Il teatro è un approfondimento della vita reale, la sua simbolizzazione. Il compleanno di Harold Pinter, in scena in prima nazionale al Menotti di Milano con la regia di Peter Stein, è uno spettacolo che colpisce per la naturalezza con cui sdogana l’assurdo che permea le nostre vite borghesi.
La solitudine, e il senso di uno smarrimento sempre sul punto di diventare angoscia; l’urgenza di ritrovarsi, e l’impossibilità di trovare codici comunicativi autentici: il teatro di Pinter è celebre per le sue atmosfere ambiguamente allusive. L’azione si svolge normalmente in ambienti chiusi, sui quali incombe il pericolo di un intervento esterno capace di rompere gli equilibri. Un senso d’angustia grava sui personaggi.
Pinter svela il baratro nascosto nelle chiacchiere di ogni giorno. Doppia vita, reale e virtuale: i protagonisti sono incastrati in resoconti ordinari. I meccanismi si ripetono identici, in un continuo gioco di ruoli. La comunicazione è possibile solo se filtrata dalla finzione.
Vuoto esistenziale. Corpi fragili, persi nel nulla, scarnificati con tutti gli orpelli borghesi. Confessioni, sfoghi, frustrazioni. Disordine e grovigli della mente.
Stein, uno dei maggiori registi contemporanei, celebre soprattutto negli anni Settanta per la scelta di testi scomodi e di ambientazioni non convenzionali, stavolta si misura con un testo che va oltre l’assurdo, ed esemplifica più di altri lavori di Pinter il tema della minaccia che ne contrassegna la poetica.
L’ottuagenario Peter Stein sceglie di preservare il testo originale (tradotto da Alessandra Serra), rappresentato la prima volta nel 1958, e dunque ascrivibile alla produzione giovanile di Pinter.
Al centro della pièce, una coppia di sessantenni, Meg (Maddalena Crippa) e Petey (Fernando Maraghini). Essi gestiscono una pensione vicino al mare. A pigione c’è un solo ospite, Stanley (Alessandro Averone), pianista in disarmo in fuga da qualcosa di indefinito. La casa-pensione è frequentata episodicamente da Lulu (Emilia Scatigno), giovane amica di Meg. Pare che Lulu sia l’unica persona capace di strappare Stanley all’isolamento e alle sue elucubrazioni alienanti. Chissà: forse c’è del tenero tra di loro. Intanto si prepara l’arrivo nella pensione di due signori distinti nella forma, ambigui (e viscidi?) nella sostanza. Sono Goldberg (Gianluigi Fogacci), uomo maturo dall’aspetto elegante e gioviale, e Mc Cann (Alessandro Sampaoli) giovane riottoso e servile. L’arrivo di questi uomini in giacca e cravatta scompagina gli equilibri della vicenda. Che deflagra quando cala il buio, durante i festeggiamenti per il compleanno di Stanley.
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