Questione di Luce. Dalle Fiandre all’Italia, tra Quattro e Cinquecento
gennaio 2025
«E torniamo sul grande tema, ancora tutt’altro che esaurientemente studiato, degli innesti fra la scuola fiamminga e la scuola italiana. Come, ad esempio, il pittore bresciano Vincenzo Foppa abbia conosciuto il problema della luce fiamminga, non è affatto chiaro. C’era già stato, è vero, un grande pittore che aveva accordato Nord e Sud, Donato de’ Bardi; ma resta ancora indefinita la fisionomia di quello Zanetto Bugatto, che il duca di Milano aveva espressamente mandato nelle Fiandre a perfezionarsi alla scuola di Rogier van der Weyden».
Non avevo messo in conto che varcando la soglia della “bottega” di Carlo Orsi in Via Bagutta dov’è allestita una piccola grandissima mostra a cura di Mauro Natale che titola “Solo una questione di luce” (fino al 31 gennaio) avrei vissuto l’“effetto madeleine” di una caleidoscopica conversazione sull’arte di leggere l’arte che Federico Zeri tenne giusto quarant’anni fa all’Università Cattolica di Milano e che suscitò in me, ma credo in tutti, quella che Giovanni Testori disse «la precisa e rimunerante coscienza di che significhi, ancor oggi, apprendere e imparare». Mi è ritornata alla mente, quella conversazione (e sono andato a ripescarla nel volume che poi la raccolse sotto il titolo Dietro l’immagine), perché mi toccò in carne viva proprio il breve passaggio da cui siamo partiti. Fu per ragioni, diciamo così, autobiografiche: è proprio la misteriosa doucer, infatti, che mi scosse per la prima volta per semplice istinto (l’istinto di un ragazzino) durante un’incursione nella pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano davanti al Cristo in pietà tra due angeli del Bergognone (siamo verso il 1490), l’elemento di quella che nel tempo mi si è precisata come vera e propria cifra interiore di un “umanesimo” tutto lombardo.
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