Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Una guerra senza vincitori
Geopolitica · Il mondoSc 734

Una guerra senza vincitori

di Fernando Mezzetti

aprile 2022

Fernando Mezzetti è stato corrispondente a Pechino e a Mosca per il Giornale, alla cui fondazione da parte di Indro Montanelli ha partecipato fin dall’inizio. È stato poi corrispondente e inviato speciale da Tokyo e dall’Estremo Oriente per La Stampa. In queste pagine, l’autorevole saggista fa il punto sulla genesi e lo sviluppo della cruenta invasione russa in Ucraina, destinata a modificare la geopolitica dei prossimi anni. La strategia di Putin e dei suoi consiglieri militari si è rivelata fallimentare: doveva essere una guerra lampo e invece il potente esercito russo ha trovato l’indomita resistenza dei patrioti ucraini. Putin può vincere sul terreno, ricorrendo al genocidio, ma ha perso fin dall’inizio i cuori dei combattenti e la partita diplomatica.

Non ha vincitori la guerra proditoriamente scatenata da Vladimir Putin contro l’Ucraina. L’attacco è avvenuto poco dopo che si erano concluse a Pechino le Olimpiadi invernali, un evento festeggiato dal mondo intero ma non a Mosca. Il comitato olimpico internazionale, infatti, non aveva ammesso alla grande competizione la squadra di atleti russi avendo accertato che molti di loro, in varie discipline, ricorrevano al doping. Dalla festosità dei fuochi d’artificio nello stadio dalle mille luci, al rombo delle truppe corazzate che dall’altra parte del mondo irrompevano sul territorio dell’Ucraina sotto un limpido cielo stellato, si compiva una metamorfosi nefasta: nulla sarà più come prima, il mondo non sarà più lo stesso.

Non sappiamo che cosa il mondo sia diventato, e soprattutto che cosa sarà. Per ora, sappiamo quel che vediamo e sentiamo: milioni di profughi in fuga davanti alle bocche dei cannoni, donne e bambini, mentre gli uomini validi, superata la frontiera del paese vicino per portare alla salvezza i loro cari, tornano indietro per andare a combattere per la loro patria guadagnando autentica e piena indipendenza.

Per ora, vediamo scorrere le acque del Dniepr arrossate di sangue, vediamo le babushke, anziane e affaticate, sempre premurose coi bambini, vediamo le vittime dei bombardamenti, migliaia di morti, case in macerie, il pianto di quelli ancora vivi, ma la cui esistenza è distrutta, gli affetti più cari scomparsi; Mariupol martirizzata col suo ospedale sventrato, i reparti di maternità polverizzati per prevenire la nascita di nuovi ucraini che in futuro potranno essere pericolosi; ovunque scenari di guerra come in un set cinematografico, finora visti solo al cinema, artistica finzione in una realtà troppo cruda.

Il seguito è riservato agli abbonati

Studi cattolici per intero: 11 numeri l’anno, l’archivio online e il 20% su tutti i libri Ares. Abbonamento da 80 € l’anno, 29 € sotto i 26 anni.

Questo articolo prosegue nel fascicolo. Con l’abbonamento si legge per intero, insieme a tutti gli altri di Studi cattolici.