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No al suicidio assistito per legge. Perchè l’intervento legislativo lo “normalizzerebbe”

No al suicidio assistito per legge. Perchè l’intervento legislativo lo “normalizzerebbe”

di Giovanna Razzano

febbraio 2026

La Toscana è stata la prima regione italiana a disciplinare l’accesso al suicidio medicalmente assistito con la legge regionale n. 16, 14 marzo 2025, che è stata dichiarata illegittima in varie sue parti dalla Corte Costituzionale. Questo studio esamina le sentenze della Consulta sul suicidio assistito evidenziandone i fondamenti, le ambiguità e le contraddizioni, e quali conseguenze pericolose potrebbero derivare sulla vita e sulla salute delle persone più fragili e vulnerabili da una legge parlamentare sul suicidio assistito dal Ssn. Giovanna Razzano è professoressa ordinaria di Diritto costituzionale e pubblico all’Università La Sapienza di Roma e componente del Comitato nazionale per la bioetica. Fra i suoi temi di ricerca vi sono proprio i diritti inviolabili e le questioni bioetiche di inizio e di fine vita. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Dignità nel morire, eutanasia e cure palliative nella prospettiva costituzionale (Giappichelli, Torino 2014); La legge n. 219/2017 su consenso informato e Dat, fra libertà di cura e rischio di innesti eutanasici (Giappichelli, Torino 2019); ha curato il volume: La missione salute del Pnrr: opportunità e prospettive (Jovene, Napoli 2024).

Ancora una volta la Corte Costituzionale è intervenuta in tema di suicidio assistito e, con la sentenza n. 204 del 29 dicembre 2025, ha dichiarato illegittima gran parte della legge toscana che disciplinava una rapida procedura di aiuto medico a morire, configurata come una prestazione del Servizio sanitario regionale. Per la Corte, infatti, quest’ultima è una norma di principio, che spetta al legislatore statale. Per lo stesso motivo la sentenza ha cancellato la disposizione che considerava il suicidio assistito come una prestazione sanitaria “aggiuntiva” rispetto ai livelli essenziali di assistenza. Sono state poi bocciate le norme che imponevano scadenze stringenti per accedere al suicidio assistito, in quanto per la Corte occorre tempo per valutazioni approfondite, per eventuali ripensamenti e per garantire cure palliative efficaci, capaci di prevenire la richiesta di suicidio assistito.

Pertanto, non potrà più essere considerato come un ritardo burocratico, da qui in avanti, il rigoroso esame di eventuali richieste di suicidio medicalmente assistito.

La sentenza contiene, inoltre, alcune affermazioni significative rispetto al ruolo e alle responsabilità del medico.

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