Il 18 maggio scorso si è spento, a 76 anni, Franco Battiato, astro di prima grandezza nel firmamento cantautorale. Unanime e condiviso il cordoglio per la perdita di un protagonista originale e giustamente acclamato, che ha lasciato un’inconfondibile traccia nell’immaginario collettivo. Nell’occasione, pochi hanno ricordato il lato esoterico di Battiato, che Luca Gallesi aveva messo a fuoco in un’intervista apparsa nel n. 395 di Sc (gennaio 1994). Riportiamo alcuni stralci di quell’intervista di 27 anni fa, perché è sempre meglio sapere che non sapere.
- Ci sono scrittori e autori che l’hanno ispirata particolarmente? Tutti i grandi mistici. Io, come tanti altri, non sono d’accordo col progressismo nell’arte, e quindi se leggo un libro, magari molto antico, e in esso trovo una guida, vuol dire che quell’autore aveva capito più cose di noi contemporanei.
- Qualche titolo o qualche autore in particolare? Sono tanti. Diciamo che sono un appassionato di sufismo, quindi mi sono interessato a quasi tutti i mistici sufi, e in particolare ai dervisci.
- Eppure, nella sua attività artistica c’è un forte impegno. Non credo che possa esistere – mi scusi se la interrompo – arte senza impegno, altrimenti non è arte.
- Mi riferivo alla sua lodevole – almeno secondo me – iniziativa del concerto per la pace a Baghdad, lo scorso anno. Devo dire che è stato molto giusto, molto gratificante e molto bello averlo fatto
- E il suo giudizio sull’Iran degli ayatollah, preso in giro in un verso di una sua canzone? Trovo che se si esagera si sbaglia, comunque. Mi viene in mente Le rovine di Kash di Calasso, che riprende una storia molto antica, di un popolo che si distrae per un nuovo arrivato e dimentica le sue tradizioni. Il pericolo è quello, non si può pretendere di vietare tutto alla gente.
- Da notizie di agenzia, nei suoi programmi ci sarebbe la visita a Medjugorie. È vero? C’è una novità: l’ambasciatore italiano nella ex-Jugoslavia mi ha appena invitato a fare la mia «Messa arcaica» nella cattedrale di Zagabria. Penso che accetterò questo invito.
- Sempre a proposito di spiritualità, lei ha fondato una piccola casa editrice «esoterica», L’Ottava. Stiamo progettando un rilancio. Io sono un dilettante, non voglio fare l’editore, ma ho due nuovi collaboratori che lavoravano in una casa editrice di Trieste, che sta chiudendo, e con loro ho stilato un programma per i prossimi tre anni. Pubblicheremo due testi sufi davvero molto interessanti.
- Oltre a Gurdieff ci sono altri saggi che la ispirano? Persone che non hanno neanche un nome, persone che ho incontrato in monasteri del Medio Oriente, brevi incontri con uomini straordinari.
- Gurdieff è presente in tutta la sua opera. Senza dubbio.
- Anche nell’ultima sua incisione, Caffè de la Paix, nella presentazione lei descrive un vago ritrovo di intellettuali e scrittori nella Parigi degli Anni Venti. In realtà era il writing cafè, praticamente l’ufficio di Gurdjieff. Sì, ma non volevo dirlo. Il lato divertente era che lui, spesso, quando non voleva parlare con una persona, metteva il giornale al contrario e faceva finta di leggere.
- Secondo Gurdjieff il bene e il male non sono assoluti, ma relativi. Lei è d’accordo? Se la intendiamo come relativi al campo materiale – per materia si intende la periferia – senz’altro. Certo, il divino è al di sopra di tutto, non può avere attorno questa sensazione del corpo.
- Lei ha suonato nel marzo 1989 alla presenza del Pontefice. È stata un’esperienza da lei cercata o accettata? Accettata.
- È stata una esperienza intensa? Per il pubblico, senz’altro.
- Lei non si professa cattolico? No, per niente.
