Pubblichiamo di seguito l’invito alla lettura di don Eugenio Nembrini a Ciò che mi sorprende (Ares 2026, pp. 144, € 15) la storia di Marialuisa Sangalli (Mary per familiari e amici, Ponte san Pietro, 1972) che convive da 18 anni con la Sla.
Il libro raccoglie le sue riflessioni scritte con l’ausilio di un pc e degli occhi. Parte come una semplice biografia, ma stupisce quan­do racconta le tappe di una maturazione nella fede e la ricchezza della sua vita interiore, nella progressiva immobilità del corpo. Una testimonianza lucida e credibile sulla ricerca di senso in situazioni in cui il limite si fa evidente. Don Eugenio è fondatore dell’Associazione Quadratini & Carità a sostegno dei malati gravi.

A te che stai leggendo, voglio consegnare alcuni pensieri per accompagnarti nella lettura di questa storia.

Il primo, semplice, è che questa non è una storia, ma una vita, una vita reale, di una donna, sposa, mamma, con tutte le gioie e le fatiche, con tutta la ricchezza del proprio desiderio, con tutta l’attesa, propria di ogni uomo.

Quando si nasce, nel profondo del nostro esserci, siamo tutti uguali, ci viene consegnato un temperamento, un carattere, un bisogno, una curiosità che avranno necessità di tutto il tempo della crescita e della maturità per scoprire e verificare quanto la vita che ti è stata regalata sia un dono straordinario.

Il secondo è legato a uno sguardo spesso deficitario: si divide il mondo reale degli uomini tra caratteri forti e deboli, tra capacità e incapacità, delegando a questi criteri la possibilità di un’esistenza piena, intensa, felice o al contrario un’esistenza sempre triste e mai compiuta.

La vita di Mary non ci dice questo. Il fattore determinante non sta nella forza o nella capacità personale, ma sta tutta nel prendere sul serio il grido che siamo, il bisogno di senso, di infinito che abita da sempre nel nostro cuore. Non smettere mai di desiderare che la vita scopra cosa e chi la realizza pienamente.

Il terzo pensiero racconta di una vita tosta, segnata da fatiche quotidiane che potrebbero mettere in discussione proprio quel cuore che è fatto per la felicità.

La realtà non la facciamo noi! Neanche la malattia, ci insegna Mary, è in grado di strapparci tutto il desiderio di bene che abbiamo. Anzi, paradossalmente, lo amplifica, lo rende ancora più urgente, più desiderabile.

Allora ci inoltriamo a scoprire la vita di questa donna che ha voluto consegnare a tutti il proprio quotidiano, le proprie fragilità, il proprio desiderio, i suoi pensieri non per raccontarci di quanto è stata ed è forte, ma per dirci di una Presenza, di una Vicinanza che rende veramente possibile il cammino umano.

Questo è un libro che ci parla di un Amico presente, vicino, affettuoso… che Mary vorrebbe che tutti potessero incontrare e conoscere.

Don Eugenio Nembrini