Stevenson, voce profetica dell'età vittoriana. Un saggista sorprendente
febbraio 2022 · Quaderno: R.L.Stevenson - L'avventura del cuore
Stevenson non fu uno scrittore per ragazzi, ma una sensibilissima antenna del proprio tempo, quell’età vittoriana intossicata dal positivismo, spaccata dalle ipocrisie e in fragile equilibrio tra tradizione e progresso. È l’idea su cui s’impernia l’illuminante saggio di Paola Tonussi che ha indagato a tutto campo l’opera dello scrittore inglese, dal «chiaroscurato» Master of Ballantrae ai meno conosciuti saggi, caratterizzati da una «voce ironica, confidenziale in una prosa concisa e ben ponderata» e spesso profetici su quelli che si sarebbero rivelati i tic e i «cortocircuiti» del futuro. Del resto, quello che interessava a Stevenson, era «riportare al centro l’uomo, con ragionevolezza e sense of humour, ma anche con lucidità e decisione. Per lui la letteratura non era avulsa dalla realtà, ma vi prendeva parte a tutti gli effetti: essa, infatti, «non è che un tentativo di guardare alla condizione umana con un’ampiezza di visione che ci permetta di sollevarci dalle mere considerazioni sul vivere alla definizione stessa di vita». Paola Tonussi si occupa soprattutto di letteratura dell’Ottocento e del Novecento. Ha scritto su Dickens, Virginia Woolf, Byron, Jamet Frame, Josif Brodskij. Tra i suoi libri spicca la biografia di Emily Brontë pubblicata da Salerno e finalista Premio Comisso 2020.
Il «compromesso vittoriano»: così Chesterton, nell’incantatorio labirinto dell’Età vittoriana nella letteratura, definisce l’atteggiamento dei suoi contemporanei radicalizzato in prassi sociale, politica e morale.
Pur dichiarandosi figlio del proprio tempo, poco prima di lui Robert Louis Stevenson tira con la fionda a quel «compromesso», e ne smaschera convenzioni e ipocrisie. Condivise peraltro da gran parte della società inglese, pronta a vedere nell’industrializzazione esclusivamente una fonte di progresso, ricchezza e sviluppo, e a ignorarne drammatici conflitti sociali, distruzione del paesaggio, ansie e disparità sempre più ampie tra classi sociali.
Per Stevenson si tratta di un «ordine di contrasti che è impossibile conciliare» (Il flauto di Pan): una sorta di «patteggiamento» etico, un’impilata di contraddizioni angoscianti di cui più meno tutti i vittoriani si sono occupati. Dai romanzi di George Eliot e Dickens alla critica estetica di Ruskin, dai versi di Tennyson e Rossetti, per superare quasi il crinale del ’900 con l’ironia di Oscar Wilde o lo sguardo tragico di Thomas Hardy.
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