Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Le cose di Afrodite
Le cose di Afrodite

«Le cose di Afrodite». Amore e corpo nella civiltà greca e romana

di Silvia Stucchi

luglio/agosto 2026

Nella Teogonia di Esiodo leggiamo, ai vv. 116-192, un racconto terribile e potente sulle origini degli dèi:

Quando Caos cominciò a differenziarsi e la Notte, unitasi a Erebo, concepì Etere e Giorno, Gaia, la Terra, a sua volta generò Urano; quindi, dopo che da lei nacquero, ancora per partenogenesi, i monti e il mare, Gaia si congiunse a Urano. Nacquero così gli dèi di seconda generazione: i Ciclopi, i mostri dalle cento braccia, e i Titani, fra i quali Oceano, il grande fiume che cinge le terre come una corona d’acqua, e Mnemosine, destinata a diventare un giorno madre delle Muse. Urano, tuttavia, non voleva consentire che questi figli venissero al mondo, e li respingeva nel ventre della madre Gaia, sino a che l’ultimo figlio, Crono, riuscì a salvare sé stesso e i fratelli, mutilando il padre con una falce che Gaia stessa aveva plasmato dalle sue stesse viscere. Il dolore lancinante fece sì che Urano si separasse bruscamente dalla sua compagna, ponendo fine per sempre a quell’unione: da allora cielo e terra sono lontani.

Ma non si trattò della sola conseguenza di quella guerra fra generazioni: dal sangue di Urano nacquero anche altre creature, e dalla bianca spuma del mare, dopo quella cruenta mutilazione, emerse la bellissima Afrodite. Con questo racconto, a tinte invero assai fosche, inizia il nuovo libro di Anna Maria Urso, I Greci, i Romani e… il sesso (Carocci 2025, pp. 168, € 17), ultimo nato nella collana I Greci, i Romani e… diretta da Simone Beta e Tommaso Braccini, che ha esplorato i più vari àmbiti (la medicina, la magia, il simposio, le donne, il mare, il riso, ecc.) della cultura e civiltà antiche. Potrebbe indubbiamente apparire strano che un libro sul sesso cominci parlando di dèi e di sesso degli e tra gli dèi, ma è forse tale rapporto con il mondo divino uno dei tratti più peculiari dell’immaginario antico sul tema, visibile, del resto, già nella terminologia che i Greci e i Romani impiegavano per indicare questa sfera specifica dell’esperienza.

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