Fatti grandi e storie piccole entrano ed escono implacabili attraversando la nostra coscienza di persone che desiderano capire e conciliarsi in un giusto e libero sentire comune. Entri, guardi, analizzi, afferri e porti via, non sei prigioniero, le porte girevoli non chiudono mai.

Mentre Hitler mandava a lavorare gli abili ed eliminava i pesi inutili, gli antifascisti Spinelli, Rossi & Co. – sia permessa la sintesi, comunque riguardosa – relegati a Ventotene, ricevevano una diaria di poche lire e con quelle dovevano sostenersi; dovevano essere di ottima salute, infatti nessuno di loro è morto di fame. Stando lì gironzolavano, chiacchieravano, forse andavano a pesca, sognavano un’Europa unita di cui scrissero il Manifesto, pensando agli Usa, ma per il resto morivano di noia. Caduto Mussolini, colti da straordinaria vigoria – perché è cosa nota che le grandi idee sono corroboranti – contribuirono efficacemente a costruire l’Italia repubblicana, si presero meritate rivincite e soddisfazioni e lanciarono l’Unione Europea, che da millenni si componeva di lingue, storia, retaggi, cultura, cucina, canti e pregiudizi, economie, monumenti ed eroi totalmente differenti e a contrasto – per non dire delle guerre – così che quelle diversità si erano intanto per affinità rinserrate in confini nazionali da difendere con la politica e con le armi. L’unico retaggio che condividevano discendeva dal Sacro romano impero cristiano. Unificare la valuta, i meccanismi della comunicazione bancaria, aprire le frontiere e favorire la reciprocità nella produzione e nei consumi ha funzionato, ma i residui di problematiche antiche fanno ancora la differenza. Se la percezione dell’idea europeista comincia oggi a scricchiolare tra la media e piccola borghesia delle varie nazioni europee, ciò è dipeso dalla dimostrata incapacità della dirigenza politica europea di porsi efficacemente a difesa dei beni fondamentali su cui poggia la vita delle persone, agibilità economica delle famiglie, sicurezza e salute. Da qui a dire che il Parlamento europeo è una costosissima botte vuota, il passo è stato breve.

Dopoguerra

Dal 1952 la Germania ha versato circa 95 miliardi di dollari di risarcimenti alle vittime del nazismo (fonte Bbc), ma quel senso di colpa non ha oggi sulle nuove generazioni lo stesso peso che ha avuto sui loro padri e nonni, l’assetto industriale ed economico, il sistema scolastico e sociale, tra i più avanzati in Europa fin dalla prima metà dell’Ottocento, costituiscono un valore che si innesta su un’idea nazionale che sarebbe sbagliato spiegare come rigurgito di nazismo, ma certamente da esso trae argomenti a difesa della propria identità; ma non solo. L’area del nordest della Germania, il Brandeburgo, la Sassonia, sono stati il nucleo della Prussia, da cui discendono il retaggio e l’idea nazionale germanica, la sua cultura e il suo contributo al pensiero filosofico, non solo europeo. Basterebbe sapere – e si studia nelle scuole tedesche – che, aperto l’istmo di Suez, nel 1897 il principe Heinrich von Preussen partì dal porto di Kiel a bordo dell’incrociatore Deutschland in missione diplomatico-militare verso l’estremo Oriente, navigando nel canale di Suez, recando a bordo imprenditori e industriali manifatturieri, questa delegazione fu la prima a essere ammessa nel palazzo imperiale di Pechino, l’incrociatore fece poi tappa nel porto di Vladivostok, dove la Transiberiana arrivò soltanto nel 1916. La missione durò due anni e mezzo, dal 1897 al 1900, in tempo per essere presente all’esposizione mondiale di Parigi con un grandioso padiglione, mentre nello stesso anno l’imprenditore berlinese Berthold Israel, proprietario del più grande atelier di stoffe della Germania, che occupava l’edificio che faceva angolo con la Spandauer Strasse e la Königstrasse, per celebrare il ritorno in patria del Principe prussiano pubblicò un annuario, Album 1900, con la mappa del viaggio e la storia dettagliata della missione, corredato di settanta foto e illustrazioni di ambiente e vita cinese. Una missione che garantì alla Germania cospicui vantaggi economici con i governi dei Paesi toccati. Nel 1907 il raid Pechino-Parigi di Scipione Borghese vincitore su Itala, fu soltanto una bella avventura, che non si studia nemmeno a scuola. In Sassonia di quel viaggio in Cina del Principe prussiano vanno ancora fieri.

La copertina di Album 1900 di Noah Israel con il resoconto del viaggio di Heinrich von Preussen nel 1897
La copertina di Album 1900 di Noah Israel con il resoconto del viaggio di Heinrich von Preussen nel 1897
Legami

Stava ancora in piedi – grazie all’appoggio esterno di tutte le sinistre – il IV governo Andreotti, quando il 14 gennaio 1979 nella Sala Borromini alla Chiesa Nuova, a Roma, il Sindacato nazionale scrittori – di sinistra – inaugurava il suo congresso nazionale. La sala era gremita, anche perché gli assenti sarebbero stati automaticamente intruppati nel Sindacato libero scrittori – di destra – fondato da Francesco Grisi, Antonio Barolini e altri, nel 1971. Gli ex frondisti di sinistra, subito rientrati nei ranghi, da Lucio Colletti a Enzo Siciliano, che nel 1956 avevano promosso il Manifesto dei 101 in segno di protesta per la silenziosa acquiescenza di Togliatti di fronte alla repressione di Mosca della rivolta antisovietica ungherese – testo che l’Unità, rivista del Pci, si era rifiutata di pubblicare – stavano tutti lì, compatiti e combattivi. Tra loro, accolto con abbracci entusiasti, a riprova della caratura alta della sinistra culturale, anche perché era molto popolare, c’era Gianni Rodari, comunista dalla schiena dritta che quel manifesto non lo aveva firmato, il quale pubblicava le sue satire anche sulla rivista Il Caffè di Vicari, persona in odore di destra. Per la sua fedeltà, Rodari – iscritto al Pci dal 1944 – era molto noto e pubblicato in Russia. Veniamo a oggi. Il mese scorso il governo Meloni aveva nominato l’ucraino Mykhailo Fedorov consulente della Difesa italiana, e la nostra stampa nazionale se ne era molto meravigliata, anche con uno schifato cipiglio, quando Maria Zakharova, portavoce del ministero degli esteri russo, aveva clamorosamente evocato la satira di Gianni Rodari, perché una sua favola avrebbe sferzatamente commentato quella nomina e il fatto.

Requiem

Quando un politico molto popolare ci lascia, insieme ai riconoscimenti virtuali nel campo dei diritti civili, domandatevi anche se ha migliorato la qualità della vostra vita o soltanto il potere delle cose che dovete pagarvi. Tote Anvin dixit.

IA

Ha ragione padre Paolo Benanti, il cancan anti-IA viene dagli Usa, è manovrato da chi ne possiede l’input, parlarne è pubblicità, tra poco accedervi costerà.