Per noi occidentali, le cui matrici culturali sono i testi greci e latini e i libri della Bibbia, afferenti a diversi generi letterari, è scontato ritenere che ogni cultura, anche antica, abbia una propria letteratura. Diverso è il caso dell’Egitto, la cui civiltà, essendo più antica delle altre (principia dal III millennio a.C.), all’inizio non possedeva neanche il concetto di “testo”. Ha perciò senso la domanda che dà il titolo a questo articolo di Alessandro Roccati, già ordinario di Egittologia all’Università di Torino.
La storia dell’Egitto faraonico scritta in greco dal sacerdote Manetone nel III secolo a.C. è tra le numerose opere dell’antichità che non abbiamo più. Tuttavia, nei primi secoli dell’evo moderno se ne conoscevano ancora dei riassunti, che furono adoperati dal cronografo Giulio Africano (III secolo) e dallo storico della Chiesa Eusebio di Cesarea (IV secolo) per ricostruire la durata del mondo, e si sono salvati attraverso le opere di costoro. È alquanto raro trovare tracce di composizioni egizie del periodo dinastico presso altre culture, se si astrae dall’ultimo periodo, denotato dall’uso della scrittura “demotica”, anche se è probabile non mancasse lo scambio di idee1 ed era riconosciuta la prisca sapientia degli egizi.
Prima dell’invenzione della stampa le copie delle singole opere erano necessariamente limitate e un solo manoscritto poteva esser scambiato tra parecchi lettori. Diversamente, per semplificare la riproduzione ed evitare che il contenuto di composizioni ritenute secondarie andasse completamente perduto, si ricorreva a epitomi, ossia a riassunti che ne riepilogavano i punti principali di interesse, per lo meno quanto agli scopi che si intendevano perseguire. E la storia di Manetone avrebbe quindi seguito il destino di tanti altri lavori, qualora non fosse stata citata da autori di maggiore fortuna.
È quindi straordinario che il caso, e il clima particolarmente favorevole dell’Egitto, abbiano mantenuto, in condizioni più o meno precarie, testimonianze di scritti e di scrittori anche molto più antichi del citato Manetone, del quale, peraltro, non è stato recuperato null’altro.
Studi cattolici per intero: 11 numeri l’anno, l’archivio online e il 20% su tutti i libri Ares. Abbonamento da 80 € l’anno, 29 € sotto i 26 anni.
Questo articolo prosegue nel fascicolo. Con l’abbonamento si legge per intero, insieme a tutti gli altri di Studi cattolici.
Nello stesso numero
Communio ieri e oggi
Anticipiamo un’importante iniziativa culturale: nel primo semestre 2027 nascerà la nuova edizione della Svizzera italiana della rivista Communio fondata nel 1972 da Hans Urs von Balthasar,…
Britten: la guerra e la pietà. Il War Requiem inaugura Mito SettembreMusica alla Scala
di Paolo Piro
Tra i compositori del Novecento, Benjamin Britten occupa un posto speciale: quello di chi ha saputo innovare il linguaggio della musica colta senza recidere i legami…
Troia, quando la città diventa teatro. Il Festival 2026 mette in scena l’alterità
Ci sono festival che riescono a trasformare la città in un dispositivo teatrale. Il Troia Teatro ne è un esempio. Anche quest’anno Troia, in provincia di…
Il potere delle immagini. Le due Maestà di Siena: arte, fede e potere nel Trecento italiano
Il potere ha sempre saputo che le parole non bastano. Le parole si possono smentire, dimenticare, reinterpretare. Le immagini rimangono. Si installano nell’occhio e poi nella…
In agenda. La nostra selezione di mostre in Italia e nel mondo
La nostra selezione delle mostre da non perdere in Italia e nel mondo. Pontormo, un’insolita modernitàNei Vangeli è narrata una scena tutta al femminile: Maria, in…
Carlo Acutis, San Gennaro e Dickens al cinema. La rassegna Nexo Studios: “I Misteri della Fede”
Il silenzio come dimensione in cui nasce il dialogo: una contraddizione in termini, ma esiste uno spazio e un tempo in cui questo può accadere. Il…





