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AI: serve una “paideia” aggiornata. Per controllarla e non esserne controllati

AI: serve una “paideia” aggiornata. Per controllarla e non esserne controllati

di Alberto Gil

aprile 2026

La crescente presenza dell’AI nel web e sui social la rende sempre più attraente e usata dai giovani, con il rischio di diventare sempre più passivi mentalmente e manipolabili socialmente. Questo studio attinge al patrimonio intramontabile della paideia greca classica per proporre elementi per una formazione dei giovani d’oggi che li aiuti a sviluppare la propria personalità e ad autodeterminarsi, assumendosi la responsabilità delle proprie decisioni sulla base delle proprie conoscenze, in modo da non lasciarsi controllare dall’AI e dalla tecnologia attuale, ma controllarla e metterla al servizio degli altri. Alberto Gil è docente di Retorica all’Università della Saar e alla Pontificia Università Gregoriana a Roma, di Linguistica e transculturalità alla Pontificia Università della Santa Croce e responsabile del dipartimento di “Rhetorik und Ethos” nel centro di ricerca Ermeneutica e Creatività. Tra i suoi libri in italiano: L’arte di convincere. Come trasmettere efficacemente il tuo messaggio (Edusc, Roma 2018); L’arte di comunicare davvero sé stessi. Dieci lettere ai giovani (Edusc, Roma 2019).

Se si analizza, anche solo superficialmente, il panorama della società attuale, almeno in Europa, si può facilmente cadere in una crisi mentale, se non direttamente nella depressione: tasso di natalità bassissimo, emarginazione quasi totale della famiglia dalla vita pubblica, enorme aggressività dei giovani e loro mancanza di ideali, stato attuale e futuro dell’economia e della politica mondiale pericolosissimo… Per non parlare dell’irruzione dell’AI nella vita privata e professionale, soprattutto dei giovani, che spesso per comodità, altre volte per maggiore sicurezza, cedono al software l’attività cognitiva, la ricerca e la strutturazione del sapere e in generale della creatività. Il risultato è che l’AI diventa sempre più “intelligente” e noi sempre più limitati intellettualmente e moralmente, e di conseguenza più manipolabili.

Dalla “modalità aggressiva” alla “risonanza”

La condizione attuale è stata descritta dal sociologo tedesco Hartmut Rosa. Nella società attuale con molta facilità possiamo avere a nostra disposizione tante cose che ci piacciono o ci convengono. Dal punto di vista sociale, c’è l’urgenza della crescita economica, dell’accelerazione tecnica e della costante innovazione culturale. Tutto è accessibile e utilizzabile. Rosa parla di una modalità aggressiva (Aggressionsmodus) del rapporto uomo-mondo, spesso a scapito di coloro che non hanno le stesse possibilità di accesso a tali beni e vantaggi.

Il problema di questo atteggiamento emerge quando arriva un momento in cui le circostanze ci mettono i bastoni tra le ruote: evoluzioni catastrofiche a livello sanitario, pandemie, crisi economiche, catastrofi politiche, pericoli di guerra… Tutto questo può cambiare radicalmente il nostro mondo, renderlo minaccioso, e gli uomini perdono la loro pace e libertà, paralizzati dalla paura. È in questo contesto che Rosa introduce il suo concetto di risonanza. A differenza del desiderio di avere tutto, la risonanza corrisponde a un atteggiamento di ascolto e osservazione del messaggio che ci viene dai diversi eventi e fenomeni: che cosa mi dicono tutti questi avvenimenti o questi comportamenti? Quali possono essere il mio atteggiamento e la mia reazione adeguati di fronte a essi? Tuttavia, l’esperienza ci insegna che non è affatto facile acquisire un atteggiamento di risonanza. Come ottenerlo?

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