Monaco di Baviera. Una mattina invernale. Il termometro in picchiata sotto lo zero: la stazione dei treni piena di spifferi e di corrente. Tutti, di fretta, corrono avvolti dalla vaporosa nuvola del loro stesso respiro. Sciarpe, guanti e cappellini per scongiurare il freddo: neve e ghiaccio dappertutto. Il cartellone degli arrivi e delle partenze snocciola treni in continuazione. Quello diretto a Kufstein partirà dal binario undici fra meno di dieci minuti.

Giusto il tempo per procurarsi un caffè bollente da portar via. Un caffè lungo, amaro: ma utilissimo da stringere fra le mani, come se il bicchiere in carta che lo contiene fosse un piccolo termosifone portatile.

Il treno è quasi pieno: gli ultimi posti disponibili vengono occupati in tutta fretta.

Un uomo ormai anziano, con i pantaloni di velluto verde mandorla e la camicia a quadretti rossi, beve un qualche superalcolico dalla sua fiaschetta: e non resiste alla tentazione di una possibile conversazione con lo straniero che gli siede accanto: «Anche lei in viaggio verso Vienna?». Una domanda qualunque, tanto per cominciare a parlare. «A dire il vero il mio è un viaggio molto più breve: sono diretto a Kufstein».

«Kufstein?», domanda l’uomo un po’ incredulo. E, quasi subito dopo, aggrottando le sopracciglia, aggiunge: «E che mai ci va a fare a Kufstein in una giornata così fredda?».

«Scrivo reportage di viaggio: racconto le città ai miei lettori». L’uomo è sorpreso. Stappa di nuovo la fiaschetta, beve un altro sorso e si asciuga le grosse labbra con il dorso della mano. «Ci sono posti molto più interessanti di Kufstein nel Tirolo austriaco. Per esempio, Rattenberg: dovrebbe raccontare posti del genere ai suoi lettori: posti davvero strani. Insoliti. E poi Rattenberg viene di strada: è poco lontana da Kufstein…».

«E come mai Rattenberg sarebbe un posto così insolito e strano?».

L’uomo chiude gli occhi e sospira, come se si stesse preparando a raccontare una lunga storia: «Rattenberg è la città più strana di tutta l’Austria: la parola città, a dire il vero, evoca alla mente un luogo vasto, molto popolato: lontano dalla natura. S’immaginano strade asfaltate, semafori, piazze, palazzi. S’immagina che la natura non c’entri: o che c’entri poco (magari relegata nella morsa di un’aiuola o nei confini limitati d’un piccolo parco). S’immagina confusione, traffico: un viavai continuo di persone che s’affrettano su e giù per le strade del centro. E – ancora – banche, negozi, uffici postali, ospedali.  Invece a Rattenberg tutto questo non c’è. Gli abitanti sono pochissimi: appena quattrocento. Eppure, da secoli, Rattenberg è considerata a tutti gli effetti (e a pieno titolo) una vera e propria città».

Un controllore smilzo e con i baffetti sottili interrompe il racconto. Si accerta che i biglietti siano in regola: e poi va via. Quasi subito dopo il racconto riprende.

«Rattenberg – spiega l’uomo – non è soltanto la più piccola città di tutta l’Austria: ma è anche quella più parsimoniosamente sfiorata dai raggi del sole. Una città destinata all’ombra perenne e al buio: fin dal suo primo insediamento, settecento anni fa. Tutta colpa del monte Rat: che su di lei incombe. Una protezione ideale contro gli assalti dei fuorilegge medievali: oggi una condanna assurda, soprattutto in inverno. Roba da Circolo Polare Artico. Tanto che, di recente, la città (durante uno dei suoi solenni consigli comunali) ha deciso di costruire a ridosso della montagna trenta specchi rotanti: capaci di riflettere la luce del sole e proiettarla sulla città. Si chiamano eliostati: e costeranno oltre due milioni di Euro».

Il racconto si ferma di nuovo. L’uomo si concede un nuovo sorso del suo elisir alcolico: poi guarda fuori dal finestrino con un pizzico di malinconia. E, subito dopo, riprende a parlare: «Non soltanto Rattenberg è la più piccola e la più buia città dell’Austria: ma è anche quella che ospita la più tradizionale e certamente la migliore di tutte le pasticcerie austroungariche: si tratta della Konditorei Hacker inaugurata nel 1774 e, fin da allora, imbattuta per l’eccellente qualità delle sue torte. Ve ne sono di quaranta qualità. E sono tutte deliziose: ma lo strudel di mele è addirittura sublime: soprattutto quando viene servito tiepido e con abbondante panna montata!».

Il treno comincia a rallentare. La voce del controllore informa che siamo in arrivo nella stazione di Kufstein.

«Dopo tutto quello che le ho raccontato non vorrà mica scendere qui?», domanda l’uomo.

Il meccanismo della curiosità, in effetti, è stato azionato irreversibilmente da tutte le sue parole, da quelle storie così strane su un luogo pressoché sconosciuto al resto del mondo.

Vale la pena rimanere a bordo. Acquistare con il sovrapprezzo di quattro euro l’estensione di biglietto fino a Rattenberg per conoscere dal vero questa città tanto insolita.

Il viaggio, in fondo, non è lungo. E i racconti del signor Reinhar, con la loro piacevolezza, ne accorceranno di certo la già breve durata.

Fin dall’arrivo in stazione, Rattenberg appare un luogo privilegiato. La miniatura di una città fortificata, costruita sulle sponde del fiume Inn con una precisione da certosini.

Il monte Rat incombe su tutto. Opprime la città e la protegge.

Fa molto freddo: le strade sono quasi deserte. Buie, è vero: ma gentilmente colorate dalle tonalità pastello scelte per gli intonaci delle case.

Nelle tante tradizionali vetrerie, al caldo insistente delle fornaci, gli operai soffiano vasi e bottiglie, dipingono calici e bordano d’oro bicchierini da rosolio.

Un’arte antica, la loro. Tramandata di generazione in generazione. Ed eccola, al numero 46 della Sudtirolerstrasse, la leggendaria pasticceria Hacker. Eccole le sue quaranta torte, causa di enorme indecisione fra i clienti: ed ecco lo strudel di mele appena sfornato e generosamente ricoperto di zucchero a velo. Ah! Quanto è stato benevolo, oggi, il destino. E quanto generoso è stato il signor Reinhar a condividere la sua passione per Rattenberg.

Adesso rimane soltanto un problema: una volta assaggiato lo strudel di mele della pasticceria Hacker nessun’altra torta potrà mai risultare alla sua altezza. Nella mente si stabilirà un nuovo primato: una nuova necessità che la distanza e il tempo trasformeranno presto in nostalgia.