Anticipiamo un’importante iniziativa culturale: nel primo semestre 2027 nascerà la nuova edizione della Svizzera italiana della rivista Communio fondata nel 1972 da Hans Urs von Balthasar, Joseph Ratzinger e Henri de Lubac. Il progetto attuale è illustrato dal numero 0/2026 (Il coraggio cristiano di rischiare) dedicato all’intuizione fondamentale di questa nascita, nei principi portanti e nel suo sviluppo storico. Riprendiamo qui – per gentile concessione dell’editore Cantagalli – ampi stralci dell’Editoriale del quaderno 0/2026 in cui Paolo Prosperi, condirettore di Communio, si interroga proprio sulle motivazioni del nuovo corso della rivista a 54 anni dalla fondazione della stessa. Un’iniziativa nostalgica e anacronistica? O uno strumento necessario ora più che mai a favorire una attitudine di apertura nel presente? Ne emerge un quadro serrato e appassionante sulla concezione di communio cristiana nel contesto ampio e mutevole della storia della Chiesa e del mondo.
Per cominciare: a rileggere oggi il manifesto programmatico di Balthasar, salta subito all’occhio un primo punto di continuità tra l’oggi e l’allora, continuità che a sua volta rimanda allo status della Chiesa ai tempi degli inizi. Oggi anche più d’allora, infatti, risulta felice l’analogia a partire dalla quale l’intero argomento del teologo svizzero prendeva a suo tempo le mosse: come la barca della Chiesa delle origini, così la Chiesa odierna, natante in gurgite vasto, quasi relitto in balia dei flutti di un mondo sempre più privo di ancoraggio alla fede e alla Weltanschauung (concezione del mondo, ndr) che da essa deriva, si trova a vivere la sua universale missione a partire da una situazione di crescente marginalità, perlomeno nel mondo occidentale. […]

I tre padri della rivista furono tra i maggiori protagonisti di quel ressourcement biblico-patristico, che un così significativo ruolo giocò nell’elaborazione delle idee che diedero poi forma ai grandi documenti del Concilio Vaticano II, il cui principale scopo era quello di dire una parola nuova sul rapporto Chiesa-mondo.
Per i “cavalieri” di Communio questa parola nuova (aggiornamento) non poteva che essere trovata, in continuità con quanto sempre accaduto nella millenaria storia della Chiesa, mediante il volgersi dello sguardo all’esperienza originaria, per attingere da lì (ressourcement significa innanzitutto questo) – non senza il travaglio d’un attento discernimento capace di mettere in dialogo l’originario col presente – risposte davvero robuste alle questioni in gioco.
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