Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Velden, la Montecarlo austriaca
Lettera da · SocietàSc 784

Velden, la Montecarlo austriaca

di Nicola Lecca

giugno 2026

È estate ma piove. Piove a dirotto. Di giorno in giorno. Non smette mai. Il lungolago di Velden è affollato di capienti ombrelli a campana che sfilano, mostrando inutilmente i loro colori allegri, e tentando di movimentare, almeno un poco, sponde e pontili che – in questa stagione dell’anno – dovrebbero essere popolati da bagnanti, da bambini felici e dai loro secchielli variopinti.

Chi non ha accesso al mare, inevitabilmente mitizza i laghi: e gli austriaci hanno mitizzato da sempre il lago di Wőrt: ossigeno per la loro mente oppressa da montagne troppo alte.

Siamo in Carinzia, lo stato federale più a sud di tutta l’Austria. Il confine con l’Italia è vicinissimo. Quello con la Slovenia ancora di più.

Il viaggio verso Velden comincia dalla stazione Meidling di Vienna.

Il treno procede per quattro ore tra pascoli ingrigiti dalla pioggia e puntellati da vacche grasse maculate di bianco e di nero. Ogni tanto, dalle montagne, fanno capolino ruderi di castelli medievali, torri franate da secoli, campanili.

È la Carinzia più arcaica. Il treno arriva nella piccola stazione di Velden in orario. Le strade sono deserte. Il taxi le attraversa silenziosamente.

Subito, fin dal primo istante, ci si accorge che il lago di Wőrt è un lago elitario. Le sue sponde non sono quasi mai pubbliche, ma proprietà privata di ricchi signori che, qui, hanno fatto costruire le loro lussuose ville.

Un lago senza passeggiata: altro che la Svizzera, dove le sponde dei laghi sono ancora beneficio di tutti!

Eppure, Velden è diventata tanto popolare da essere soprannominata la Montecarlo austriaca.

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