Buen camino, regia di Gennaro Nunziante; con Checco Zalone, Letizia Arnò, Beatriz Arjona e Martina Colombari; Italia 2025; 90’.
La recensione è pubblicata anche sul sito www.scegliereunfilm.it, un progetto nato da un’idea di Armando Fumagalli con l’obiettivo di offrire uno strumento di approfondimento del cinema secondo due criteri: la componente narrativa del film e un giudizio radicato nell’antropologia cristiana.
Checco è un ricchissimo cinquantenne, divorziato, superficiale e gaudente, che passa il tempo tra feste e vacanze in barca con la giovanissima fidanzata messicana. Quando Cristal, la figlia quasi maggiorenne, scappa per intraprendere il cammino di Santiago in cerca di se stessa e di un po’ di felicità, il papà parte a bordo della sua Ferrari per recuperarla e riportarla a casa. Non sarà facile però convincere la ragazza che non vuole avere niente a che fare con lui.

Sempre il solito
Zalone è sempre Zalone, sotto tanti punti di vista. A cominciare dalla presa sul pubblico: programmazione a tappeto in tutta Italia, da Natale in poi, e sale piene a tutte le ore del giorno e della notte. Anche la comicità travolgente, capace di strappare risate a ripetizione dall’inizio alla fine del film, aiutata dal ritmo sempre vivace della narrazione, con scene brevi e frizzanti, è sempre la solita.
Dopo cinque anni di assenza dal grande schermo, in questo film si ricongiunge il sodalizio artistico con Gennaro Nunziante che ha firmato la sceneggiatura e la regia di tutti i film del comico pugliese ad eccezione di Tolo tolo, l’ultimo per l’appunto (diretto dall’attore stesso e scritto a quattro mani con Paolo Virzì).
Cambiano i moventi e il corollario famigliare, cambia la consistenza del conto in banca e lo scenario che fa da ambientazione alla vicenda, ma rimane inalterata la mediocrità morale e l’inadeguatezza iniziale del personaggio, che, come una maschera della commedia dell’arte, incarna per eccesso le più infime attitudini umane, deformandole ed amplificandole all’estremo, ma riscattandosi poi nell’happy end commovente che ha fatto storcere il naso a molti critici “impegnati”.
Tra sacro e profano
Come negli altri film, la trama ha anche un risvolto più serio. Dopo Sole a catinelle il comico torna sul tema della paternità, raccontando inoltre in modo efficace e divertente il contrasto tra il sacro e il profano, tra il mondo delle cose alte ed invisibili e quelle delle cose terrene e tangibili.
La storia, come detto, è infatti quella di un cinquantenne figlio di papà, destinato ad ereditare le proprietà di famiglia e insieme ad esse una fortuna, ma che in attesa di quel momento pensa solo a godersi la vita. Almeno fino a quando non si ritrova costretto a correre dietro a sua figlia. La ragazza, infatti, inquieta e alla soglia della maggiore età, è scappata da casa (viveva con la madre ed il nuovo compagno, un eccentrico intellettuale di origine palestinese) in cerca di pace e silenzio per fare ordine nella propria vita. Per Checco è l’occasione per recuperare il loro rapporto (i due non si frequentano da anni) ma non sarà facile perché Cristal è ovviamente delusa dalle assenze e dagli atteggiamenti infantili dell’uomo, che da parte sua deve riscoprire la propria umanità per diventare finalmente un padre.
Dato il materiale umano di partenza, servirebbe un vero miracolo per poter anche solo sperare in un cambiamento e in effetti si può dire che i due da questo punto di vista si ritrovino proprio nel posto giusto: il cammino di Santiago è infatti raccontato con ironia ma verosimiglianza ed il film accende la speranza che in situazioni come quella tutto sia possibile. I temi esplicitamente spirituali non sono approfonditi, ma è molto chiaro, dal film, che le ricchezze più sfacciate non fanno la felicità e non bastano a riempire il cuore dell’uomo, né quello del padre, né quello della figlia. Si potrebbe dire quindi che il film è un efficace controcanto alla cultura dell’apparenza e degli influencer che tanto vanno di moda. E uno dei personaggi più positivi, come si scoprirà, in qualche modo incarna fortemente i valori spirituali e la fede.
Nulla è impossibile
Certo, qualcuno avrà forse storto la bocca per qualche battuta forse sopra le righe ma alla fine a ben vedere Zalone riesce ad affrontare con estrema leggerezza temi importanti, e anche se non si può di certo dire che conosca il “politically correct”, pure questa volta il film è l’occasione per raccontare pregi e difetti di una generazione – innestandosi nella tradizione ininterrotta della commedia all’italiana –, ma lasciando lo spettatore complessivamente ben disposto rispetto alla vita e al futuro, con un finale più che positivo.