Paul Seixas, l’angelo di Lione. Vent’anni e sedici giorni. Il più giovane a vincere il Giro di Lombardia, battendo il record di precocità di Giovanni Gerbi che trionfò a vent’anni, cinque mesi e ventitré giorni nel 1905, più di cento anni fa. Il più giovane a vincere una corsa “Monumento” (Milano-Sanremo, Parigi-Roubaix, Giro delle Fiandre, Liegi-Bastogne-Liegi, e il Giro di Lombardia) dal 1944. L’ultimo francese a vincere la classica lombarda era stato Thibaut Pinot nel 2018.

Nell’intervista post gara e vittoria, appena sceso dalla bicicletta ha semplicemente detto: «Per ora non realizzo. Sentivo di avere delle gambe spaziali».

Il podio del Giro di Lombardia 2026: Enrik Mas, Paul Seixas e Giulio Ciccone (credit Photobicicailotto)

Alla fine, è nata una stella. Seixas consacra la sua stagione eccezionale con la vittoria in solitaria della Classica delle Foglie Morte. E sabato 10 ottobre era davvero così. Sono stata a vedere il passaggio del gruppo a Malgrate, proprio di fronte a Lecco. La zona del lungolago è stata spazzata da un vento freddo per quasi tutta la giornata e le foglie brune hanno vorticato a lungo per strada. Al traguardo, non sapeva nemmeno cosa fare questo ragazzino di Lione: ridere, piangere, esultare. Il tempo, le vittorie che sicuramente arriveranno, lo “educheranno” alle esultanze. Il tempo è dalla sua parte.

Ma come l’ha vinta questo Monumento. La fuga di giornata era partita presto, con Antonio Tiberi, e due ciclisti già capaci di fare podio al Lombardia: Fausto Masnada e George Bennet. Dietro inseguono Uae Team Emirates-Xrg, Pinarello Q36.5, Red Bull -Bora-Hansgrohe e Decathlon Cma Cgm, le squadre dei favoriti alla vittoria finale: Del Toro, Pidcock, Evenepoel e appunto il ventenne francese Paul Seixas.

Sul Ghisallo (a 60 km dal traguardo di Como), la fuga ha cominciato a essere riassorbita grazie al lavoro della Ef e della Red Bull e alla fine della salita scatto dei tre americani che hanno fatto fuoco e fiamme al mondiale di Montreal di due settimane fa: Brandon McNulty, Quinn Simmons, con ormai iconica divisa a stelle e strisce di campione in linea Usa che ha vinto nel 2023, 2025 e 2026 e Matteo Jorgenson. Questa volta i tre non gareggiano insieme ma per tre squadre diverse, Uae, Lidl Trek e Visma Lease a Bike. Infiltrato tra gli statunitensi c’è anche l’azzurro Christian Scaroni. Il quartetto arriva a prendere fino a 15 secondi di vantaggio, spaventando la Red Bull che insegue con Pellizzari, forse memore proprio della corsa iridata. Il buco con il gruppo di quattro viene ricucito a 45 km dalla linea bianca.

L’azione di scrematura di Pellizzari è stata decisiva fino all’attacco del Civiglio (4 km al quasi 10% di pendenza media), salita dalle rampe molto dure, dove è entrato in azione Paul Seixas che da seduto ha imposto un ritmo infernale – ha battuto di 37’’ il record di ascesa stabilito da Pogačar nel 2022 –che in 4 chilometri, cioè fino alla cima, lo ha portato ad accumulare un vantaggio di circa 25 secondi sugli inseguitori: gli ultimi a staccarsi dalla sua ruota sono stati Giulio Ciccone e Enrik Mas. Il gap è aumentato anche in discesa, poi sul secondo passaggio sulla salita di San Fermo a 5,2 km dal traguardo che alla fine ha tagliato in solitaria con 48’’ su Mas.

A fine corsa Seixas ha dichiarato di aver attaccato prima di quanto pianificato, perché il ritmo a inizio della salita del Civiglio gli era parso troppo basso e quindi: «Potevo reggerlo. Sapevo di aver un buon vantaggio e dovevo solo spingere e ho cominciato a crederci davvero alla fine dell’ultima ascesa a San Fermo»

Per Seixas il futuro è luminoso: è già la terza Monumento della carriera che corre e alla prima, il Lombardia dello scorso anno ha fatto 7° mentre alla Liegi di quest’anno 2°. Si tratta anche della prima vittoria della Decathlon in una Classica, da quando è nata negli anni Novanta, quando si chiamava Chazal. È indubbio che su questo fronte, da quando Decathlon è diventata co-sponsor insieme a AG2R La Mondiale nel 2023, i passi in avanti della squadra siano stati importanti.

Seixas si era già rivelato al mondo nel 2025 con la vittoria della classifica generale del Tour de L’Avenir (il Tour de France riservato agli Under 23), e a luglio è intervenuto lo stesso presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron per perorare la causa del rinnovo del ciclista con la squadra francese, contratto che scade nel 2027. I francesi ci tengono tantissimo.

La prima pagina dell’Equipe che celebra la vittoria. I giochi di parole sono già cominciati.

Quest’anno, al secondo anno da professionista ha vinto la seconda tappa della Volta ao Algarve e fatto secondo della CG, tre tappe al Giro dei Paesi Baschi vincendo tutte le maglie: generale, scalatori, a punti e miglior giovane. Ha vinto la Freccia Vallone ad aprile e conquistato il secondo posto, nemmeno una settimana dopo, alla Liegi-Bastogne-Liegi. Al primo grande giro della carriera, ha chiuso 4° in classifica generale il Tour de France e fatto terzo alla prova mondiale a cronometro a Montreal. Gli unici “fallimenti” quest’anno sono stati il mondiale in linea, in cui è arrivato 15° e il ritiro al Tour Auvergne-Rhone-Alpes a giugno in seguito a una caduta. Livello altissimo per un neo ventenne.

L’unica nota “negativa” è stato, il passaggio a vuoto al mondiale: già il circuito non era del tutto adatto alle caratteristiche di Seixas con un tracciato dalle pendenze e dalla lunghezza delle salite molto meno dure del Lombardia. A fine gara, il francese è stato durissimo con sé stesso nelle dichiarazioni post gara, definendo come un errore da principiante l’episodio dei crampi: «non mi è mai successo di restare vittima dei crampi in gara». Ma probabilmente è stato fin troppo severo. La corsa mondiale ha avuto un andamento stranissimo: è stata vinta da un profilo di secondo piano, Brandon McNulty, Usa che ha indovinato lo scatto vincente e sfruttato nel migliore dei modi il grande lavoro del team a stelle e strisce. La strategia francese è stata invece totalmente fallimentare, con Seixas che si è trovato da solo, a rincorrere e gestirsi, prestissimo.

È vero, su questi ultimi scampoli di stagione ha pesato tanto l’assenza di Tadej Pogačar, vittima di una brutta caduta alla Vuelta a fine agosto. Tuttavia, Seixas sembra lanciatissimo: la vittoria al Lombardia è arrivata con un’azione alla Pogi. È già arrivato il suo erede? La prossima stagione ci sarà da divertirsi, i francesi attendono da troppo tempo il ciclista che possa raccogliere l’eredità di Bernard Hinault, ultimo vincitore francese del Tour, nel 1985, una ferita sempre aperta.