Karl Kraus, che non era certo un bigotto, ha scritto: «Quando brucia il tetto, non serve né pregare né lavare il pavimento. Comunque, pregare è più pratico». È una battuta, ma oggi può essere presa sul serio. Mentre il fuoco divampa nel cuore dell’Europa, che cosa può fare ciascuno di noi? Pregare. È la cosa più pratica, e anche la più razionale: perché la pace richiede certamente il contributo di tutti, ciascuno al proprio livello, ma non bisogna dimenticare che la pace è comunque e sempre un dono di Dio. Dunque, bisogna implorarlo nella preghiera.
Papa Francesco ci ha dato l’esempio più alto. Scavalcando ogni consuetudine protocollare, è andato di persona nella sede dell’ambasciata russa presso la Santa Sede per esternare la sua preoccupazione per il fuoco che sta divampando in Ucraina e, si può ben immaginare, per far giungere a Putin esortazioni e suggerimenti. Contestualmente, il Papa ha indetto per il 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, una giornata di preghiera e di digiuno per la situazione in Ucraina: «Vorrei appellarmi a tutti, credenti e non credenti. Gesù ci ha insegnato che all’insensatezza diabolica della violenza si risponde con le armi di Dio: con la preghiera e il digiuno. La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra».
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