Nel Vangelo di Luca, accanto alle parabole della pecora smarrita e del figliol prodigo, Gesù racconta ai Farisei una terza storia, forse meno conosciuta, quella di una donna e delle sue dieci dracme, o dramme, dieci preziose monete d’argento (Lc 15, 8-10). L’improvvisa sparizione di una dracma porta scompiglio e sofferenza alla donna, che subito accende una lucerna e inizia la sua minuziosa ricerca. Una volta ritrovata la moneta, poco lontano da dove era stata smarrita, la gioia della donna è grande, tanto da volerla condividere con amiche e vicine.
Questa è la stessa gioia del Signore davanti al ritrovamento di un’altra forma di ricchezza: la fede nei peccatori. Chi ritrova la fede perduta è dunque per Gesù quella moneta preziosa andata smarrita, non importa che sia solo una dracma, la donna dà valore a ognuna delle sue dieci monete, così come Dio ha lo stesso interesse per ogni individuo.
Il ritrovamento della moneta rappresenta quindi l’equilibrio e l’ordine ripristinati, tutte le dieci dracme sono tornate alla donna così come tutti i figli sono tornati al Padre.
È da questa parabola che trae ispirazione la collana della casa editrice indipendente Calamaro Edizioni. Questa nuova raccolta, chiamata appunto “la dracma perduta”, è un felice tentativo di ritrovare e riproporre al pubblico di lettori opere brillanti, agili e acute, spesso assenti o non sufficientemente valorizzate nell’editoria italiana.
Sono quattro i titoli che ad oggi compongono la giovane collana: Il dramma della passione di Armand Godoy, titolo inaugurale della collana, De profundis clamavi di Charles Baudelaire, La solitudine delle donne di Gérard D’Houville, pseudonimo della scrittrice e poetessa Marie de Régnier, e La crociata dei bambini di Marcel Schwob, «fine ventriloquo dell’animo infantile». Quattro autori che scrivono in lingua francese, tutti nati nella seconda metà del XIX secolo – a eccezione di Baudelaire (1821) – a pochi anni di distanza l’uno dall’altro.
Il direttore editoriale di Calamaro Edizioni, Riccardo Fiore, affida la cura dei quattro titoli alle mani di Nicola Muschitiello, quel poeta e traduttore che per Calvino possiede una «vera voce», voce che il lettore Calamaro ritrova nelle introduzioni ai volumi, guida preziosa alla scoperta delle opere e dei loro autori, così come nelle traduzioni dal francese, curate con sensibilità e rigore.
Un’elegante sobrietà
La collana si presenta fra le mani del lettore sotto forma di piccoli volumi in brossura dalla forma quadrata, un formato sicuramente agile e versatile. La sensazione è di avere fra le mani un piccolo opuscolo, quasi che fosse un programma teatrale. Essenzialità sembra essere la parola d’ordine. Il sottile cartoncino bianco avorio che costituisce la prima e la quarta di copertina è adornato da una sottile cornice bordeaux che richiama il colore del titolo, in stampatello maiuscolo. Nessuna immagine a corredo, nessuno sfondo, solo il nome dello scrittore e il titolo dell’opera. Le uniche immagini presenti nei quattro volumi sono i volti degli scrittori nelle primissime pagine che sembrano presentarsi al lettore accogliendolo per accompagnarlo nella lettura. La sobrietà, l’eleganza e la pulizia delle pagine lasciano spazio ai contenuti che non necessitano di ornamenti per creare interesse e fermare l’attenzione.
L’ombra della morte e la luce della fede
Ognuna delle quattro opere è distinta ma allo stesso tempo accomunata alle altre. Con parole e accenti diversi, la fede cristiana e la speranza nella dottrina cattolica permeano i quattro volumi della collana di Calamaro Edizioni; ma non solo: anche le vite degli scrittori, ognuna con i suoi trascorsi, si legano inscindibilmente alla fede, sentita ed espressa da ciascuno in modo unico e personalissimo. La luce della spiritualità si incontra inevitabilmente con l’ombra della morte che aleggia, più o meno manifesta, in tutte e quattro le opere. Un duello tra forze incomprensibili in cui la morte però non ha mai la meglio.
