Lo ammetto, quando lo scorso anno è stata battuta la notizia che nell’estate del 2026 sarebbe uscito il nuovo film di Christopher Nolan ho provato sentimenti contrastanti. Da un lato grande entusiasmo perché, da profana del cinema, generalmente i film del regista britannico mi piacciono, dall’altro però una certa inquietudine per la scelta quantomeno insolita del soggetto: l’Odissea di Omero. È la paura, forse il pregiudizio, nei confronti delle letture anglosassoni, se non statunitensi, di pietre miliari della cultura occidentale (è ancora aperta la ferita del drammatico Troy del 2004 o del più recente Cime tempestose), o più in generale del tentativo di rileggere un testo in chiave moderna (che non ha niente a che fare con la sua “contemporaneità”: l’arte è sempre “contemporanea”) o di mettere in bocca ai personaggi frasi o pensieri che un uomo e una donna dell’epoca non avrebbero mai detto o pensato.

Al di là delle polemiche sul film arrivato nelle sale il 16 luglio, abbiamo colto l’occasione per tornare sull’Odissea, il poema del ritorno. Lo abbiamo fatto provando a osservare la storia di Ulisse da una pluralità di sguardi il più possibile diversi, a dimostrazione di come il poema omerico sia trasversale perché parla all’uomo e dell’uomo: dal racconto al cinema, dalla traduzione all’archeologia, alla pedagogia.

Il quaderno si apre quindi con l’intervista di Beatrice Savino a Nicola Crocetti, editore e storico traduttore dell’Odissea di Nikos Kazantzakis, ideale continuazione del poema omerico in 33.333 versi; poi Giuseppe Conte, un poeta che racconta del Poema per eccellenza, del suo difficile rapporto da ragazzo e della riscoperta da adulto. Massimo Cultraro ha curato poi un reportage archeologico dei luoghi reali dell’Odissea, oltre il mito: con tanta Italia al centro e che riporta, con parole di Victor Bérard pronunciate agli esordi del Novecento, la migliore definizione dell’Odissea: «Il più antico dei nostri libri di viaggio e il più veritiero dei nostri libri di avventure».

Non possono mancare le donne: Nausicaa, Circe, Calipso, Penelope, le coprotagoniste dell’Odissea, delicatamente ritratte da Cristina Dell’Acqua. Da qui arriviamo alla scuola: il primo incontro con Ulisse di solito avviene lì, a volte con consapevolezza, a volte no. Marco Erba rilegge alcuni personaggi del mito in chiave pedagogica: da Calipso (l’amore come possesso), Polifemo (l’accoglienza), Circe (il pregiudizio), Eurimaco (la giustizia riparativa) come “maestri” per gli adolescenti di oggi. Torniamo quindi all’inizio: l’Odissea di Nolan. Marco Maderna ha visto per Studi cattolici il film in anteprima: ne è uscito un Ulisse spezzettato, “distruttore” smemorato, ma coerente con la visione del regista, per quello che è inevitabilmente il film dell’anno.

L’Odissea, così come l’Iliade, è il grande poema dell’Occidente, il nostro orizzonte di riferimento. Tutti, prima o poi, ci fanno i conti. Chi a scuola, chi per lavoro, chi solo per svago. Parlarne in modo nuovo è difficile: il rischio di lesa maestà è concreto, così come quello della ripetizione. Tuttavia, la bellezza di questo poema, del lungo viaggio di Ulisse, degli scontri, è sempre attuale, parla di noi, uomini e donne. Come se in fondo rispetto a 3.000 anni fa non fossimo cambiati poi così tanto: perché noi siamo Odissea.