I primi a scoprire quella lunga dorsale montuosa che si allungava nel Mediterraneo furono i fenici, poi gli etruschi, e finalmente, dopo un po’ di tempo all’inizio degli anni Trenta, arrivò da Vienna il giovane Fritz Billig con sua moglie Hedy, alla guida della Balilla tre marce e la Leica per fare le foto. Si, è lo stivale, l’Italia, avete indovinato. Introducendo le immagini, lo racconteremo in quattordici capitoli scritti e fotografici, perché le immagini devono essere consegnate al loro tempo, perché anche un paesaggio vuoto in quegli anni aveva un senso, nascondeva o spiegava quando non tutto poteva essere detto. C’erano il nazismo in Germania e il fascismo in Italia, ma in queste foto sono appena intravisti. Fritz è andato a cercare l’Italia che ufficialmente non c’era, ma era quella che nessun regime avrebbe potuto nascondere, modificare, ma sicuramente l’aveva ignorata relegandola nella sua immutabilità, quella del Petrarca – «Italia mia benché il parla sia indarno/ a le piaghe mortali che nel bel corpo tuo si’ spesse veggo» – del Leopardi – «O Italia mia vedo le mura e gli archi e le colonne, …ma la gloria non vedo» – o del Manzoni nella poesia La chiesa di Polenta, l’Italia «de L’itala gente da le molte vite». Nel 1950 Guido Piovene pubblicò il suo Viaggio in Italia, quasi tutta una monumentalità di luoghi e personaggi, e infine Guido Ceronetti. Adesso con le foto di Fritz si racconta un’Italia affollata in città, depressa in periferia e svuotata nei paesi. Fritz ci consegna un’Italia sommessa, limitrofa, né patria né nazione, fatta solo di gente, anche quando non si vede perché le atmosfere appena allusive la rappresentano, come se le foto contenessero il resto in una pausa.

In Germania

1.

1. e 2. Prima di venire in Italia, Fritz viaggia in Germania. Alla frontiera tedesca sul Reno

3. e 4. Scopre dove è capitato. Qualche anno dopo, durante un breve viaggio di lavoro, sulla strada verso Berlino documenta la presenza di cartelli contro la presenza degli ebrei, Juden

4.

5. Ecco Berlino nazista

Testi di Franco Palmieri