Il 13 marzo, nel cuore di un tempo contemplativo come la Quaresima, ha debuttato Marta e Maria. Due volte il mio nome, una pièce di teatro sacro interpretata e diretta da Marta Martinelli (a destra nella foto, interpreta Maria) e Adriana Bagnoli (a sinistra, Marta), che ne firmano anche la drammaturgia insieme a Corrado Bagnoli, autore Ares (L’ultimo ring, 2024). Con già cinque repliche all’attivo, tornerà il 9 ottobre a Monza (la programmazione aggiornata è disponibile sui siti delle registe e della produzione, Il Sugo Teatro).
Proponiamo qui un estratto della sceneggiatura, che pone alle sue protagoniste, le sorelle di Betania, e agli spettatori con loro, la domanda: cos’è quella che Gesù, ospite nella loro casa, chiama «la sola cosa di cui c’è bisogno»? A che cosa siamo chiamati, e per ben due volte, come Marta, nella bufera del nostro quotidiano?

Adriana Bagnoli e Marta Martinelli. Auditorium di Seregno, marzo 2026.
MARTA: Quel giorno Lui aveva detto che ero sbagliata? Io avevo pensato così e avrei voluto urlarti addosso tutta la mia rabbia, avrei voluto svuotarti addosso tutto il mio fagotto di rimproveri e furia, così sarei tornata più leggera al mio mestiere di serva.
MARIA: Marta! Non c’è nulla di male a chiedere aiuto.
MARTA: Invece mi sono tenuta dentro il dolore. E a te la parte migliore.
MARIA: Marta!
MARTA: Sì, Marta, Marta: due volte mi ha dovuto chiamare…
MARIA: Che dovevo fare? Lui è arrivato e ha riempito la casa.
MARTA: Ma dico: non gliene importava nulla che tu m’avessi lasciata sola a servire? Avevo lasciato qualcosa sul fuoco e dovevo portare altre scodelle…
MARIA: Erano tanti a seguirlo e tu non sopportavi l’idea di tutto quel disordine.
MARTA: Non sapevo come avremmo provveduto per tutti. E tu lì…ai suoi piedi….
MARIA: Seduta ad ascoltarlo.
MARTA: E tu te ne stavi lì seduta e Lazzaro appoggiato alle sue spalle. Come due… [si alza di scatto] Mentre io, io facevo quello che mi sembrava giusto fare e mi tenevo negli occhi tutti i rimproveri che ti avrei voluto gridare. E anche a lui, l’ho guardato con gli occhi di fuoco sai, perché lui vedesse e capisse, e ti dicesse quello che io non avevo il coraggio di dire.
[…]
MARTA: Io ho pensato che finalmente lui ti avrebbe convinto a seguirmi, ti avrebbe rimproverata per quello che non facevi. E invece no. «Marta, Marta! Tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola cosa c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». Dopo queste parole avevo ancora più veleno nel cuore. Cosa voleva da me? Che cosa vuoi da noi, adesso, Cristo?
MARIA: Calmati Marta, calmati. Io non avevo idea. Facevo solo quello che mi veniva di fare… quello di cui c’era bisogno.
MARTA: Io credevo di sapere di cosa c’era bisogno. Di saperlo da me.
[…]
MARIA: Quando Gesù arriva conta solo stare con lui.
[…]
MARTA: Ogni volta che tornavo nella sala con i piatti o le scodelle, attraversavo il muro di corpi che gli si stringevano attorno. E ogni volta i suoi occhi erano pronti a girarsi verso di me. Che cosa sapeva lui di me che io ancora ignoravo? So che rimasi muta mentre andavo e venivo. Vi odiavo. E odiavo anche lui.
MARIA: Basta Marta! Gesù non ti ha rimproverata: è rimasto lì, non come uno schiaffo, ma come una carezza inaspettata. Un invito.
MARTA: A essere me e non più me.
[Maria solleva Marta, mimano un volo]
MARIA: Ad alzarci, a volare senza più strisciare i piedi sul pavimento. Come se dicesse: «Avanti, adesso abbraccia fino in fondo lo spazio enorme, doppio del tuo cuore». Marta, Marta, non sei più chiusa nella tua casa. Abbiamo cieli, abbiamo stelle e prodigi di gioia e non possiamo stare nel triste sgabuzzino della vita.
MARTA: È questa la parte migliore che tu hai scelto?
MARIA: Sì, Marta.