«Non dobbiamo avere paura delle parole. Qui non stiamo parlando genericamente di fine vita, qui stiamo parlando di suicidio e stiamo discutendo se le istituzioni pubbliche debbano diventare parte del percorso che conduce una persona a togliersi la vita. Questo è il punto, tutto il resto viene dopo». Nel corso della seduta del Consiglio regionale veneto dello scorso 1° settembre finalmente si è dovuto giocare a carte scoperte, grazie anche al lucido intervento di Davide Lovat, esponente di Resistere Veneto, che ho preferito riportare alla lettera, perché dir meglio di così non si potrebbe. Il concorso nel suicidio di una persona non può infatti essere trasformato in una “procedura amministrativa”, come è tristemente avvenuto lo scorso agosto con la morte di Domenico Zuccarella in Lombardia. In questa circostanza infatti la Regione ha emanato specifiche “linee guida sanitarie” che hanno spianato la strada al primo caso di suicidio assistito interamente gestito e finanziato dal servizio sanitario regionale. Il che è un passo più in là – per quel che significa sotto il profilo culturale – rispetto a quanto stabilito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 242 del 2019, che depenalizza il concorso di chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che essa reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli. Sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate – non dunque direttamente gestite, né tantomeno finanziate – da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente.

E visto che si gioca a carte scoperte, diciamolo chiaramente: prima del Consiglio regionale del Veneto hanno già deliberato, in materia di suicidio assistito, Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna; in Marche, Piemonte, Liguria, Campania, Puglia, Molise e Sicilia il dibattito è già calendarizzato o comunque avviato; della Lombardia si è già detto… Insomma, pare evidente che è in atto una strategia politica (nel senso non alto del termine) che mira a ottenere per via amministrativa, liquidandolo come asettica “procedura”, quel che non si vuole affrontare a viso aperto, vale a dire un serio confronto culturale (preceduto da una seria riflessione super partes) sui fondamentali: chi siamo e che cosa vogliamo. Quale società. Quale umanità.

La questione è tutta qui, semplicemente qui. Lo ricordava papa Leone nell’incontro all’Eliseo con le autorità francesi che ha aperto il suo recente viaggio apostolico nella terra della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità invitando a una «rinnovata fraternità che richiede di imparare ad accogliere la vita senza condizioni, a sostenere la fragilità con tenerezza, ad accompagnare con rispetto e nella fiducia reciproca ogni tappa dell’esistenza, e a difendere con coraggio e compassione coloro che non hanno voce o che non si sentono sufficientemente sostenuti. Per questo ribadisco con forza che la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano […]. Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la tutela della vita di ogni persona umana sono una responsabilità di ciascuno e di tutti, che inizia con una conversione dell’intelletto e del cuore e richiede un impegno reale e disinteressato verso i nostri fratelli e le nostre sorelle»; e ancora, rivolgendosi ai malati nel Santuario di Nostra Signora di Lourdes: «L’orizzonte può apparire cupo, incerto, senza via d’uscita. Ma nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità. Al contrario, è proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale».

Siamo in piena campagna elettorale e si fa una gran chiacchiera di programmi che devono venir prima di eventuali alleanze strategiche. Bene, ci dicano chiaro, quanti aspirano a rappresentarci, qual è il loro programma, se tutelare la vita sempre, soprattutto la vita di chi è più fragile, o trincerarsi dietro la falsa compassione di aiutarlo a morire. E sapremo chi votare.