e al Castello. Ho vissuto parecchio all’estero: ho studiato in Gran Bretagna e ho vissuto in Francia; dopo la tesi di laurea sono stata in Australia per un anno e poi a Los Angeles per tre. Infine, sono tornata in Italia. Siamo agli inizi degli anni Ottanta. A un certo punto, per puro caso, in un periodo in cui non riuscivo a fare mostre ed ero senza lavoro, un editore, Mario Spagnol, mi ha offerto di lavorare per Ponte alle Grazie, che era appena stata acquisita dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. Ma la casa editrice aveva allora sede a Firenze e non me la sentivo di spostarmi perché avevo una bambina piccola. Qualche mese dopo mi ha richiamato dicendomi che cercavano qualcuno per i libri per bambini e io con entusiasmo gli ho risposto con un «è il sogno della mia vita!», ma in realtà non ci avevo mai pensato prima. Sono stata fortunatissima.Poco dopo tempo mi sono accorta che il lavoro mi piaceva molto e soprattutto che spesso sapevo scegliere libri che funzionavano.

 

  • Qual era la casa editrice? La Salani, che aveva come direttore Luigi Spagnol, figlio di Mario, e dove lavorava Donatella Ziliotto. Donatella è stata una persona straordinaria, coltissima, generosa, e molto molto spiritosa. Sua era la collana “Gl’Istrici” con la copertina a sfondo giallo, nella quale sono stati pubblicati titoli come La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl e Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren. Diventai una grande amica di Donatella, e devo a lei moltissimo della mia carriera. La cosa più importante che mi ha insegnato è che bisogna avere coraggio nelle proprie scelte e avere l’audacia di esplorare campi nuovi. Luigi Spagnol è poi stato un ottimo editore, che ci ha dato molta fiducia.
La scoperta di Harry Potter
  • Che cosa ha pubblicato durante il suo periodo in Salani? Oltre a Harry Potter, di cui non sono l’unica responsabile in quanto la scelta è stata condivisa con Donatella e Luigi, sono molto fiera della serie delle “Brutte Storie”. Una serie di divulgazione in cui ogni volume è dedicato a un periodo storico: ci sono i romani, i greci, gli egizi, il medioevo, fino alla Seconda guerra mondiale. La collana ha avuto talmente tanto successo in tutto il mondo che si è poi allargata alla geografia, alla scienza, alla cultura. I libri presentano una formula fantastica: brevi paragrafi sui temi più importanti, intervallati da fumetti, quiz e domande del tipo «prova a chiedere al tuo professore che cosa mangiavano nell’antica Grecia?». Lui non lo saprà, eppure ecco che in quelle pagine c’è la risposta. In questo modo il lettore viene coinvolto. Avendo studiato storia, questi libri mi piacciono perché riflettono un ampio concetto di storia: parlano anche di costume, di vita sociale e sono rimpinzati di informazioni, le più svariate. Sono fatti veramente molto bene. Ricordo piacessero perfino agli universitari, e hanno venduto tantissimo.
  • L’acquisizione di Harry Potter per Salani fu un colpo senza precedenti, come andò? Il libro è arrivato in un momento in cui non esisteva quel genere di letteratura, e per questo è stato rifiutato da diverse case editrici. La Salani aveva una scout a Londra che ce lo ha segnalato dicendo «è un titolo su cui puntano molto». L’agente inglese chiedeva molti soldi come anticipo, cosa anomala per l’editoria dell’infanzia. Lo abbiamo letto nel giro di una settimana in contemporanea Donatella, Luigi e io. A tutti noi era piaciuto, ci aveva divertito, funzionava e pensavamo che ai ragazzi sarebbe potuto piacere. Spagnol decise di rischiare, anche economicamente. E poi sappiamo tutti come è andata. Il libro era già uscito in Inghilterra e in America. La Salani ha invitato J.K. Rowling in Italia alla Fiera Internazionale dei Libri per Ragazzi di Bologna. Poi a poco a poco il libro ha cominciato ad avere molto successo all’estero. Questo successo è stato ripreso dalle testate quotidiane italiane, in particolar modo da Repubblica e dal Corriere della Sera, che per la prima volta parlavano di un libro per ragazzi. Da allora le vendite sono schizzate.
  • Harry Potter è ancora in classifica dopo così tanti anni. Come mai questa storia è in grado di dirci ancora qualcosa? Anche Gian Burrasca è ancora sul mercato. E così anche molti altri classici. La chiave di Harry Potter è che parla di realtà. Tutti dicono sempre che ai bambini piace la fantasia. Non è vero. Harry Potter funziona perché in un mondo di fantasia racconta delle cose assolutamente reali in cui ci si può riconoscere. E quindi il compagno di banco, il professore carogna, gli espedienti per sopravvivere nella realtà scolastica, le amicizie, le lealtà e i tradimenti. Ai bambini piacciono le storie quando sono strumento per conoscere la realtà, compreso il male.
