Non archiviamo troppo in fretta le emozioni delle Olimpiadi di Tokyo con le 10 medaglie d’oro, le 20 d’argento e le 10 di bronzo, italiane. Non solo per le straordinarie prestazioni atletiche, ma per le storie di vita che abbiamo appreso dietro ciascuna di esse. La foto di Gianmarco Tamberi che, pochi minuti dopo aver vinto l’oro nel salto in alto, corre ad abbracciare l’amico Marcell Jacobs trionfatore nella gara iconica dei 100 metri, ha fatto il giro del mondo ed è il simbolo di questa Olimpiade.
L’amicizia, già. E la determinazione con cui molti atleti hanno superato i postumi di incidenti, di malattie, di momenti difficili ha dato speranza a tutto un popolo impegnato a ripartire dopo (speriamo) la pandemia, e che già il Campionato europeo di calcio, vinto dagli azzurri di Roberto Mancini, aveva risvegliato.
L’Italia unificata dallo sport vincente? Non dovrebbero essere altri i «valori» identitari? Si accettano auspici e suggerimenti, ma intanto non dimentichiamo ciò che le Olimpiadi hanno fatto scoprire.
Non dimentichiamo Massimo Stano, delle Fiamme Oro di Padova, medaglia d’oro nella 20 km di marcia, musulmano per amore della moglie Fatima Lotfi, marciatrice anche lei, che ha dichiarato: «In gara, la mia forza in più è stata la mia bimba Sophie», nata nel febbraio scorso.
Non dimentichiamo Gregorio Paltrinieri, che ha sconfitto le sequele della mononucleosi vincendo l’argento negli 800 metri di nuoto stile libero, e il bronzo nei 10 chilometri di nuoto da fondo.
Non dimentichiamo Vanessa Ferrari, ginnasta a corpo libero, che a trent’anni, e dopo che la rottura del tendine d’Achille l’aveva tenuta lontana dalle gare, ha vinto un argento che vale oro.
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