L’opera poetica in tre atti di Armand Godoy, Il dramma della passione, racconta, appunto, la passione e la morte di Cristo. Calamaro Edizioni sceglie di tradurre e pubblicare la terza e ultima parte, sorprendentemente originale e poeticamente straordinaria: si tratta di una «richiesta generale di risurrezione» a Gesù da parte di personaggi «realmente o idealmente evangelici […] ed “elementi” della natura e del tempo, fisici e metafisici». A queste richieste segue un inspiegabile silenzio da parte del Signore, indicato graficamente da continui punti di sospensione. Gesù spezza il proprio mutismo solo alla tenera domanda di un Bambino: «Posso dormire, sicuro di vederTi quando mi sveglio?». Davanti a tanta innocenza infantile una rassicurazione paterna: «Sì, sì, puoi dormire. Io risusciterò».
Anche Baudelaire, il poeta cosiddetto maudit – che, a detta del sopracitato Godoy, rientra nel novero dei “veri poeti” che sono tutti inevitabilmente maledetti – è messo in luce in “la dracma perduta” per i suoi aspetti più fortemente religiosi, tra loro contraddittori e che abbracciano in sé «lo strazio, la ribellione, la blasfemia e la preghiera».
Le testimonianze parlano al lettore della complessità del rapporto baudelairiano con la spiritualità, spesso ambiguo e paradossale ma sempre presente, perché come il poeta stesso scrisse nei suoi Journaux Intimes «Dieu est le seul être qui, pour régner, n’ait même pas besoin d’exister» (Dio è il solo essere che, per regnare, non ha neppur bisogno d’esistere). La scelta di inserire il De profundis clamavi, titolo che riprende il Salmo 130 “De profùndis clamàvi ad te, Dòmine”, intende dunque riportare attestazioni della complessa spiritualità dello scrittore e poeta francese, il suo viaggio in bilico tra Dio e Satana, come lo ha definito Marcello Veneziani, attraverso quella morte che «consola e dà la vita» (La morte dei poveri).
E poi lei, la “Suora Notte” di d’Annunzio, Marie de Régnier, conosciuta col nome di penna Gérard d’Houville. Tredici poesie, tredici occasioni di penetrare nell’animo di una donna, di una «femmina», alla sua ultima stagione, che si vede sfiorire, diversa e distante da quella lei bambina che ora giace «morta in fondo a me». È sola nel buio, con il suo cuore indomito e parla al Padre, alla Madre, agli amici di gioventù, ripercorrendo i momenti di gioia, di terrore, di tenera inconsapevolezza. Anche la morte è un’interlocutrice silenziosa: «Lo vedi che è tutto pronto: pallida e nuda / come sono, potrai falciarmi come un grande fiore». E dopo questo dialogo ecco la Preghiera, quello slancio dell’anima verso il cielo e la grazia perché «non tutto è promesso al silente nulla».
A completare il mosaico di testimonianze di fede davanti al baratro della morte, “la dracma perduta” si impreziosisce ulteriormente con La crociata dei bambini di Marcel Schwob. La fede, «cieca e furiosa» è nei cuori di settemila bambini e bambine che nel 1212 dalla Francia e dalla Germania si riuniscono e insieme si preparano a un viaggio santo: «Siamo partiti per le strade, per andare verso Gerusalemme. […] Voci bianche ci hanno chiamati nella notte. Chiamavano tutti i bambini». La marcia per la liberazione dei luoghi santi si interrompe per sempre tra le onde, in un mare divoratore che restituisce piccole ossa bianche e che papa Gregorio IX supplica per riavere i suoi bambini, mentre i sopravvissuti sono ormai prigionieri dei nemici. Schwob ricostruisce questo tragico episodio, a metà tra storia e leggenda, dando la parola a loro, i piccoli protagonisti, e a quei due Papi – Gregorio IX e Innocenzo III – che, insieme a un lebbroso e a un goliardo, sono i meravigliati testimoni dell’irruente fede dei bambini che, nonostante la tragica fine, sopravvive e arriva fino a noi.



