Acuto osservatore della condizione umana e allo stesso tempo della geopolitica contemporanea, Pierre Lemaitre (Parigi, 1951) ha insegnato per molti anni letteratura e ora è scrittore e sceneggiatore. Con i romanzi dedicati al commissario Camille Verhoeven, tutti pubblicati in Italia da Mondadori (Irène, Alex, Camille, Rosy & John) si è imposto come uno dei grandi nomi del noir francese. Stephen King lo ha segnalato come il migliore autore francese di thriller. Nel 2013 ha vinto il Prix Goncourt con Ci rivediamo lassù (prima ed. it. 2014), da cui è stato tratto un film, primo volume della trilogia completata con I colori dell’incendio (2018) e Lo specchio delle nostre miserie (2020)1.

La saga

Con Il gran mondo (2022), Il silenzio e la collera (2023) e il recente Il sol dell’avvenire (Mondadori 2025, pp. 600, € 24) l’autore prosegue la saga narrativa dedicata al tempo del Secondo dopoguerra, che ha come titolo generale Gli anni gloriosi, nome che viene dato in Francia al periodo della crescita economica.

Il gran mondo inizia a Beirut nel 1948. Louis Pelletier e sua moglie Angèle sono emigrati da molti anni in Libano e hanno avuto quattro figli. Negli anni Venti, Louis aveva acquistato un modesto saponificio trasformandolo nel «fiore all’occhiello dell’industria libanese». Il primogenito Jean, 27 anni, è un uomo senza ambizioni, succube della terribile moglie Geneviève, con la quale si è trasferito a Parigi, dove si trova anche il secondogenito, l’intraprendente François, che sogna di lavorare come giornalista nel quotidiano più importante del momento, cosa che gli riesce. A Parigi arriva anche la fragile e ribelle Hélène, la figlia più giovane, che sembra entrare in un giro di persone poco raccomandabili. Il terzogenito Étienne, idealista, «poeta», decide di seguire il suo amante in Indocina, dove si scontra con una durissima realtà. Tutto ciò mentre i genitori rimangono soli e ignari a Beirut. I figli, uno dopo l’altro, devono fare i conti con amare delusioni e pagare le conseguenze delle loro azioni avventate.

 

Cinismo e lucida follia

Non di rado in effetti i personaggi di Lemaitre sono mossi da rabbia, angoscia o disperazione: si sentono nervosi, irascibili e animati da un desiderio distruttivo. Questi sentimenti si accompagnano spesso a una sessualità disordinata e impulsiva, come nella storia d’amore violenta tra Hélène Pelletier e il professore di matematica Xavier Lhomond o nella storia omoerotica di Étienne Pelletier con il militare belga Raymond van Meulen. Anche le persone sposate, come Geneviève e Jean Pelletier, praticano spesso una sessualità abnorme e si tradiscono a vicenda.

Colpisce il fatto che i genitori non intervengano affatto nelle scelte dei figli e rinuncino nei loro confronti a qualsiasi missione educativa, ma d’altra parte quando si approfondisce il loro passato si intuisce che non sono state persone oneste.

Il rapporto di tutti i personaggi nei confronti della religione è puramente esteriore, formale, quando non di manifesta ostilità:

Étienne non aveva più messo piede in chiesa dalla prima comunione. C’era un nuovo prete, arrivato in parrocchia tre anni prima, nessuno sapeva che faccia avesse, per dire quanto fossero credenti i Pelletier. Nonostante il suo convinto ateismo, però, Angèle aveva deciso che ci sarebbe stata una messa, quindi vada per la messa.

Violenza gratuita?

La violenza è un altro ingrediente forte dei romanzi di Lemaitre: Jean Pelletier in preda a dei raptus di follia uccide una per volta varie ragazze fracassando loro il cranio. La sua vittima più illustre è l’attrice Mary Lampson, trucidata senza nessuna ragione nei bagni di un cinema durante lo spettacolo.

Jean la fa sempre franca, è veloce e agisce quando non ci sono testimoni, eppure in due circostanze le inchieste rischiano di coinvolgerlo: l’omicidio di Mary Lampson e quello, nel volume successivo di una ragazza uccisa su un treno. Queste inchieste sui suoi omicidi, che lui segue sui giornali, costituiscono un fattore che genera suspense.

