Al di là di quello che sarà decretato l’8 luglio, come vincitore del più ambito premio letterario italiano, vi chiedo, e rispondete sinceramente: ma voi li leggete i romanzi in gara e i vincitori dello Strega? E se sì, quali sono i vostri Premi Strega del cuore?
Cominciamo quindi con la mia personalissima classifica, senza alcuna pretesa di scientificità o di approvazione critica, basata solo su gusti e ricordi personali da lettrice.
- Il Gattopardo (1959), di G. Tomasi di Lampedusa: il primo caso di Strega postumo – l’autore morì nel 1957. Un romanzo storico che ha raccontato e racconta l’Italia di tutti i tempi meglio di tante cronache.
- Le parole tra noi leggere (1969) di Lalla Romano: madre e figlio, legati da un rapporto difficile, conflittuale, pieno di strappi e ricuciture temporanee e parziali, eppure, per molti versi più simili fra loro di quanto non vorrebbero ammettere. Non edulcorato, e con momenti di dolcezza profonda. Seguito ideale: L’ospite, sempre di Lalla Romano, ovvero: quando da madre si diventa nonna.ì
- Il Natale del 1833 (1983) di Mauro Pomilio: nel giorno di Natale del 1833 morì Enrichetta Blondel, amatissima prima moglie di Don Lisander. Pomilio, partendo da questa ricorrenza dolorosa, dedica a Manzoni un romanzo storico pieno di cura e di rispetto, che sarebbe molto piaciuto all’autore dei Promessi Sposi. Da leggere insieme al Quinto Evangelio, sempre di Pomilio, grande libro ultimamente un po’ dimenticato.
- Passaggio in ombra (1994) di Maria Teresa di Lascia: altro Strega postumo, emozionante e dalla scrittura particolare, che racconta le vicende di Chiara e della sua spinosa e particolare famiglia.
- Bella vita, e guerre altrui, di Mr. Pyle, gentiluomo (1995), di Alessandro Barbero: debutto col botto per il Professore di storia più amato del web e della tv. Negli anni delle campagne napoleoniche, il governo dei neonati Stati Uniti manda in Europa a informarsi, ovvero, a fare la spia, il giovane e compito Mr. Pyle: ne vedrà delle belle. Ma ricordiamo anche il secondo classificato, lo struggente (e bellissimo) Nei pleniluni sereni, la vita immaginaria e immaginata, ma possibile, del poeta latino Tito Lucrezio Caro, scritta da un classicista e traduttore di vaglia, Luca Canali (1925-2014)
- Il dolore perfetto (2004) di Ugo Riccarelli: le vicende di due famiglie italiane del Sud si intrecciano, dalla fine del XIX secolo agli anni Cinquanta del Novecento, percorrendo un tratto di Storia italiana di cui ancora siamo figli.
- Canale Mussolini (2010) di Antonio Pennacchi: anche qui l’autore ci cala, attraverso una storia familiare, nella grande Storia, quella della bonifica delle paludi pontine, con in aggiunta il respiro dell’epica. Da leggere con la nuova prefazione Mondadori di Antonio Franchini.
- Cinque storie ferraresi (1956) di Giorgio Bassani: la Ferrara di Bassani è diventata un mito: meno noto del Giardino dei Finzi Contini, ma assolutamente da leggere, Cinque storie ferraresi fotografa gli anni difficili a ridosso e immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale. Per completezza, leggete anche L’Airone e Dietro la porta: sorprendenti.
- Tolstoj (1984) di Pietro Citati: Luciano scrisse nel II sec. d. C. un Quomodo historia consribenda sit (Come si deve scrivere la storia): Citati con questo libro, immenso e bellissimo, ci insegna come si debba scrivere una biografia di un personaggio inafferrabile come Lev Tolstoj: ne nasce un’indimenticabile biografia in forma di romanzo.
- Tempo di uccidere (1947) di Ennio Flaiano: la storia del Premio Strega inizia col botto, con questo romanzo di Flaiano, l’unico della sua carriera di scrittore, ambientato ai tempi della Guerra d’Etiopia. Già il fatto che piacesse molto a Cesare Cavalleri mi aveva incuriosita, e dopo averlo letto, ribadisco: da leggere senza se e senza ma.
E voi, quali sono i vostri Strega del cuore?









