Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Street art davanti alla Cattedrale di Troia. Le foto sono di Giuseppe Luciano Pirro
Street art davanti alla Cattedrale di Troia. Le foto sono di Giuseppe Luciano Pirro
Teatro · Arti e spettacoloSc 788

Troia, quando la città diventa teatro. Il Festival 2026 mette in scena l’alterità

di Vincenzo Sardelli

ottobre 2026

Ci sono festival che riescono a trasformare la città in un dispositivo teatrale. Il Troia Teatro ne è un esempio. Anche quest’anno Troia, in provincia di Foggia, è diventata per una settimana di agosto una scena diffusa: piazze, chiostri e slarghi hanno accolto spettacoli, performance, acrobati, artisti e giochi di strada, musica e incontri. Un teatro che non si chiude dentro un edificio, ma si lascia attraversare dalla vita quotidiana.

La cornice non potrebbe essere più suggestiva. Troia, adagiata sui Monti Dauni, conserva un centro storico raccolto e sorprendentemente integro, dominato dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta. Il suo straordinario rosone è uno dei simboli della città. Attorno, una quantità di chiese, palazzi e vicoli costruisce un ambiente che sembra naturalmente predisposto alla rappresentazione. Basta fermarsi in piazza per capire che qui il teatro non è un corpo estraneo.

A mezzogiorno gli artisti siedono sui gradini della Cattedrale per i talk, mentre il pubblico si raccoglie senza formalità. Dopo il tramonto arrivano gli spettacoli en plein air: acrobati, danzatori, performance che trasformano una facciata o una piazza in un palcoscenico. Il festival diventa così festa senza perdere la propria vocazione alla ricerca.

Un merito va riconosciuto alla direzione artistica di Francesco De Santis, Antonella Parrella e Leonardo Maddalena, che hanno costruito l’edizione 2026 attorno alla parola Alterità, intesa non come semplice tema, ma come interrogativo sul rapporto tra identità e differenza. Una scelta coerente con la natura stessa del festival, aperto al teatro, alla danza, alla performance e ai linguaggi ibridi. E dentro un programma più ampio emerge anche una forte presenza di artisti legati alla scena campana e napoletana, da Adriana Follieri e Pasquale Termini di Manovalanza a Giovanni Ludeno, fino alle diverse collaborazioni e presenze che attraversano il programma.

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