Queste pagine di considerazioni sugli orizzonti politici italiani, consegnate alla nostra rivista mentre ancora si svolgeva la campagna elettorale per il voto del 25 settembre, vengono pubblicate adesso che i vincitori già si sono predisposti a un lungo periodo di governo e di potere, mentre gli sconfitti stanno rimuginando sul come renderlo accidentato e breve. Il buonsenso (oltre che il rispetto della pazienza dei lettori, probabilmente annoiati dal profluvio di commenti dei risultati elettorali) ammoniva a non avventurarsi in ulteriori osservazioni sul futuro del sistema politico italiano. D’altronde, la politica internazionale – con i numerosi vulcani che, in maniera improvvisa e pressoché simultanea, hanno ripreso una minacciosa attività sino alla “guerra del gas” in corso – certamente offriva più di uno spunto di riflessione interessante e forse utile a comprendere quanto le vicende domestiche siano in massima parte non solo condizionate dall’arena globale, ma persino anacronistiche e non di rado goffamente inutili nelle modalità del loto abituale svolgimento.
In alcune rare occasioni, tuttavia, è opportuno disattendere le esortazioni del buonsenso. Pertanto, benché dopo una tornata elettorale ogni considerazione sul futuro prossimo rischi di apparire viziata e viziosa, o malaugurante, è sembrato non irragionevole allungare lo sguardo, cercando di capire se lo smottamento del sistema politico-partitico di questi ultimi trent’anni sia arrestabile o almeno arginabile. O se, all’opposto, si continuerà a restare invischiati in quella situazione per cui – rispetto al rapporto tra l’effettiva capacità di governo e le attese o pretese dei rappresentati – poco o nulla può realmente cambiare e migliorare.
Partiti e cartelli
La campagna elettorale ha offerto la dimostrazione ulteriore del deperimento inarrestabile di quelle che a lungo sono state ritenute le principali funzioni di un partito. Di simili funzioni, anzi, gli elettori hanno dovuto constatare (e subire, anche rispetto al ventaglio possibile delle loro scelte e preferenze individuali) lo snaturamento. Uno snaturamento le cui cause vengono da lontano, ovviamente; ma che, complice la dissennata legge elettorale vigente, ha pienamente messo in luce come i fragili e infidi “cartelli elettorali“ – indispensabili sia per coltivare l’aspirazione alla vittoria, sia per esorcizzare il rischio di scomparire dalla ribalta – malamente mascherino la pressoché definitiva trasformazione della politica elettorale in (prevalente) garanzia di mantenimento, o aspettativa di acquisizione, di una posizione parlamentare “personale”.
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