  • Di cosa si occupa oggi? Sono consulente editoriale per la narrativa ragazzi Giunti. Faccio in realtà quello che ho sempre fatto.  Esploro il mondo cercando libri che portino dei messaggi innovativi. Recentemente ho pubblicato Wonder, un libro di un’esordiente, R.J. Palacio, che ha avuto un enorme successo e di cui uscirà il secondo titolo a settembre, Pony, che è diversissimo ma ancora più bello. Più recentemente è uscita La guerra delle farfalle di Hilary Mckay, un’autrice meravigliosa che sarà ospite al Salone del Libro di Torino. Adesso è in uscita una serie di tre volumi, Insopportabile di Vanessa Walder, un perfetto esempio di come un diario di una ragazzina spericolata possa veicolare anche grandi messaggi sul significato dell’appartenenza.
Il mestiere dell’editor
  • Come si svolge il suo lavoro? È un lavoro di équipe, e questo è molto importante sia rispetto all’editore sia rispetto alla redazione. Presento le mie proposte a Beatrice Fini, direttore editoriale, con cui si discute sulle acquisizioni e su come lavorare i libri. Una volta acquisiti i diritti, lavoro poi con i redattori, i traduttori, i grafici, gli illustratori… L’affiatamento dell’équipe è fondamentale perché insieme spesso si trovano le soluzioni migliori. Nelle riunioni di redazione capita che un collega trovi il titolo giusto o abbia un suggerimento a cui non si è pensato.
  • Come lavora un editor? È curioso come non esista in italiano una traduzione accurata del termine “editor”. Letteralmente significa redattore. In realtà il ruolo implica molti lavori diversi: innanzitutto l’editor sceglie dei titoli da proporre al direttore editoriale, segue il lavoro dell’autore o, per i libri stranieri, si occupa della traduzione e della revisione dei testi, la revisione può essere “leggera”, per cui si correggono eventuali errori, o “pesante”, in cui si riscrivono interi pezzi. L’editor si occupa della copertina, del titolo, dei testi per la quarta, delle illustrazioni, poi produce il materiale per la presentazione e promozione del libro e spesso promuove i libri direttamente. In inglese esistono diciture diverse: commisioning editor è colui che commissiona un libro a un autore, acquiring editor è quello che acquista i diritti di traduzione… Sarebbe interessante che in futuro si trovassero anche in italiano dei nomi per questo mestiere così affascinante e poliedrico.
  • Come si va a “caccia” di nuove storie da pubblicare? Bella domanda. Bisogna essere dei “cacciatori”. Si parte naturalmente con il contattare le grandi agenzie e i grandi editori stranieri attraverso le fiere del libro internazionali. Bisogna poi essere curiosi e guardare anche gli editori minori di tutti i Paesi. È un lavoro enorme e ogni anno, se posso, cerco di dedicare un po’ di tempo a un Paese diverso e poco conosciuto. Tempo fa avevo iniziato a studiare il mercato australiano e ho fatto tradurre molti titoli interessanti perché lì c’è una cultura occidentale ma con sfumature molto originali e spesso divertenti. È interessante notare come ogni Paese esprime una letteratura un po’ diversa. Adesso sto studiando la letteratura per ragazzi africana. Se negli anni passati pubblicavano libri più che altro dedicati all’alfabetizzazione e alla didattica, ora il mercato e le esigenze stanno cambiando e così anche i loro libri, verso un orizzonte più legato alla letteratura. A noi possono sembrare un po’ distanti, esotici, ma se funzionano la trama e i personaggi piaceranno senz’altro anche ai nostri ragazzi che sono molto più aperti di noi.
  • Le fiere sono un appuntamento per gli addetti ai lavori. Cosa ci racconta dell’ultima edizione della Bologna Children’s Book Fair? Quest’anno alla Fiera c’era un gran entusiasmo e una grande voglia di contatto diretto dopo due anni di pandemia. L’editoria non ha subìto una crisi molto grossa, solo alcuni segmenti, ma tutti hanno voglia di ricominciare alla grande. La fiera è un momento d’incontro per tante categorie diverse: illustratori, autori, editori, agenti, e questi incontri informali sono importanti perché spesso da lì nascono idee e proposte nuove.
  • Può dirci qualche titolo che ha acquistato e che l’ha divertita? Ce ne sono tantissimi. Ricordo Anna Sarfatti, un’insegnante delle scuole elementari, che mi ha proposto un libro sulla Costituzione (La Costituzione spiegata ai bambini, Mondadori 2017). Mi sembrava un tema difficile ma il libro era scritto in filastrocche molto elementari ma estremamente efficaci e comprensibili ai bambini. È stato un successo immediato. Un’altra volta ho letto su Repubblica di un libro inglese che mi intrigava. Me lo sono fatto mandare, è Il Pericoloso libro delle cose da veri uomini (Mondadori 2007), una specie di manuale per giovani marmotte ma confezionato come se fosse un libro degli anni Trenta, con copertina rossa e illustrazioni datate. Ci sono tutte le cose di cui un padre vorrebbe parlare a un figlio. Molto divertente. È ancora in catalogo adesso.