Da questo punto di vista, effettivamente, Il silenzio e la collera è perfettamente in linea con il volume precedente: ingredienti moralmente discutibili, con vicende altrettanto avvincenti. Alle scene di sesso gratuito qui si aggiungono le dolorose e lunghe vicende dell’aborto clandestino di Hélène. Stavolta siamo nel 1952, data in cui in Francia l’aborto è ancora considerato un crimine, per cui la polizia indaga contro i vari aborti illegali, altro elemento che contribuisce alla suspense. I fratelli Pelletier (uno dei quali è morto quattro anni prima) continuano a impegnarsi ciascuno nelle proprie sfide.

Un salto di qualità

Con il terzo volume della saga, Il sol dell’avvenire, da romanzi di buon livello si passa a un romanzo di livello eccellente. In effetti, agli elementi dei thriller precedenti (forse qui con un pizzico di erotismo in meno), si aggiunge una dimensione di spy story che è particolarmente apprezzabile.

Il protagonista del romanzo Georges Chastenet, agente segreto che opera per conto dell’intelligence francese in Cecoslovacchia e nei Paesi dell’Est, è direttamente ispirato al George Smiley di John Le Carré; e allo stesso Le Carré si ispira la linea narrativa dedicata a François. In effetti Chastenet è come Smiley un uomo estremamente colto che porta a termine le proprie missioni con un’abilità tale da suscitare la completa fiducia dei suoi superiori. Astuto come Satana e incantevole come una donzella del Settecento, Chastenet sta per andare in pensione e svolge in Il sol dell’avvenire il suo ultimo incarico, quello di far fuggire dalla Cecoslovacchia un agente segreto ceco che da anni fa il doppio gioco e fornisce informazioni essenziali ai francesi. Le sue doti più straordinarie sono (e in questo è una vera “fotocopia” di Smiley) una memoria prodigiosa e un’eccezionale capacità nel far parlare le persone. Inoltre, Chastenet sa istruire brevemente ed efficacemente i suoi collaboratori, procurandosene al bisogno e in poco tempo di nuovi. Per Chastenet, però, come per Smiley, non è vero che il fine giustifica i mezzi. Fermo restando che la difesa del proprio Paese è il principio supremo cui si ispira senza riserve, sono invece molte le riserve che nutre sia nei confronti dei Servizi di cui fa parte, sia nei confronti di alcuni suoi capi.

Ideologicamente poi Chastenet è sorprendentemente vicino a Eugenio Corti, che Pierre Lemaitre cita tra le sue fonti a pagina 591 dei suoi Ringraziamenti alla fine del testo. C’è esattamente la stessa visione lucida e disincantata del mondo “oltrecortina”, senza nessuna pietà nella descrizione del sistema imposto ad Est dai sovietici. Peccato però che Lemaitre non condivida con Eugenio Corti né la fede religiosa, né la visione provvidenzialistica, né i principi morali riguardanti la famiglia e la morale personale.

La storia

Stavolta siamo in Francia nel 1959, e i protagonisti sono sempre gli stessi, a parte Chastenet. Louis Pelletier, invecchiato e con problemi di salute, ha venduto il suo saponificio di Beirut e si è ritirato a vivere in campagna, alle porte di Parigi, insieme alla moglie Angèle. Finalmente i due si sono riavvicinati ai figli. Jean è sempre in balia delle sue pulsioni (torna a uccidere ragazze innocenti) e della tirannica moglie Geneviève, madre spietata di Colette, un’adolescente che tende a manifestare squilibri simili a quelli del padre, e di Philippe.

Hélène invece è diventata una brillante giornalista della radio, mentre François, che oltre alla sua carriera in un grande quotidiano nazionale ha fatto anche carriera come cronista televisivo, viene contattato da Chastenet per partecipare a quella delicata operazione di esfiltrazione di una spia a Praga in piena Guerra fredda. Qui per fortuna sono le vicende di spionaggio a prevalere e a impreziosire con esaltanti azioni eroiche Il sol dell’avvenire. Perché la missione, che sulla carta sembra semplice incontra in realtà numerose difficoltà.

Le peripezie sono tali da far temere per la vita di vari personaggi, ma davvero raccomandiamo di leggerle piuttosto che darne qui un banale riassunto. Tra l’altro perché davvero la visione geopolitica dell’autore, non dissimile da quella che ha dato Eugenio Corti in tanti suoi saggi e nel Cavallo rosso, merita di essere conosciuta.

 

 

1 Cfr A. Vannicelli, “Cournut & Lemaitre, astri d’Oltralpe”,  Studi Cattolici, n. 728, maggio 2022.