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L’imitazione di Christie

L’imitazione di Christie

di Antonio Moresco

ottobre 2026 · Quaderno: Agatha Christie. Una vita in giallo

Ho parlato a lungo di Agatha Christie nella mia introduzione al Meridiano (Mondadori, Milano 2024, pp. 1840, € 80) a lei dedicato, intitolata La recita della verità e della morte. Ho cercato, in questo scritto, di mostrare come Christie fosse una scrittrice nascosta dentro un’altra scrittrice, una scrittrice che, dietro la maschera dell’abilissima confezionatrice di manicaretti gialli, di scrittrice di intrattenimento dotata di lievità mozartiana, che ha introdotto come nessun altro giallista il comico nel genere, che si è inventata un investigatore clown… era in realtà una scrittrice sfaccettata, complessa, che veniva dalla Bibbia, dalla tragedia greca, dalla fiaba, da Shakespeare, una scrittrice massimalista e metafisica, con un’idea profonda, lucida e radicale della vita e della presenza del male e addirittura del demonio nel mondo. Ora vorrei soffermarmi su un aspetto meno indagato della sua personalità di scrittrice. Mentre lavoravo all’introduzione di cui ho accennato prima, e mi documentavo leggendo o rileggendo i suoi libri, mi sono imbattuto, tra le molte altre, in un’affermazione che non ho dimenticato. Nel suo libro autobiografico intitolato La mia vita, dove racconta – a volte con reticenze, dissimulazioni e omissioni rivelatrici – il corso della sua esistenza, a un certo punto dice che l’Imitazione di Cristo è il libro che tiene sul comodino.

Questa affermazione mi ha colpito molto, perché anch’io ero rimasto ammaliato da questo libro, letto dopo i trent’anni e un lungo periodo di deragliamento, in un momento di svolta cruciale della mia vita. Siccome, nel mio caso, il motivo non era legato a un’adesione confessionale ai temi del libro, dovevano esserci altri e più segreti motivi per cui quest’opera mi aveva toccato così nel profondo e mi aveva parlato.

Quali potevano essere questi motivi? E – soprattutto – quali potevano essere per questa scrittrice considerata superficialmente come di pura evasione e intrattenimento? Cosa poteva esserci in questo testo latino tardo-medievale, dalla paternità incerta e dalla probabile origine monastica, da toccare così profondamente questa scrittrice di successo del Novecento, tanto da farlo diventare il suo libro di meditazione perenne?

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