Dietro la cover di Una vita e un giorno con Francesco Zavatta
Artista contemporaneo riminese, Francesco Zavatta si serve della pittura come mezzo di espressione potente e primordiale. La sua ricerca artistica si concentra su due filoni: il mondo della natura – e in particolare i riflessi dell’acqua – e il mondo dell’urbanità: città, parcheggi, stazioni, aeroporti. Ed è proprio un aeroporto il soggetto principale che dà voce figurativa alle parole di Elisabetta Broli nel suo nuovo libro Una vita e un giorno (Ares 2026).
Abbiamo incontrato Francesco per una chiacchierata.
Da dove nasce l’idea di questa copertina?
Sono stato contattato da Chiara Ferla Lodigiani, l’editor del libro. Chiara mi conosceva da tempo: aveva regalato un mio dipinto a suo marito per un anniversario importante. Lui, pugliese di nascita, stava un po’ soffrendo l’atmosfera milanese così lei gli ha donato un’altra prospettiva di Milano: un mio dipinto rappresentante uno skyline al tramonto. Quando mi ha scritto per proporre una mia opera per la cover di un libro, per me è stata una sorpresa, una gioia! Tra i dipinti della collezione “Linee”, i cui soggetti sono aeroporti, stazioni e parcheggi dove un elemento semplice come una linea (tracciata sulla strada, un cavo nel cielo) può sorprendere con mille sfaccettature, la grafica di Ares Marilisa Galvano ha scelto il dipinto 2019 Aeroporto EasyJet Malpensa per l’intenso contrasto fra il blu e l’arancione del tramonto, e la presenza di una linea che tagliava in due la vista, come di un taglio netto tra passato e presente.
Sei d’accordo con la scelta?
L’aeroporto è molto affine al libro che si apre e si chiude con una scena all’aeroporto, appunto. Trovo però che ci sia un’affinità anche a livello più profondo: l’atmosfera dell’aeroporto al tramonto e una linea arancione di luce che ti viene incontro, sembra voler dare una direzione anche “alla fine” di una vita. È un po’ quello che succede al protagonista, che riceve “una corda a cui aggrapparsi” dopo una vita passata a fuggire.
Quindi, senza fare spoiler, in questa copertina c’è qualche dettaglio simbolico che i lettori potrebbero cogliere meglio dopo aver finito l’ultima pagina?
Assolutamente. Il tema della linea arancione è azzeccatissimo, nel senso che c’è un inizio che parte dal basso e poi arriva fino all’alto di questa linea, che è la linea del tempo del protagonista, di Michele che fa il suo percorso, prende le sue batoste ma poi, grazie all’aiuto di sua moglie Maria che gli fa alzare lo sguardo, rinasce. Quella linea arancione è azzeccata perché accompagna il lettore in questo percorso.
Cosa speri che possa provare un lettore quando vedrà il tuo quadro in copertina, ancora prima di leggere il libro, o addirittura il titolo?
Il mio augurio è quello di provare un po’ di nostalgia e un po’ di emozione per la partenza. Tante volte si esita per la partenza di un nuovo viaggio – e queste sono emozioni che hanno a che fare anche con il romanzo perché si parla tanto di un passato che ritorna continuamente ma anche del coraggio di cambiare il corso della propria vita verso la fine – ma molte volte il viaggio “accende quel fuoco” che permette di andare oltre a una situazione difficile, o a una fase della vita, e rinascere. Il libro di Elisabetta è piccolo, molto raccolto, come un piccolo gioiello, ma permette di fare un percorso importante da cui tutti possono prendere spunto e spero che il mio dipinto in copertina aiuti a fare il primo passo.
A cura di Andrea Bernardini
