Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
La fine del Racconto di Sinuhe (Berlino)
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Egittologia · Idee e storiaSc 788

Gli antichi egizi ebbero una letteratura?

di Alessandro Roccati

ottobre 2026

Per noi occidentali, le cui matrici culturali sono i testi greci e latini e i libri della Bibbia, afferenti a diversi generi letterari, è scontato ritenere che ogni cultura, anche antica, abbia una propria letteratura. Diverso è il caso dell’Egitto, la cui civiltà, essendo più antica delle altre (principia dal III millennio a.C.), all’inizio non possedeva neanche il concetto di “testo”. Ha perciò senso la domanda che dà il titolo a questo articolo di Alessandro Roccati, già ordinario di Egittologia all’Università di Torino.

La storia dell’Egitto faraonico scritta in greco dal sacerdote Manetone nel III secolo a.C. è tra le numerose opere dell’antichità che non abbiamo più. Tuttavia, nei primi secoli dell’evo moderno se ne conoscevano ancora dei riassunti, che furono adoperati dal cronografo Giulio Africano (III secolo) e dallo storico della Chiesa Eusebio di Cesarea (IV secolo) per ricostruire la durata del mondo, e si sono salvati attraverso le opere di costoro. È alquanto raro trovare tracce di composizioni egizie del periodo dinastico presso altre culture, se si astrae dall’ultimo periodo, denotato dall’uso della scrittura “demotica”, anche se è probabile non mancasse lo scambio di idee1 ed era riconosciuta la prisca sapientia degli egizi.

Prima dell’invenzione della stampa le copie delle singole opere erano necessariamente limitate e un solo manoscritto poteva esser scambiato tra parecchi lettori. Diversamente, per semplificare la riproduzione ed evitare che il contenuto di composizioni ritenute secondarie andasse completamente perduto, si ricorreva a epitomi, ossia a riassunti che ne riepilogavano i punti principali di interesse, per lo meno quanto agli scopi che si intendevano perseguire. E la storia di Manetone avrebbe quindi seguito il destino di tanti altri lavori, qualora non fosse stata citata da autori di maggiore fortuna.

È quindi straordinario che il caso, e il clima particolarmente favorevole dell’Egitto, abbiano mantenuto, in condizioni più o meno precarie, testimonianze di scritti e di scrittori anche molto più antichi del citato Manetone, del quale, peraltro, non è stato recuperato null’altro.

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