 Gli ingredienti di una storia
  • Legge perlopiù per lavoro, ma cosa cerca in una storia? La vita. Leggo tanti libri anche molto buoni o interessanti ma, ogni tanto, ce n’è uno che eccelle. È una sensazione magnifica. Trovo un autore o un illustratore che con poche parole ha creato un piccolo gioiello. Quello che cerco è un segnale di vitalità e creatività. È questa la forza, quello che mi entusiasma. Poi lo devo mettere a confronto con il nostro mercato e quindi devo capire se quel messaggio è recepibile qui e in questo momento. I libri che hanno avuto grande successo sono quelli che vengono pubblicati nel posto giusto al momento giusto.
  • Quanto bisogna conoscere i libri del passato per pubblicare oggi? L’aver letto tanto aiuta molto. I ricordi dei libri che ci hanno segnato non ci abbandonano mai. E l’emozione che si è provata da giovani ci aiuta a discernere tra i libri di oggi.
Il futuro della narrativa
  • Come è cambiato il mondo editoriale per bambini e ragazzi a livello nazionale e internazionale? Quali sono i nuovi orizzonti? È un mare magnum. Sia a livello internazionale che nazionale è aumentato il volume di titoli pubblicati. Storicamente i libri per bambini provenivano dal mondo anglosassone e scandinavo. Adesso tanti altri Paesi pubblicano libri bellissimi. La Cina, per esempio, sta investendo molto nell’editoria e Paesi come la Corea del Sud, il Brasile, l’Argentina, il Messico, l’India hanno produzioni molto interessanti. Anche in Italia sono tantissimi gli editori che hanno aperto collane per ragazzi e il mercato è cresciuto in modo esponenziale. C’è una grande concorrenza e questo ci mantiene vigili. I nuovi orizzonti sono molteplici. Sicuramente un settore in grande espansione in questi ultimi anni è quello delle graphic novel, che finora era rimasto abbastanza in sordina. Io penso che non abbia importanza con che forma è scritto un libro, se senza illustrazioni o tutto illustrato come in un fumetto, o addirittura senza parole, i cosiddetti silent b­ooks. Se la storia funziona, va bene qu­alsiasi forma.
  • E gli audiolibri? Sono meravigliosi. Esistono da molto tempo soprattutto nel mondo anglosassone. Adesso si stanno diffondendo anche in Italia e in molti altri Paesi.
  • Quali sono i suoi libri preferiti? Consigli di lettura. Il mio preferito in assoluto è Eloise di Kay Thompson, un libro pubblicato negli anni Cinquanta negli Stati Uniti e che ho ripubblicato con Piemme nel 1999, ma ora è fuori catalogo. È per gli otto-nove anni, quando i bambini incominciano ad avere un po’ di ironia. Infatti, la protagonista ne combina di tutti i colori. Poi mi viene in mente La storia di Boy (Giunti, 2019, 12+). Un libro americano che racconta la storia di un orfano nell’Europa del 1300, dopo la grande peste. Il protagonista, a seguito di un pellegrino, percorre a piedi la strada dal nord della Francia fino a Roma e la storia ha un risvolto, che non posso svelare, fantastico. Un’altra storia molto bella è Girasole (Giunti, 2015, 9+) di Cao Wenxuan, uno degli autori più importanti della Cina di oggi. Ha una scrittura meravigliosa, che ti fa sentire i rumori o gli odori descritti. È la storia di un’orfana di sette anni nella Cina rurale degli anni Cinquanta. È un libro non facilissimo che non pensavo avrebbe venduto tantissimo, ma sapevo che come classico sarebbe rimasto a catalogo a lungo. Siamo stati fortunati: proprio quell’anno l’autore vinse il Premio Internazionale Andersen e perciò ha venduto molto bene. Quest’ultimi due sono libri letterari adatti anche a un pubblico adulto. Solo per ragazzi consiglierei la serie Alea Acquarius (Giunti 2021, 12+) di Tanya Stewner, romanzi di avventura sulla falsariga dei grandi classici americani, in cui un gruppo di ragazzi viaggia in barca a vela per salvare gli oceani e il mondo dall’inquinamento prodotto dall’uomo. Un bellissimo messaggio di consapevolezza sull’importanza della salvaguardia dell’ambiente. E per ultimo il più terribile, Boccadorso (Giunti 2021, 13+) di Liz Hyder, che narra la rivolta di due bambini minatori contro delle tremende ingiustizie. Scritto in prima persona da uno dei giovani protagonisti, è inizialmente sgrammaticato, perché il protagonista sta imparando a leggere e scrivere. In una presentazione del libro alla fiera del Libro di Bologna, un’insegnante ci diceva che è stato anche utilissimo per insegnare italiano ai ragazzi italiani e non. Di potente questo libro ha la forza di chi crede in un mondo migliore e agisce per ottenerlo.