Dal 6 al 22 febbraio 2026 l’Italia ospita la XXV edizioni dei Giochi olimpici invernali, comunemente chiamati Milano-Cortina 2026. Abbiamo chiesto un commento ai due sciatori italiani più vincenti di sempre, Gustavo Thoeni e Alberto Tomba. Il primo, 74 anni, altoatesino di Trafoi, ha partecipato a tre Olimpiadi conquistando la medaglia d’oro e d’argento a Sapporo nel 1972, quella d’argento a Innsbruck 1976 e nessun podio a Lake Placid quattro anni dopo. Il secondo, 59 anni, emiliano di Bologna, soprannominato “la Bomba”, ha partecipato a tre Olimpiadi conquistando due medaglie d’oro a Calgary nel 1988, un oro e un argento ad Albertville nel 1992 e un argento a Lillehammer nel 1994.

Claudio Pollastri intervista Gustavo Thoeni nel 1983 allo Stelvio

Gustavo Thoeni

Scusi Thoeni, ma s’immagina Jannik Sinner alle Olimpiadi invernali?

Era una grande promessa. Ha vinto da ragazzino molte gare.

L’avrebbe allenato?

Con lui sarebbe stato facile. È disciplinato.

Non come un altro campione che ha allenato in Azzurro?

Alberto Tomba aveva classe innata. Non doveva forzare.

Però passava troppo tempo in discoteca?

Con me era obbediente.

Che strategia usava?

La pazienza.

La stessa pazienza che aveva usato per insegnare a sciare al suo parroco?

Non aveva stile. Gli avevo insegnato qualche passo.

Il famoso “passo spinta” che aveva mostrato anche a me sullo Stelvio nella breve discesa prima dell’intervista?

Al mio parroco bastava molto meno. Ci accomunava l’amore per la montagna.

Cosa l’accomunava a Tomba, oltre a un flop al cinema come attore [nel film Un centesimo di secondo ndA]?

Siamo sciatori non attori. Pensiamo alle gare.

A proposito di gare, la domanda più scontata ma che non posso evitare: tra Milano e Cortina d’Ampezzo quale preferisce?

Sono di montagna, a Cortina mi sento a casa.

E a Milano?

Nel mondo. È una città internazionale.

Restiamo in clima olimpico, che ricordi ha delle sue Olimpiadi?

Sapporo 1972. Oro in gigante e argento in slalom sullo stesso podio.

Il mio docente di Antropologia criminale aveva sospeso la lezione all’università per seguire le sue gare.

Quelle medaglie mi ripagavano di anni di rinunce e sacrifici.

Come ha vissuto quel momento?

Volevo solo sciare. Il resto mi metteva a disagio.

Schivo o timido?

Più timido.

Sapporo le aveva cambiato la vita?

Me l’aveva stravolta.

E lei?

Non vedevo l’ora di tornare a casa.

Con l’arrivo di Piero Gros nasceva la mitica Valanga Azzurra?

La squadra di sci più forte al mondo in quel periodo.

C’era rivalità tra lei e Piero Gros?

Solo sugli sci.

Olimpiade di Innsbruck 1976 e l’amarezza di quella medaglia sfumata nel gigante.

È l’unico rammarico della mia carriera.

Cos’era successo?

Non era un gigante, ma una gara a ostacoli.

Val Gardena, Coppa del Mondo 1975, con Stenmark entrava nella leggenda.

La mia Coppa del Mondo più sofferta.

È più tornato su quelle piste?

Lo scorso agosto io e Ingemar ci siamo ritrovati.

Sensazioni?

Le stesse di allora.

Anche lei, come Tomba, si è ritirato molto giovane.

Avevo 29 anni.

Come mai?

Dopo i Giochi di Lake Placid, la mia terza e ultima Olimpiade, avevo capito che dovevo smettere.

Come si era piazzato?

Ero arrivato ottavo.

Rimpianti?

Mai avuti. Avevo voglia di stare con la mia famiglia.

Ha vinto Mondiali, Olimpiadi, Coppe del Mondo: cosa conta di più?

Le Olimpiadi sono la consacrazione.

Cosa fa adesso?

Il nonno di 12 nipoti.

Una Valanga Azzurra familiare?

Sciano tutti.

Che Olimpiadi si aspetta dagli Azzurri?

Spero che qualche medaglia possa arrivare.

Specialmente perché si gioca in casa.