- Però l’esperienza che ha avuto è stata significativa. Perché è stata una bella esperienza; io non avevo una particolare emozione a cantare davanti al Papa, dico la verità. L’emozione me l’ha data quel tipo di ascolto, quel tipo di pubblico.
- Ha più avuto a che fare coi giovani di Comunione e Liberazione che hanno organizzato quel concerto? No. Viaggio su altre strade. Comunque, all’interno della religione cattolica ho delle amicizie molto forti, soprattutto in alcuni monasteri di clausura.
- Secondo Gurdjieff il cristianesimo è antecedente a Cristo e risale all’Antico Egitto… Anch’io sento vera questa cosa. In alcuni libri si parla di una preparazione di Cristo all’interno di alcune scuole esoteriche.
- Qualche definizione di Gurdjieff su cui le chiedo un parere: per esempio quando Gurdjieff paragona la chiesa a una scuola. Secondo Gurdjieff la chiesa non è un tempio né pagano né ebraico ma qualcosa che risale a questa tradizione egiziana, nata come scuola. Sono d’accordo. Nel libro pubblicato nella mia casa editrice, Discepolo, si «annusa» questa verità. E l’autore è stato iniziato in Egitto, dove ha vissuto, a Luxor, per trentacinque anni. E nel libro, secondo me, c’è la traccia chiara di questa scuola «pre-tutto», poiché si parla di diecimila anni fa.
- La Tradizione primordiale? Sì, primigenia.
- A questo proposito, come giudica René Guénon, teorico dell’esoterismo tra i più famosi? Un intellettuale.
- Nella conferenza stampa successiva alla presentazione al pubblico della Messa lei l’ha definita come «la cosa più importante che ho fatto, in cui c’è tutta la mia vita», concorda con la definizione gurdjeffiana della liturgia come processo cosmogonico che ripercorre le tappe della creazione del mondo? Non me la sento di arrivare a tanto, ma sicuramente, per la mia esperienza, posso dire che un certo genere di musica rappresenta uno stato elevato di coscienza; poi ognuno riesce a cogliere e a trasformarla come può. Giorni fa ho letto una definizione di un compositore di musica classica contemporanea al proposito che, per come sono io, mi ha fatto inorridire. Il non riconoscere alla musica come fatto la sua elevazione la sua altezza… ritorniamo a Cage, che diceva: «Aprite la finestra, quella è la musica». No, non è la stessa cosa.
- Concorda con quello che diceva Marius Schneider, etnomusicologo autore di Il significato della musica e Pietre che cantano che parla del suono come origine dell’Universo e come ritmo vibrante presente in tutti gli esseri? Pietre che cantano mi è piaciuto meno. Sì, sono d’accordo, «all’inizio fu un suono».
- Un’altra definizione, sempre gurdjeffiana: i Vangeli non possono spiegare nulla per coloro che non sanno. È vero o c’è la possibilità di avvicinarsi a un testo ed essere illuminati? Lei sostiene di non essere un iniziato, però credo che la lettura e l’incontro con certe persone l’abbiano sicuramente sensibilizzata. Senz’altro.
- Quindi anche per coloro che non sanno c’è qualche possibilità? Credo che sia così, è successo a Nisargadatta Maharaji, per esempio: lui, grande mistico, ha avuto un’illuminazione.
- Potrebbe dare una definizione della sua strada? La via del cuore.
- Una curiosità personale. Lei ha citato in una delle sue canzoni, Es un sentimiento nuevo, «il senso del possesso che fu prealessandrino», è per caso una citazione da Ernst Jünger? Sì, esattamente.
- E Pound rientra nelle sue letture? Non sono un poundiano. Sono tante le cose che mi mancano.
- Un’ultima domanda. Lei parla in una recente intervista di influssi satanici in una parte del rock contemporaneo. Sì, certo, basta guardare i loro messaggi con alcuni simboli satanici; perché un certo rock deve utilizzare certi simboli e dire lode al diavolo, per quale motivo?
- Quindi lei crede al diavolo? Sì, certo, è un’entità che fa fare quello che si vede in giro.