Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Caroline Pagani si esibisce appassionatamente sul palco, con uno sfondo che mostra varie bambole e figurine colorate. Indossa un abito nero con scollatura profonda, gesticolando espressivamente come parte della performance teatrale dedicata a suo…
Caroline Pagani si esibisce appassionatamente sul palco, con uno sfondo che mostra varie bambole e figurine colorate. Indossa un abito nero con scollatura profonda, gesticolando espressivamente come parte della performance teatrale dedicata a suo…
Teatro · Arti e spettacoloSc 761-762

Caroline Pagani racconta il fratello Herbert

di Vincenzo Sardelli

luglio/agosto 2024

Che ingegno poliedrico, Herbert Pagani. Nato a Tripoli nel 1944, morto a soli quarantaquattro anni nel 1988 (ora riposa nel cimitero di Tel Aviv) era un artista ebreo che sosteneva il dialogo tra i popoli e la pace tra israeliani e palestinesi. Aspro censore di chi negava il diritto alla nascita e all’esistenza di Israele, era sensibile alla causa araba; deplorava la Nakba e l’occupazione dei territori; condannava gli eccessi dei coloni israeliani.

Herbert Pagani manca alla nostra epoca. Mancano la lucidità e la forza con cui avrebbe censurato sia i crudeli attentati di Hamas del 7 ottobre, sia la reazione guerrafondaia dell’esercito israeliano.

A Herbert Pagani giunge l’omaggio della sorella Caroline. Lo spettacolo-concerto Per amore dell’amore. Herbert Pagani: Musica, Poesia, Arti visive, lo scorso maggio al Franco Parenti di Milano (a inizio 2025 sarà a Roma all’Auditorium Parco della Musica, poi a Ventimiglia, infine a Parigi in francese), è più di un semplice tributo. È la scultura a tutto tondo di un artista e di un’arte multiforme. È, soprattutto, il ritratto di un uomo e di un sentimento. Un ricordo. Un legame che, a decenni di distanza, rimane inalterato.

Amatissimo in Francia, Herbert Pagani. E può darsi che in Italia non siano tantissimi i suoi cultori. Molti giovani lo ignorano. Per tanti ultracinquantenni è solo un musicista, un paroliere, l’autore di Teorema, tormentone portato al successo nel 1981 da Marco Ferradini. Ma chi lo ha conosciuto, letto, ascoltato anche in maniera epidermica, non può fare a meno di apprezzarlo nella sua totalità.

Caroline ci guida a conoscere la persona e l’artista.

Oggetti, ricordi e canzoni

Il Teatro Franco Parenti diventa una sorta di museo. Sulla scena, un tavolo da lavoro. Dei bicchieri. Un pianoforte sulla destra, suonato da Giuseppe Di Benedetto. Un leggio. Un microfono. Un cavalletto. Tele e telai per dipingere. Legni. Scarpe logore. Scatole con bambole. Marionette. La cornetta di un telefono. Oggetti scenici che richiamano un disordine insondabile. È il brainstorming che avvia il fermento poietico di Caroline, come preludeva al tormento creativo di Herbert.

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