È arrivato nelle sale a metà gennaio, dopo la presentazione a Venezia 2025, La grazia, il film scritto e diretto da Paolo Sorrentino, che è stato molto sostenuto dalla critica “istituzionale”, con grandi lodi agli interpreti e paginoni sulle grandi testate nazionali.
Come è noto, il film racconta di un Presidente della Repubblica, Mariano De Santis (interpretato da Toni Servillo), con alle spalle una carriera di professore di Diritto, che sta vivendo gli ultimi giorni del suo mandato. È (nella finzione del film) profondamente cattolico, ligio al dovere e un po’ rigido – scopre a metà film che il soprannome con cui veniva indicato dai colleghi è Cemento Armato. Ora si trova di fronte a tre decisioni importanti: se concedere la grazia a due assassini che hanno ucciso per motivi che sembrano avere delle attenuanti, in entrambi i casi si tratta di una “pietà” mal intesa, e soprattutto se firmare una legge che autorizza l’eutanasia. La persona a lui più vicina è la figlia (interpretata molto bene da Anna Ferzetti), altra giurista, che spinge perché lui firmi la legge.
La grazia è un film meditativo, più “serio” e meno folle ed etereo di Parthenope; è un film un po’ lento e senza grandi guizzi, che rischia di lasciare lo spettatore freddo e senza emozioni: gli incassi delle prime settimane sono stati buoni per un film italiano, ma non molto brillanti, anche rispetto a Parthenope, ma è anche un film che nella sostanza gira intorno al tema dell’eutanasia e del rapporto fra agire civile e la propria coscienza. Un film che sicuramente verrà visto da tutta l’intellighenzia, quella che frequenta i salotti buoni, che scrive sui giornali “importanti”, ma anche quella che poi deve legiferare. È meritevole quindi di un dettagliato approfondimento.
In effetti, il tema dell’eutanasia viene presentato e discusso in modo solo apparentemente bilanciato, ma in realtà sottilmente – e per questo molto efficacemente – ideologico: abbiamo un presidente cattolico, che non vorrebbe firmare la legge per motivi di coscienza e addirittura si consiglia con il Papa. Questo Papa è una figura assai bizzarra: un Papa nero, con i lunghi capelli grigi rasta raccolti in una coda, e che se ne va da solo in scooter appena dopo la fine del colloquio in cui ha espresso considerazioni assai fumose.
Ma al di là di questi tocchi surreali, il punto importante è che mentre le ragioni di chi è a favore dell’eutanasia – la figlia del presidente, di cui lui ha grandissima stima – sono ben argomentate, quelle di chi è contro sono totalmente evanescenti e puramente formali. Non a caso, la scelta di farle enunciare in modo super-vago al Papa serve a mostrare che non ci sarebbero motivazioni umane, razionali, per dire no a questa pratica, ma solo una generica legge di Dio totalmente astratta o una formale appartenenza a una istituzione superata ed eterea come la Chiesa cattolica. Nella logica del film, questo punto di vista è bene che rimanga nelle sacre stanze vaticane o al più in una coscienza solo formalmente tormentata per un problema di doppia obbedienza, alla Chiesa da una parte o alla Ragione dall’altra, ma non deve toccare la vita della gente comune.
La mente di Sorrentino non sembra sfiorata dall’idea che se la Chiesa dice no all’eutanasia è proprio per una difesa dell’umano, dagli abusi che ne nascerebbero subito, per esempio dal rendere definitiva una decisione presa in un momento di crisi o di debolezza e i mille altri motivi che fanno dire no a questa pratica. Non ci sono, nel film, medici che dicono come molte volte la richiesta di morire nasconda solo un desiderio di essere rassicurati che qualcuno vuole davvero bene al malato, o che l’apertura di una legge sull’eutanasia porterebbe presto tante persone a voler “togliere il disturbo” semplicemente per non far spendere i familiari, per non essere di peso, o tante altre persone a volersi liberare di qualche parente anziano semplicemente perché è scomodo.
Tutto questo non c’è, ma viene messa in scena solo la dimensione religiosa astratta e vaga: solo il Papa di Sorrentino parlerebbe così e direbbe quelle cose. Come dire: la religione può dire quello che vuole, ma se uno ragiona – e da “Cemento Armato” si trasforma finalmente in un essere ragionevole – non può non essere d’accordo sull’eutanasia.
Date queste premesse, si potrà ben intuire quale sarà nel film la scelta finale del nostro Presidente, che era stato costruito come un uomo molto responsabile, e che stima la figlia più di ogni altro giurista che conosce.
Un film fortemente sbilanciato, quindi, su posizioni che evidentemente sono quelle del regista, e la messa in scena di una (debolissima) voce contraria serve a dare solo l’apparenza di un vero dibattito. Sotto sotto c’è l’idea che la Ragione illuminista e laica sia l’unica ragione. Il resto è rigidità bacchettona o il residuo anacronistico di un tempo passato. Per Sorrentino non serve interrogarsi sui motivi di chi non la pensa come lui. Basta far finta.