Con sei voti a favore e tre contrari la Corte Suprema Usa ha rovesciato Roe v. Wade, la storica sentenza che nel 1973 aveva affermato il diritto costituzionale all’aborto. La Corte ha restituito la competenza legislativa in materia ai singoli Stati, cioè al popolo democraticamente rappresentato. Vedremo quali saranno le decisioni degli Stati. In ogni caso, il diritto all’aborto non è più un diritto costituzionale.
Immediate le reazioni. Mons. José H. Gomez, presidente della Conferenza episcopale Usa, e mons. William E. Lori, presidente del Comitato per le Iniziative Pro-Life della stessa Conferenza, hanno definito quella di venerdì scorso (24 giugno 2022) «una giornata storica»: «Per quasi cinquant’anni l’America ha applicato una legge ingiusta che ha permesso ad alcuni di decidere se altri possono vivere o morire; questa politica ha provocato la morte di decine di milioni di bambini non ancora nati, generazioni a cui è stato negato il diritto di nascere. Ringraziamo Dio che la Corte abbia oggi ribaltato questa decisione. Preghiamo che i nostri rappresentanti ora promulghino leggi e politiche che promuovano e proteggano i più vulnerabili tra noi».
Il cattolico presidente Usa, Joe Biden, invece, ha deplorato i giudici della Corte Suprema, aggravando i dubbi sulla sua cattolicità e sulla sua intelligenza. Nel Paese, molte manifestazioni femministe contrarie alla sentenza: è penoso vedere con quanto accanimento queste signore lavorano a costruire la propria infelicità.
L’ex presidente Donald Trump, durante un comizio a Quincy, Illinois, ha dichiarato: «La Corte Suprema ha decretato la vittoria della Costituzione, la vittoria dello Stato di diritto, ma soprattutto la vittoria della vita. Questa svolta è la risposta alle preghiere di milioni di persone. Voglio elogiare i giudici per essere stati forti di fronte alle minacce e persino alla violenza, tenendo duro contro estremisti e terroristi».
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