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La ricreazione è finita
Editoriale · EditorialiSc 720

La ricreazione è finita

di Cesare Cavalleri

febbraio 2021

Il tocco scoccato dal presidente Mario Draghi con la campanella ricevuta dal predecessore Giuseppe Conte, secondo il rituale del passaggio dei poteri, ha squillato la fine della ricreazione.

Adesso basta giocare a fare i ministri, adesso basta (speriamo) giocare ai quattro cantoni in Parlamento con deputati e senatori che si spostano sullo scacchiere di maggioranze last minute.

Il governo Draghi è un capolavoro del presidente Sergio Mattarella, il quale ha spiegato agli italiani che non era possibile, al momento, indire le elezioni a causa del Covid e di non procrastinabili impegni internazionali, alla vigilia del semestre bianco del suo finale di mandato. Il presidente ha fatto appello alla responsabilità dei partiti chiamandoli a raccolta per una maggioranza di solidarietà nazionale intorno a una persona di sicuro prestigio come Mario Draghi, con l’esperienza di governatore della Banca d’Italia e di presidente della Banca Centrale Europea. La risposta è stata quasi unanime, con l’eccezione di Fratelli d’Italia per l’insistenza di Giorgia Meloni a perorare le elezioni.

Fine dei giochi. Finalmente si riscopre la decisività della competenza che era mancata ai governi Conte 1 e 2, dilaniati da risse intestine, incapaci di impostare un programma di media e lunga scadenza: basti ricordare che il governo Conte 2, alla fine, è caduto per il paradossale imbarazzo di non saper pianificare in tempi brevi gli investimenti dei cospicui miliardi stanziati dall’Unione Europea. Va dato atto a Matteo Renzi che, con le sue mosse azzardate e forse preterintenzionali, ha fatto cadere un governo manifestamente inadeguato.

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