A metà tra il saggio letterario e meditazione sull’esistenza, Uomini, montagne e libri (Armando Editore, Roma, 2026, pp. 124, € 13) si sviluppa attraverso il dialogo con grandi autori della letteratura di montagna – da Buzzati a Rigoni Stern, da Revelli a Corona, fino a De Luca, Cognetti, Vidotto e Messner – facendo emergere un filo conduttore forte: la montagna come spazio privilegiato di formazione morale e spirituale.
Attilio Pasetto non si limita a citare questi autori, ma li intreccia in un discorso coerente, mostrando come, nelle loro opere, l’esperienza dell’alta quota diventi una metafora della condizione umana. La montagna si configura così come luogo di prova, in cui si misurano libertà, responsabilità, memoria e, soprattutto, il senso del limite. È proprio su questo concetto che è strutturato il libro.
Particolarmente incisivo è il passaggio a pagina 114, dove Pasetto richiama la sapienza degli antichi greci: «Chi non conosce il suo limite, tema il destino». Da qui si sviluppa una riflessione molto attuale: il vero problema dell’uomo contemporaneo non è tanto il limite in sé, quanto la perdita della consapevolezza dei propri limiti.
L’illusione di poter superare tutto conduce a uno smarrimento profondo dell’identità. In questo senso, la montagna diventa maestra di misura, ricordando all’uomo che non tutto è conquistabile e che proprio nel riconoscimento dei confini si trova una forma più autentica di libertà.
Un altro aspetto centrale è il valore del percorso rispetto alla meta. Pasetto insiste sul fatto che ciò che conta non è tanto raggiungere la vetta, quanto il cammino condiviso per arrivarci. Questa idea, che richiama una visione umana e comunitaria dell’esperienza, ribalta la logica performativa tipica della modernità: la vetta non è più un trofeo individuale, ma il punto di arrivo di una relazione, di un’esperienza vissuta insieme, fatta di fatica, dialogo e solidarietà.
Lo stile dell’autore è chiaro e incisivo, capace di tenere insieme rigore intellettuale e sensibilità narrativa. Attraverso la voce dei grandi autori e la propria, Pasetto ci ricorda che la montagna non è solo un luogo fisico, ma un’esperienza interiore.
