Sbarca in Italia Ezgi Güneştekin
Fino al 25 maggio 2026, negli spazi di via Laurina a Roma, Mucciaccia Gallery presenta Life Is Good, la prima mostra personale in Italia dell’artista Ezgi Günestekin. Figlia dell’artista Ahmet Güneştekin, mecenate dell’arte turca e fondatore della Günestekin Art Refinery, Ezgi riflette la complessità dell’esperienza umana, in un racconto frammentato fatto di contraddizioni, pensieri e stati interiori.
Ogni figura e dettaglio nei suoi lavori diventano parte di una costellazione in cui lo spettatore è chiamato a trovare il proprio percorso, trasformando la complessità del mondo interiore e la natura stratificata dei sentimenti in un linguaggio visivo.
“Life Is Good” per l’artista non è uno slogan ottimistico, ma un gesto di resistenza pronunciato sull’orlo della contraddizione. Per Güneştekin, affermare che la vita è “buona” significa attraversarne il peso e la complessità, senza ignorarne le incrinature.

Ezgi Güneştekin, “Around Me”, 2026
Watenphul, il “degenerato”
Il 19 luglio 1937, a Monaco di Baviera, presso l’Istituto di Archeologia dell’Hofgarten, in concomitanza con la Grande mostra d’arte tedesca, Adolf Ziegler fu incaricato di organizzare un’esposizione in tono decisamente minore rispetto a quella appena menzionata: più sobria – anzi decisamente scanzonata –, allestita in spazi bui, con opere disposte in modo disordinato e, per lo più, confiscate dai musei tedeschi perché contravvenenti i principi del regime: era Die Ausstellung “Entartete Kunst”, la Mostra d’arte degenerata. Tra le opere esposte, anche una di un giovane Max Peiffer Watenphul (Weferlingen,1896-Roma, 1976), oggi protagonista alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (21 aprile-23 agosto 2026) della mostra Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus, a cura di Gregor H. Lersch.

Max Peiffer Watenphul, “Autoritratto con poesia”, 1919, Courtesy Fondazione Max Peiffer Watenphul
Originale, indipendente ed eclettico, Watenphul fu studente del Bauhaus di Weimar, dove sviluppò un singolare stile figurativo; si mosse nei circoli d’avanguardia degli anni Venti del Novecento, dipingendo città e paesaggi, fotografando soggetti con identità queer e viaggiando incessantemente.
Con ben 80 opere in mostra, l’esposizione ricostruisce l’intero percorso dell’artista, soffermandosi soprattutto sulla formazione, ma evidenziando la direzione autonoma e profondamente originale del suo fare artistico.

Max Peiffer Watenphul, “Paesaggio presso Bochum”, 1935-1936, Courtesy Fondazione Max Peiffer Watenphul
San Francesco oggi
A ottocento anni dalla morte di san Francesco, Palazzo Baldeschi di Perugia inaugura la mostra SAN FRANCESCO – Nostro contemporaneo tra Arte e Spiritualità (18 aprile – 1° novembre 2026), a cura di Costantino D’Orazio, in cui alcuni tra i più significativi artisti, italiani e internazionali, del Novecento e dei primi anni Duemila rileggono l’eredità spirituale e culturale del Santo. Il rapporto armonico con la natura, l’attenzione verso gli ultimi, il dialogo tra tutte le creature e la ricerca di una dimensione autentica dell’esistenza, sono solo alcuni degli insegnamenti di san Francesco, che a secoli di distanza rimangono vivi.

Mimmo Paladino, “Caduto a ragione”, 1995
La mostra si compone tra richiami evidenti all’eredità francescana, come le cancellature concettuali di Emilio Isgrò al Cantico delle Creature, che non distruggono ma proteggono le parole, o come il dittico In Lumine Dei di Omar Galliani, che è riflessione sull’alterità e presenza del divino; e altri meno, come le creazioni di Marina Abramović, Mario Ceroli, Giuseppe Penone, Nicola Samorì, Luigi Serafini, Kiki Smith, o Bruno Ceccobelli, in cui viene affrontato il rapporto tra uomo e natura, la dimensione spirituale della materia, la fragilità dell’esistenza, ma anche il senso del sacro nella contemporaneità.