Avrebbe un altro sapore.

Aveva dei rituali prima di una gara importante?

Nessuno.

Cosa faceva?

Cercavo di concentrarmi al massimo.

E?

E via!

 

Alberto Tomba

Scusi Tomba, ma s’immagina Jannik Sinner alle Olimpiadi invernali?

Da ragazzino prometteva bene.

Meglio come tennista?

Con la sua disciplina può vincere in qualsiasi sport.

Il suo allenatore in Nazionale, Gustav Thoeni, dice che lei non era molto disciplinato.

Gustav sapeva mettermi in riga.

Però lei continuava a frequentare le discoteche dove veniva soprannominato “la Bomba”.

Avevo sempre uno stuolo di cronisti che m’inseguivano. Ti ricordi?

Lei esuberante bolognese, Thoeni taciturno sudtirolese, come facevate ad andare d’accordo?

Uniti dall’amore per la Nazionale.

Uniti anche dal flop al cinema come attori [nel film Alex l’ariete ndA].

Il mio palcoscenico è la neve.

Ha vinto 5 medaglie olimpiche (tre ori e due agenti) in tre edizioni, a Calgary nel 1988, ad Albertville nel 1992 e a Lillehammer nel 1994.

Le Olimpiadi sono una manifestazione a sé.

Come le ricorda?

È un evento stressante.

Effetti collaterali?

Ho visto compagni vomitare mentre andavano al cancelletto.

Troppa tensione?

In pochi minuti ti giochi 4 anni di lavoro.

E lei?

Concentrato e fatalista.

Fatalista?

Andare alle Olimpiadi non è scontato.

Cioè?

Chissà cosa succederà tra 4 anni.

Per questo si è ritirato molto presto?

Avevo 31 anni.

Come mai?

In quel momento sentivo di non avere più entusiasmo.

Rimpianti?

Potevo andare avanti fino a 40 anni.

Come si troverebbe nello sci di oggi?

Mi fa paura.

Addirittura?

In gigante scendono a 100 all’ora.

Le sue discese bloccavano l’Italia come per le Olimpiadi di Calgary del 1988, quando si era fermato il Festival di Sanremo.

Quella vittoria viene ricordata più per il Festival che per la mia gara. Ma…

Ma?

Era destino che vincessi.

Cioè?

Ero sceso col pettorale numero 1.

Scusi, ma cosa c’è di predestinato?

A quei tempi i pettorali venivano sorteggiati.

L’ha conservato?

Non mi ci fare pensare che ancora mi arrabbio.

Perché?

Mi è stato rubato.

Da chi?

Da qualche austriaco invidioso della mia vittoria.

I suoi successi resero popolare lo sci.

In prima pagina dei quotidiani c’ero io al posto del calcio.

Che effetto le faceva?

Grande soddisfazione.

Era anche sulle copertine delle riviste di gossip.

Mi divertivo a leggere certe storie inventate.

Qualcosa di vero c’era?

Le foto erano vere, i commenti meno.

Dopo Calgary nel 1988, Albertville nel 1992.

C’entra la scaramanzia.

In che senso?

Deborah Compagnoni vinceva la medaglia d’oro col pettorale numero 6.

E?

Indovina che numero c’era sul mio pettorale?

Il 6?

Avevo subito pensato che se aveva vinto lei, dovevo vincere anch’io.

Come andò?

Una doppietta per l’Italia.

Scusi, ma lei è superstizioso?

Come tutti gli sportivi.

Ha qualche rito particolare?

Uno. Ma non lo posso dire.

Può dire cosa pensa di queste Olimpiadi?

Ci sono molte aspettative.

Giustificate?

Saranno un successo come organizzazione.

Lo dice perché si svolgono in Italia?

Siamo i migliori nel preparare le piste.

Orgoglio azzurro?

Saranno gare perfette.

Nessuna critica?

Problemi logistici.

Per esempio?

Bormio e Cortina sono molto lontane tra loro.

Conseguenze?

Come si fa a tifare sia l’Italia maschile che quella femminile?

La domanda più scontata ma che non posso evitare: tra Milano e Cortina d’Ampezzo quale preferisce?

Cortina è lo sport.

Milano?

La vita.

La sua vita oggi com’è?

Piena di interessi.

Thoeni fa il nonno di 12 nipoti.

Non ho figli.

Le mancano?

Più di un’Olimpiade.