
Due testimoni per mons. Giussani
di Luigi Negri e Giancarlo Cesana
febbraio 2021
(R.C.) Nel 2005 in meno di 20 giorni tra il 13 febbraio e il 2 aprile lasciarono la scena di questo mondo tre grandi protagonisti della Chiesa del Novecento. Nell’ordine suor Lucia dos Santos, la mistica delle apparizioni di Fatima, mons. Luigi Giussani e il santo papa Giovanni Paolo II. Sul fondatore di Comunione e Liberazione, morto il 22 febbraio, di cui è in corso la fase diocesana della causa di beatificazione, le Edizioni Ares pubblicano ora Con Giussani. La storia & il presente di un incontro, dell’arcivescovo Luigi Negri, e Luigi Giussani. Comunione e Liberazione & oltre, del giornalista e scrittore Robi Ronza. Due saggi di impostazione e stile molto differenti secondo le sensibilità degli autori che, tuttavia, hanno scritto entrambi mossi dal desiderio di testimoniare come l’incontro giovanile con il «don Gius», come lo chiamano familiarmente, abbia dato sostanza, in pienezza, alle loro vite. Ne escono due profili molto personali che si completano a vicenda, dando luce chiara anche sul Movimento di CL e il suo carisma fondativo. Riportiamo di seguito l’Introduzione di mons. Negri al suo libro e la Prefazione dedicata al libro di Ronza da Giancarlo Cesana che, per oltre trent’anni, ha affiancato mons. Giussani nella conduzione di CL.
Negri: perché un altro libro
Con questo scritto non intendo certamente presumere di proporre delle indicazioni definitive sulla presenza di don Giussani nella mia vita, quanto suggerire alcune considerazioni che, con il trascorrere del tempo, si sono rivelate decisive per me e per la mia storia. È difficile vincere la tristezza che insorge inevitabilmente ripercorrendo, dopo anni e anni, il cammino compiuto, segnato dai volti di tanti amici e compagni di viaggio; è difficile sfuggire alla tristezza di Leopardi che gli fa dire «e par che dica che la beata gioventù vien meno» (Il passero solitario). Tuttavia, non è questa tristezza che definisce ultimamente la mia memoria: il tempo che passa verifica, rende vero il tragitto compiuto. Si sviluppa, cioè, anche dentro la percezione del cammino che si fa faticoso, che tende verso il suo compimento, una letizia profonda la cui radice don Giussani mi ha ricordato migliaia di volte: «Il mio cuore è lieto perché tu, Cristo, vivi» (cfr. Sal 84,3).
Ho conosciuto monsignor Luigi Giussani nell’ottobre del 1957, quando ho incominciato la prima liceo classico al Berchet di Milano, e sono stato con lui in rapporti di strettissima collaborazione fino a qualche anno prima della sua morte, grosso modo fino all’anno 2000. Piuttosto che ripercorrere puntualmente gli anni di questa straordinaria amicizia, ho inteso, attraverso una riformulazione molto radicale, presentare alcuni dei momenti più decisivi del nostro rapporto, attraverso i quali, oltre alla mia personale esperienza, è stato inevitabile fare riferimento alla struttura fondamentale del pensiero di Giussani insieme al suo movimento, perché il pensiero autentico è insieme struttura e movimento. Se fosse solo struttura diventerebbe ideologia, mentre se fosse solo movimento, si ridurrebbe a quel «prassismo» che ha riempito di illusioni e di delusioni la storia della nostra cultura occidentale.
“I momenti decisivi del nostro rapporto”
Quindi seguiranno, oltre al riferimento ad alcune importanti vicende storiche che hanno segnato la storia del Movimento di Comunione e Liberazione, aneddoti personali e riflessioni di carattere culturale e teologico, in un quadro nel quale questa struttura e questo dinamismo di pensiero e di vita sono profondamente intrecciati, così come lo sono stati sempre nella mia esperienza. Mi soffermerò soprattutto sugli anni degli inizi perché lì si sono poste le basi di ciò che si è svolto in seguito, secondo il susseguirsi di incontri e avvenimenti che certamente non erano neanche lontanamente immaginabili allora.
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