Mensile di studi e attualità · dal 1957
Orizzonti · Idee e storia
di Lorenzo Ornaghi
Numero 740 · ottobre 2022

Queste pagine di considerazioni sugli orizzonti politici italiani, consegnate alla nostra rivista mentre ancora si svolgeva la campagna elettorale per il voto del 25 settembre, vengono pubblicate adesso che i vincitori già si sono predisposti a un lungo periodo di governo e di potere, mentre gli sconfitti stanno rimuginando sul come renderlo accidentato e breve. Il buonsenso (oltre che il rispetto della pazienza dei lettori, probabilmente annoiati dal profluvio di commenti dei risultati elettorali) ammoniva a non avventurarsi in ulteriori osservazioni sul futuro del sistema politico italiano. D’altronde, la politica internazionale – con i numerosi vulcani che, in maniera improvvisa e pressoché simultanea, hanno ripreso una minacciosa attività sino alla “guerra del gas” in corso – certamente offriva più di uno spunto di riflessione interessante e forse utile a comprendere quanto le vicende domestiche siano in massima parte non solo condizionate dall’arena globale, ma persino anacronistiche e non di rado goffamente inutili nelle modalità del loto abituale svolgimento.
In alcune rare occasioni, tuttavia, è opportuno disattendere le esortazioni del buonsenso. Pertanto, benché dopo una tornata elettorale ogni considerazione sul futuro prossimo rischi di apparire viziata e viziosa, o malaugurante, è sembrato non irragionevole allungare lo sguardo, cercando di capire se lo smottamento del sistema politico-partitico di questi ultimi trent’anni sia arrestabile o almeno arginabile. O se, all’opposto, si continuerà a restare invischiati in quella situazione per cui – rispetto al rapporto tra l’effettiva capacità di governo e le attese o pretese dei rappresentati – poco o nulla può realmente cambiare e migliorare.
La campagna elettorale ha offerto la dimostrazione ulteriore del deperimento inarrestabile di quelle che a lungo sono state ritenute le principali funzioni di un partito. Di simili funzioni, anzi, gli elettori hanno dovuto constatare (e subire, anche rispetto al ventaglio possibile delle loro scelte e preferenze individuali) lo snaturamento. Uno snaturamento le cui cause vengono da lontano, ovviamente; ma che, complice la dissennata legge elettorale vigente, ha pienamente messo in luce come i fragili e infidi “cartelli elettorali“ – indispensabili sia per coltivare l’aspirazione alla vittoria, sia per esorcizzare il rischio di scomparire dalla ribalta – malamente mascherino la pressoché definitiva trasformazione della politica elettorale in (prevalente) garanzia di mantenimento, o aspettativa di acquisizione, di una posizione parlamentare “personale”.
Studi cattolici · n. 740 · ottobre 2022
Edizioni Ares · Milano
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