Jacinta la pelirroja (Jacinta la rossa), del 1929, è la raccolta poetica centrale di José Moreno Villa (Malaga 1887-Città del Messico 1955); centrale in ogni senso, essendo la quinta di undici. La conoscenza con la americana Florence, la Jacinta della raccolta, avviene in Spagna nel 1926, e ispirerà un canzoniere amoroso che, per la novità dei ritmi e del lessico, per il tono anti-sentimentale, per la freschezza della figura femminile che questi tratti compongono, è senza precedenti nella letteratura spagnola; e in cui si riconosce, scrive Vittorio Bodini, «il fresco cinismo delle cartoline catulliane». Il poeta è uno che si stupisce. Non solo del naso dell’elefante si stupisce, ma di una sedia. È uno che ci infila gli occhiali, ci indica continuamente qualcosa, anche la più ovvia e che per questo non si vede più. In un mondo in cui ognuno dimostra – ci prova – il poeta mostra. Vuole insegnarci lo stupore. José M. Villa è stato anche un pittore apprezzato.
Mira, peliculera Jacinta,
mira bien lo que tiene por nariz el elefante.
Mira lo que necesitamos para sentarnos,
mira la casa inmensa que tiene lo que llamamos rey.
Mira esto de dormir, levantarse, dormir y levantarse;
mira la mujer y el hombre que contratan no separarse jamás;
mira el canalla, dueño de nuestro globo;
mira cómo la flor tierna sale del suelo duro;
mira que de los palos de los árboles
nacen comestibles aromáticos.
Mira que del cielo puro nos llegan
agua, rayo, luz, frío, calor, piedras, nieve.
Absurdo y misterio en todo, Jacinta.
José Moreno Villa
Guarda, filmaiola Jacinta,
osserva cos’ha per naso l’elefante.
Guarda cosa ci serve per sederci,
guarda la casa immensa di quello che chiamiamo re.
E la storia del dormire e dell’alzarsi, dormire e alzarsi;
guarda la donna e l’uomo che patteggiano di non separarsi mai;
guarda la canaglia, padrone del nostro globo;
guarda come esce il fiore tenero dalla terra dura;
come nascono dai tronchi degli alberi
commestibili aromatici.
Come dal cielo puro arrivano, per noi,
acqua, fulmine, luce, freddo, calore, pietre, neve.
Assurdo e mistero in tutto, Jacinta.
Traduzione di Marco Stracquadaini





