Pubblichiamo la testimonianza di Lorenzo Maria Cogliati sulla sua amicizia con Martina, ragazza milanese morta di tumore a 15 anni, esempio durante la malattia di grande forza e amore. Ares ha pubblicato Martina, hai risvegliato molti cuori (2025, pp. 288, € 18), pagine che raccolgono i ricordi dei genitori, dei parenti, degli amici, degli educatori: la grande compagnia di Martina.

Sono cresciuto in questa scuola che ho frequentato dalla primaria alla secondaria di secondo grado ed era inevitabile conoscere Martina. L’ho incontrata in questi corridoi, in queste aule e all’interno della comunità di Gioventù Studentesca che entrambi abbiamo iniziato a frequentare da quando lei era in seconda liceo e io in terza. Martina era un anno più piccola di me: lei ha frequentato il liceo linguistico, io lo scientifico. Vivendo negli stessi ambienti, abbiamo sempre avuto modo di incontrarci, ma senza occasione di parlarci davvero. La nostra amicizia è nata all’interno del gruppo di Gioventù Studentesca.

Forse quello che è stato il turning point del nostro rapporto è stata proprio la sua malattia. Sicuramente il merito della nostra amicizia, almeno all’inizio, è stato suo: era lei che mi cercava di più! Mi ricordo molto bene quel sabato mattina: era l’11 febbraio 2023 e stavo tornando a casa, quando Martina mi ha scritto questi due messaggi: «Ho un tumore», «Al cervello». Le ho subito detto che la data non era casuale: la Chiesa festeggia quel giorno la Madonna di Lourdes.

Non voglio che si pensi che la mia amicizia con Martina sia nata da un sentimento di compassione. Martina non poteva farmi pena, perché era chiamata a un destino grande e quindi non si poteva fare altro che cercare di aiutarla a portare la croce a cui era chiamata, confortandola: per questo non si poteva non volerle bene.

Il professor Capasa, nel suo articolo “Noi moderni, ‘divisi’ tra Dante e Orlando (Furioso)”, così scrive:

 

Che le cose non vadano mai, o quasi mai, come ce le abbiamo in testa, mi sembra difficile da contestare. Il punto è se questo scacco sia necessariamente una fregatura o se invece offra paradossalmente un’occasione; se la contraddizione che la realtà pone ai nostri progetti sia, in fondo, una sfida oppure una sfiga1.

 

Questo è quello che ha vissuto Martina.

Quando penso a lei mi viene in mente la sua risata: una risata spassosissima, spesso mi capita ancora di sentirla ed è una risata contagiosa. La sua risata era lo specchio della grandissima voglia di vivere che l’ha sempre contraddistinta e che ha trasmesso a tutti noi che l’abbiamo conosciuta.

Umberto Galimberti ha detto in un’intervista a Radio Deejay: «Io penso che la vita vada avanti a colpi d’amore. Una vita che non è amata è una vita che si spegne».  La vita di Martina è stata una vita piena d’amore e di questo risuonano nella mia testa le sue parole: «L’amore che sto ricevendo è più grande del dolore che sto sopportando».

La vita di Mimmi non si è spenta: è una vita che va avanti a colpi d’amore anche oggi!

Dice Antoine de Saint-Exupéry ne Il piccolo principe: «Quando un mistero è così sovraccarico non si osa disubbidire». Come si poteva quindi rimanere indifferenti di fronte a tanta voglia e fame di vita?

Diego, il papà di Martina, la sera del rosario di suffragio mi ha detto: «Tu le sei stato vicino e adesso hai un angelo in cielo!». Mimmi e la sua famiglia sono un esempio di fede e di come Dio metta alla prova i figli che lo amano, come dice Seneca in De Providentia: «Abbi la stessa chiara idea di Dio; egli non mantiene l’uomo buono in mezzo alle delizie, lo prova, lo tempra, lo prepara per sé».

James Blunt scrive nella sua canzone Goodbye my lover: «You touched my heart, you touched my soul. You changed my life and all my goals» ed è questo è il messaggio che voglio lasciare: sono cambiato, la mia vita è cambiata, la mia fede è cambiata, prego tanto, prego Mimmi tutti i giorni!

Non voglio che si pensi che Mimmi fosse un supereroe: anche lei aveva le sue debolezze, le spiaceva perdere i capelli, soffriva per le terapie, aveva difficoltà nei movimenti…

Ho scelto di iscrivermi alla facoltà di medicina per svariate ragioni, ma l’amicizia con Martina è stato ciò che più ha determinato la mia decisione. Non so quale specializzazione intraprenderò, ma con lei abbiamo sempre scherzato dicendo che avremmo scelto entrambi neurochirurgia.

La mia amicizia con Martina è ancora viva e io le sono sempre più amico.

Scrive Cormac McCarthy in La strada:

Ti parlerò tutti i giorni, sussurrò. E non mi dimenticherò. Per niente al mondo. Poi si alzò, si voltò e tornò verso la strada. Ogni tanto la donna gli parlava di Dio. lui ci provava a parlare con Dio, ma la cosa migliore era parlare con il padre, e infatti ci parlava e non lo dimenticava mai. La donna diceva che andava bene così. Diceva che il respiro di Dio è sempre il respiro di Dio, anche se passa da un uomo all’altro in eterno.

 

Ciao Mimmi!