Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
A scuola da Cesare. Nella fucina della redazione

A scuola da Cesare. Nella fucina della redazione

di Aldo Maria Valli

febbraio 2023 · Quaderno: Per Cesare Cavalleri

La vocazione di giornalista di Aldo Maria Valli (Rho, 1958) è nata e cresciuta nei corridoi dell’Ares e con Cesare Cavalleri come rigoroso maestro. Dopo Sc, Valli passa ad Avvenire e poi, dal 1988, in Rai; dal 1996 è vaticanista del Tg3, per il quale ha seguito papa Giovanni Paolo II in circa quaranta viaggi apostolici; nel 2007 passa al Tg1. Autore di diversi servizi per Speciale Tg1, collabora con quotidiani e riviste e ha pubblicato numerosi volumi di saggistica e narrativa. Per tanti anni ha tenuto su Sc la rubrica “Piazza San Pietro”, l’osservatorio sul mondo vaticano.

Caro Cesare, poche ore fa sei entrato nell’altra vita, quella eterna, e io scrivo queste righe sul tamburo, come si dice in gergo nelle redazioni per dire che si scrive a caldo, senza nulla di preconfezionato. Avevi annunciato a tutti, con un articolo su Avvenire, che mancava poco alla fine dei tuoi giorni terreni, ma io mi sono rifiutato di scrivere il tuo coccodrillo, altra voce gergale che sta a significare un articolo scritto in anticipo su una persona che sta per andarsene, così da essere pronti a pubblicarlo al momento opportuno. Come si fa a scrivere il coccodrillo di un amico?

Come vedi, caro il mio Cesare, per questa mia letterina sono partito da due termini del giornalismo, e non poteva essere diversamente. Sei stato tu a insegnarmi il mestiere quando mi hai assunto alle Edizioni Ares e alla rivista Studi cattolici. Anni Settanta del secolo scorso. Volevo fare il giornalista, lo volevo con tutte le mie forze. Venivo dal settimanale locale della mia città, ero specializzato in cronache di basket e tu mi hai fatto diventare redattore di casa editrice e di una rivista culturale: che salto! Ma che bello!

Stare nella vecchia redazione dell’Ares, in via Stradivari, con i pavimenti di legno che scricchiolavano sotto i passi e i libri che foderavano le pareti, per me era un sogno. Fare libri, scrivere su una rivista ed essere pure pagato! Che cosa potevo desiderare di più? Non so proprio che cosa vedesti in quello sbarbatello che ti si presentò tremebondo, senz’arte né parte. Ma ricordo benissimo le tue parole: «Noi qui abbiamo bisogno di gente che abbia voglia di fare. Quindi se ha voglia di fare sei dei nostri».

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