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Seveso 1976: disastro e speranza. A cinquant’anni dal “caso diossina”
Anniversari · Idee e storiaSc 785-786

Seveso 1976: disastro e speranza. A cinquant’anni dal “caso diossina”

di Federico Robbe

luglio/agosto 2026

Il 10 luglio 1976, cinquant’anni fa, si consumava il disastro di Seveso. Federico Robbe ne ripercorre le ore cruciali, le conseguenze e i violenti dibattiti. Robbe ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano. È autore del libro Seveso 1976. Oltre la diossina (Itaca 2016). Tra le sue pubblicazioni: L’impossibile incontro. Gli Stati Uniti e la destra italiana negli anni Cinquanta (Franco Angeli 2012, finalista premio Acqui Storia); Andreotti e l’Italia di confine. Lotta politica e nazionalizzazione delle masse, 1947-1954 (con P. Gheda, Guerini e Associati 2015); “Vigor di vita”. Il nazionalismo italiano e gli Stati Uniti (1898-1923), (Viella 2018). Attualmente lavora presso una casa editrice.
«Ciò che riguarda Seveso e il compianto fraterno amico Rocca mi fa sobbalzare il cuore». Così mi scriveva il 3 febbraio 2016 Cesare Cavalleri, direttore delle Edizioni Ares e di Studi cattolici. Lo avevo contattato (e poi incontrato) per sondare l’interesse dell’editore su un libro a cui stavo lavorando. A tema i fatti del 1976 a Seveso, ovvero l’incidente alla fabbrica chimica Icmesa, la nube tossica e tutto quel che ne seguì. Nel male, ma soprattutto nel bene. Il «fraterno amico Rocca» a cui accennava Cavalleri era Francesco Rocca, il sindaco di quegli anni. Il libro ha preso poi altre strade editoriali, ma non è questo il punto. Quel che mi pare interessante oggi, a 50 anni dai fatti, è raccontare la storia di un popolo che ha continuato a infondere speranza, senza cedere ai proclami di morte e distruzione che imperversavano all’epoca.
L’incidente e la paura

Sabato 10 luglio 1976. Sono passate da poco le 12.30 quando dalla fabbrica Icmesa, al confine tra Seveso e Meda, si sprigiona una nube causata da una reazione chimica incontrollata. Forma un pennacchio di 50-60 metri con un odore acre «di farmacia o di ospedale», riferiscono alcuni testimoni, e poi si deposita sul terreno.

Nei giorni successivi si manifestano le prime conseguenze: muoiono animali da cortile e da allevamento (circa 4mila in pochi giorni), le foglie delle piante ingialliscono e avvizziscono, i bambini che vivono a ridosso della fabbrica manifestano dei segni sulla pelle, dovuti alla soda caustica presente nella nube.

Il primo ad avere informazioni sull’incidente è il sindaco Francesco Rocca. La sera dell’11 luglio i vigili urbani di Seveso bussano alle porte delle case vicine alla fabbrica e consigliano di non mangiare i prodotti dell’orto.

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